Arianna Ciccone: «Il nuovo giornalismo? Nasce dalla rete...»

http://www.ilfuturista.it/images/stories/INTERVISTA/ariannaciccone2.bmpArianna Ciccone, ideatrice insieme a Christopher Potter del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, è una potenza della natura, appassionata e dotata di sana cazzimma, o per dirla con lo Zanichelli in mano “di simpatica faccia tosta napoletana”. Quella, per capirci, che ti fa fare tutto, pure il Festival, partendo da niente. Perché, ci tiene a dirlo, «io e Christopher siamo due outsider che grazie ai social network hanno contattato il top del giornalismo internazionale».

 

Come fate a metterlo in piedi?

L’organizzazione del Festival è un po’ anomala, è davvero un evento 2.0, nel senso che non c’è un comitato scientifico che decide nel chiuso delle stanze. Il Festival nasce dalle incursioni di chi è interessato al tema. Senza social network il Festival non ci potrebbe essere, per due motivi.

 

Noi non abbiamo un budget pubblicitario da capogiro, l’unica possibilità di promozione a costo zero è la rete, il passaparola. Il secondo anno, quando abbiamo inaugurato l’esperienza coi volontari, a settembre abbiamo lanciato la news che cercavamo persone e a Dicembre ci sono arrivate mille richieste da tutto il mondo. Quindi senza la rete non saremmo vivi! L’altro motivo riguarda i contenuti. Tutti i nostri contatti li prendiamo sui social network. L’avvocato di Julian Assange l’abbiamo cercato su Twitter, se non avesse avuto quel profilo non avremmo saputo come agganciarlo. Gli irraggiungibili li conosciamo su Facebook! e così la nostra incoscienza dell’inizio è diventata premiante.

 

Il Festival parla di attualità e del futuro del giornalismo. C’è qualche pioniere digitale che rappresenta già l’informazione di domani?

Noi abbiamo sempre parlato di giornalismo digitale. Il Festival è nato nel 2006 e solo nella prima edizione abbiamo affrontato il giornalismo in senso classico. Poi, la rivoluzione. C’è stato il ribaltamento, il tema chiave è diventato il giornalismo web. Oggi ci sono esempi già in atto di giornalismo futuro. È molto innovativo il Guardian e tra i non mainstream OWNI (http://owni.eu/ ) è davvero interessante, la direttrice viene dalla Francia e sarà a Perugia per parlarcene. Poi PDF, il Personal Democracy Forum (http://personaldemocracy.com/ ), è la prima volta che viene in Italia. Ne siamo contentissimi, per noi il festival è un luogo aperto.

 

Eppure sono nate polemiche perché ci sarà Alfonso Signorini…

Noi invitiamo tutti, anche Signorini, che viene a confrontarsi con Fiorenza Sarzanini. Non chiamiamo i giornalisti per assecondare la loro posizione, ma per metterli e metterci in discussione, tutti. Il Festival è confronto. Per esempio, non ho avuto timore di raccogliere le firme contro la finta notizia della assoluzione di Mills, che invece era stato prescritto, data da Minzolini, di andare in Rai e scaraventargliele sul tavolone. Però se Minzolini viene al Festival io sono contenta, sarebbe una meraviglia un dibattito con lui sul senso del servizio pubblico. Fantastico! Il Festival è un’occasione per smontare dei meccanismi, per tirare fuori tutti dalla scatoletta della televisione. Non è di sinistra o di destra, ma di chi viene, di chi se lo prende. Ferrara, per esempio, ha rifiutato l’invito, dicendo che il Festival non è il suo luogo elettivo. Ma allora quale è? Radio Londra, parlare da soli? Va bene!

 

L’obiettivo del Festival, allora, è la partecipazione, il coinvolgimento?

Il senso di venire al Festival è essere ispirato. Due anni fa, sia Julian Assange che Daniel Domscheit-Berg, l’altro fondatore di Wikileaks che oggi si è allontanato e ha aperto Openleaks, sono venuti. Ci hanno dato i bigliettini da visita, un cimelio, e ci sono foto bellissime con loro in mezzo al pubblico. Al Festival puoi incontrarci Seymour Hersh, qua ha fatto la lectio magistralis e poi è andato a pranzo con i ragazzi del pubblico.

 

Il giornalismo italiano non sembra, nei fatti, un mondo così aperto, in grado di mettersi in discussione. Cosa ne pensi dell’esonero di Flavia Perina?

Flavia Perina è stata epurata perché sono cambiati gli equilibri politici. La sua vicenda è un esempio del male di questo paese. Non si guarda ai contenuti: la direzione della Perina ha fatto del Secolo una testata di riferimento, cosa che prima non era. Però non c’è stata una valutazione di merito. Sono contentissima di avere la Perina al Festival, è una testimonianza, la sua è stata una direzione formidabile, in grado di dialogare, di aprirsi. Insomma, dobbiamo prendere posizione, farci sentire per migliorare questo paese. Così è nata anche Valigia Blu (http://www.valigiablu.it/ ). dalla comunità che si era creata su Facebook, e funziona parecchio, perché mi sento più contenta come cittadina. Funziona meno a livello di risultati, la politica è un muro di gomma, ma non dobbiamo rinunciare. Per esempio abbiamo lanciato l’iniziativa contro la nomina di Romano, inquisito per mafia e corruzione: gli facciamo mail bombing, per dire che come Ministro non lo vogliamo. L’importante è che da qui a 20 anni potremmo rispondere alla domanda: ma tu che hai fatto? ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Autore: Federica Colonna

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