" Another Year". La recensione

Ciò che colpisce maggiormente dell’ultimo film di Mike Leigh, Another Year, è l’assoluto realismo: delle vicende, dei dialoghi, dei costumi, degli ambienti.
La famiglia di Gerri e Tom è una famiglia comune, come quelle che tutti noi conosciamo o di cui facciamo parte.
Loro stessi formano la coppia che tutti gli innamorati aspirano a diventare: una solida coppia over sessanta, ancora unita, che vive in una casa calda e accogliente, aperta a tutti gli amici.
Tom e Gerri - buffo accostamento di nomi perché i due fanno tutt’altro che punzecchiarsi l’uno con l’altra - coltivano con amore il loro orto attraverso il susseguirsi delle stagioni che, a sua volta, scandisce la narrazione.

Conducono una vita tranquilla, divisi tra le visite di Mary - collega di Gerri, insofferente e sempre pronta a piangere addosso alla sua devastata vita sentimentale - il weekend con l’amico Ken - che avverte l’avanzare degli anni come una spada di Damocle e si sente prigioniero della routine - e il figlio Joe che, dapprima infelice perché tutti i suoi amici si stanno sposando mentre lui è ancora solo, presenta a sorpresa la sua nuova ragazza, Katie, che è una ventata d’aria fresca nella casa dei genitori, oppressi dall’ingombrante presenza di Mary.
E proprio lei, Mary, anima comica del film, svampita, stravagante, giuliva ed esilarante: ma sostanzialmente sola. Una donna che dipende dalla sua amicizia con Gerri e Tom, che ha una cotta per Joe, più giovane di lei di dieci anni, che manifesta ostilità quando conosce la sua fidanzata e da allora viene allontanata.
E nel momento in cui la frequentazione con i suoi amici viene meno, si ritrova spaesata, in un abisso di solitudine con il quale, alla fine, deve fare i conti.

Another Year, un altro anno che passa senza che la vita di Mary subisca cambiamenti significativi.
La macchina da presa indugia sul suo sguardo vacuo, sul suo volto pensieroso e impaurito. L’occhio del regista si insinua nelle vite dei protagonisti, svelandone gli stati d’animo con grazia e delicatezza, senza portare alla commozione ovvia e senza suscitare noia.
Va reso senz’altro omaggio al lavoro della costumista perché Jaqueline Durran, già collaboratrice di Mike Leigh - per il cui Il segreto di Vera Drake vinse un BAFTA - ha fatto un lavoro egregio caratterizzando Mary con abiti sgargianti e sempre inappropriati alle occasioni, e Gerri con uno stile sobrio e un guardaroba fatto di ampie bluse dai toni caldi che valorizzano il suo volte dolce e comprensivo.

Si potrebbe dire che il film di Mike Leigh racconta quello che potrebbe raccontare una telecamera nascosta, con in più la grazia della sua regia e la fotografia che incornicia i sobborghi di Londra e l’orto coperto di brina. Another Year è un film intriso di realismo e poesia al tempo stesso, in cui i lunghi silenzi, gli abbracci e le lacrime, ricordano da vicino Segreti e Bugie, pur allontanandosi dalla lentezza che, a suo tempo, rese il film un po’ meno digeribile. ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore. Daria Castelfranchi

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog