http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1367513041.jpgI dipendenti pubblici sono accomunati da un fatto, i loro stipendi sono stati “congelati” da Giulio Tremonti. Le difficoltà di bilancio imponevano di bloccare tutti gli aumenti programmati e le contrattazioni in corso.
Da qualche giorno c’è una categoria di servitori dello Stato che potrà considerarsi più uguale di altre. I magistrati italiani potranno contare su un aumento delle proprie spettanze pari al 5,9 per cento, una vera manna di questi tempi. Sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì è stato pubblicato un decreto del presidente del Consiglio dei ministri intitolato: “Adeguamento stipendiale e indennità del personale della magistratura ed equiparati”. Il Dpcm era stato firmato l’8 marzo dal presidente del Consiglio Mario Monti di concerto con il ministro della Giustizia Paola Severino e con il ministro dell’Economia Vittorio Grilli.
In base alla legge 448 del 1998 gli stipendi, l’indennità integrativa speciale e gli assegni fissi e continuativi delle categorie di personale statale non contrattualizzato sono adeguati di diritto annualmente in ragione degli incrementi medi calcolati dell’Istat, conseguiti nell’anno precedente dalle categorie di pubblici dipendenti contrattualizzati sulle voci retributive. Nel 2010, il ministro Tremonti aveva deciso di stoppare gli aumenti indicizzati con una norma inserita in un decreto legge. Documento che – una volta convertito – ebbe l’effetto di intervenire su tutti gli stipendi della pubblica amministrazione, dal bidello al direttore generale degli Esteri.
La Corte Costituzionale con sentenza dell’11 ottobre 2012 dichiarò illegittimo l’articolo che conteneva queste misure, il mancato aumento venne considerato “punitivo”. Per uno strano paradosso giuridico, chi si trova sprovvisto di contratto di lavoro – magistrati, diplomatici, prefetti e appartenenti alle Forze Armate – viene ad essere avvantaggiato rispetto a chi può contare su relazioni sindacali e contratti di diritto privato. Per i primi basta una semplice leggina e si arriva ad un aumento, i secondi devono aspettare che l’Aran riceva le direttive da parte di Palazzo Chigi.
L’amministrazione della giustizia ci regala anche una nuova “assurdità”, i pubblici ministeri potrebbero essere destinatatari di un trattamento di favore riguardo la loro valutazione ed i conseguenti avanzamenti di carriera. Una decisione del Csm ha imposto di negare la possibilità che i giudici diano valutazioni dei pm, atto arrivato a seguito di un quesito proposto dai capi degli uffici giudiziari di Milano. Il nuovo assetto “finisce per produrre un’ulteriore forma di intangibilità, anche se nasce dall’esigenza in sé condivisibile di evitare che tale valutazione operi anche al contrario, ossia dai pm verso i giudici, con una forma di condizionamento, ben più grave e preoccupante, poiché proveniente da una parte processuale, dunque potenzialmente incidente sulla libertà del giudicante”, come segnalato in una nota dell’Unione camere penali.
Le storture sembrano non causare nessuna reazione negli indignati in servizio permanente. Eppure, sarebbe il caso di prendere posizione, anche sull’amministrazione della giustizia.
Fonte: www.rinascita.eu

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