Arcimboldo, genio bizzarro. Le sorprendenti "teste" costruite con ogni varietà di frutta, ortaggi, oggetti

http://blog.lamiaombra.it/wp-content/uploads/arcimboldo%20in%20mostra%20amilano.jpgAveva libera entrata a palazzo giorno e notte. "Palazzo" vale a dire la corte imperiale degli Asburgo a Vienna e Praga. Lui, Giuseppe Arcimboldo, se ne vantava – a buon diritto – con gli amici. Anche di essere "di famiglia" per Rodolfo II, del quale peraltro lasciò un ritratto, unico nel suo genere, che avrebbe potuto offendere un modello meno di spirito, dal momento che il naso è una pera, le guance due grosse pesche, le palpebre baccelli di piselli, i baffi cetrioli, il mento un riccio di castagna, la capigliatura una scomposta composizione di pampini, frutta e spighe. È il celeberrimo "Rodolfo II in veste di Vertunno" una delle opere chiave della mostra "Arcimboldo – artista milanese tra Leonardo e Caravaggio" aperta al Palazzo Reale di Milano fino al 22 maggio.

Il fatto è che Arcimboldo quando arrivò a Vienna (1562) era già celebre. Non si comprenderebbe altrimenti la sua chiamata alla corte degli Asburgo da parte del principe, poi futuro Imperatore, Massimiliano II. Nato a Milano nel 1527 (e lì morto nel 1593), discendente da un ramo cadetto della famiglia aristocratica degli Arcimboldi (da cui il suo nome spesso citato al plurale), figlio di Biagio, pittore della Veneranda Fabbrica del Duomo, Giuseppe incominciò a lavorare nella bottega paterna. Nel 1549 lo si trova impegnato nel disegno dei cartoni per le vetrate del Duomo, poi nel Duomo di Monza, per un monumentale affresco e a Como, per i cartoni di arazzi nel Duomo.

E già si "parla" di lui. Lo storico Paolo Morigia lo cita come «... pittore raro, e in molte altre virtù studioso, e eccellente; e dopo l'aver dato saggio di lui, e del suo valore, così nella pittura come in diverse bizzarrie, non solo nella patria, ma ancor fuori, acquistossi gran lode... ». Dove per «diverse bizzarrie» c'è da scommettere che abbiano avuto un posto di rilievo le caricature fisiognomiche rese celebri dal soggiorno milanese di Leonardo, al quale Giuseppe Arcimboldo viene accostato addirittura come "il Leonardo degli Asburgo". È infatti pittore, poeta, filosofo, ingegnere, inventore, appassionato cultore di piante e animali rari, organizzatore e regista di eventi, cerimonie, fe- ste di corte, per i cui regali partecipanti disegna i costumi.

Un filo conduttore ancora più evidente si legge nel "libro di pittura" del genio da Vinci: «Se vogli far parere naturale un animal finto, diciamo, che sia uno serpente, piglia per la testa d'un mastino o braco, e occhi gli occhi di gatta, e per l'orecchie d'istrice, e per lo naso di veltro, e ciglia di lione, e tempie di gallo vecchio, e 'l collo di testudine d'acqua». Parole che parrebbero un "vademecum" per un quadro di Arcimboldo.

I suoi dipinti sono veri cataloghi di elementi naturali, tanto più interessanti in quanto erano gli anni in cui arrivavano da terre lontane piante sconosciute in Europa che attraevano studiosi e collezionisti. E la precisione e conoscenza dell'Arcimboldo sono tali (nella sua "Primavera" si contano 80 piante diverse) da essere accolte negli archivi del celeberrimo naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi.

Dopo la gloria e gli onori del suo tempo – gli Asburgo lo nominarono Conte di Palatino, riconoscimento molto raro per un artista – la fama di Arcimboldo ebbe lunghi anni di oscurità. Difficile, in epoca classica e anche nel romantico Ottocento, prendere sul serio i faccioni grotteschi costruiti con ortaggi o pesci d'ogni specie. Le tele di Arcimboldo giacevano nei depositi dei musei come "scuola di Leonardo". Finché Alfred Barr, direttore del MoMa di New York, nel 1936 lo riesumò inserendolo nella mostra "Fantastic Art, Dada, Surrealism". Fu subito successo.

Oggi, secondo Sylvia Ferino-Pagden – direttrice della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum di Vienna e curatrice della mostra milanese e del favoloso catalogo Skira – Arcimboldo è il pittore che più attrae l'interesse dei visitatori, dopo la Gioconda di Leonardo. La mostra di Palazzo Reale non deve dargli dunque più alcun lustro. Vuole però rendere l'Arcimboldo al suo contesto di origine, portare omaggio ai suoi esordi milanesi. Con una importante novità, quasi uno scoop: accanto ai popolari "ritratti", alla serie delle Stagioni (1555-73), alla testa reversibile con canestro di frutta, all'inquietante truce profilo costruito con ogni sorta di pesci, crostacei e molluschi, ora, per la prima volta, vengono esposte le Teste composte di Monaco, che precedono di qualche anno la partenza di Arcimboldo per Vienna, solo da poco ritenute autografe. La mostra è così uno sguardo a tutto tondo sull'avventura artistica di quello che fu, senza dubbio, il più dissacrante, spiritoso, originale pittore di tutti i tempi.

Un percorso affascinante

La mostrasi divide in nove sezioni. Le prime due sono dedicate ai poli principali della cultura artistica milanese del Cinquecento: il genio di Leonardo e le grandi officine artistiche. La terza è dedicata ad "Arcimboldo a Milano", con le opere giovanili del pittore e dei suoi maestri. La quarta invece è dedicata all'illustrazione naturalistica in Italia e in Europa.

La quinta offre le più spettacolari "Teste composte", ovvero "stagioni ed elementi", dipinte in più varianti dopo il 1563. La sesta ospita la "pittura ridicola", con strepitosi disegni di figure grottesche, e la settima introduce alle feste di corte. L'ottava si concentra sul ritorno di Arcimboldo a Milano, e presenta un "Autoritratto" del 1587. Chiude la mostra la sezione sulle "teste reversibili". ( Fonte: www.gazzettadelsud.it/ Autore: Carla Maria Casanova)

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