" Ancora sulle monete complementari, da Bretton Woods a Nantes" di Francesco Cancellato

http://sphotos-c.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/207266_1003440160865_981_n.jpgQuesto articolo è dedicato a chi sghignazza quando sente parlare di valute locali, complementari all’Euro o al Dollaro. A chi ne parla come fossero puro folklore localista, retaggio di un’Italia medievale e borghigiana, refrattaria alle regole della finanza e della globalizzazione. A chi è convinto che le uniche due possibili strade attraverso cui uscire da questa crisi siano quella di puntare tutto sull’Euro o quella di uscirne, quella dell’accettazione acritica e incondizionata di tutte le norme, i dispositivi, le imposizioni della finanza globale, e quella della loro sovversione. Questo articolo racconta la storia di chi sta provando ad imboccare una terza via. 

 

Jean Marc Ayrault, ad esempio. Navigato politico francese, socialista, che il neo Presidente Francoise Hollande ha voluto come Primo Ministro. Per accettare questo incarico, lo scorso 21 Giugno Ayrault si è dimesso da Sindaco di Nantes - lo era dal 1989 - e da Presidente della Comunità di Aggregazione di Nantes - Metropole. Non l’ultimo degli scemi, quindi, né tantomeno un retrogrado o un localista. 

 

Qualche tempo prima delle elezioni presidenziali e delle sue dimissioni, Ayrault contatta due economisti italiani. O meglio, contatta Massimo Amato, 48 anni, filosofo e professore di storia delle crisi finanziarie presso l’Università Bocconi di Milano, che aveva trascorso due anni a Nantes in qualità di assistant professor all’Institut d’Etudes Avancéès. Nel 2009, Ayrault aveva letto “Fine della finanza, da dove viene la crisi e come si può pensare di uscirne”, libro ignorato in Italia, ma tradotto in molte lingue straniere, che Amato aveva scritto col collega quarantenne Luca Fantacci, che in Bocconi insegna storia e scenari economici internazionali. Si tratta di due eretici bocconiani, insomma, le cui idee affascinano Ayrault. Soprattutto - rieccoci al punto - quelle relative alle valute complementari. 

 

Piccolo ripasso: dagli anni ’80 ad oggi, si stima che siano state sviluppate circa 5000 monete complementari, in almeno 50 Paesi del mondo. I modelli di sviluppo sperimentati sono molteplici: si va da banconote reali messe in circolazione, a transazioni eseguibili solamente online; da economie fondate sullo scambio del tempo o sul baratto a valute che hanno addittura un appoggio bancario. Amato e Fantacci credono che l’utilizzo e la diffusione di tali monete possano cambiare in meglio le regole del gioco finanziario. Scrive Fantacci che ”una finanza locale, denominata in una moneta locale complementare all’euro, consentirebbe di togliere anche le comunità territoriali dalla morsa dei mercati globali, in modo che possano riacquistare una reale autonomia politica, senza rinunciare all’apertura verso l’esterno. Altrimenti continueremo a sacrificare ogni comunità in nome della Comunità Europea, salvo poi sacrificare la Comunità Europea in nome del mercato globale”. 

 

Sono anni, insomma, che Amato e Fantacci studiano e promuovono le valute locali e Ayrault dà loro la possibilità di crearne una, a Nantes. I due professori cominciano a lavorarci partendo dalle idee di uno dei più importanti economisti del ‘900, John Maynard Keynes, che nella conferenza di Bretton Woods dopo la seconda guerra mondiale propose il Bancor quale moneta internazionale complementare alle valute nazionali e la Clearing Union, una camera di compensazione tra crediti e debiti degli Stati. Modello, questo, che l’allora Comunità Europea effettivamente adottò: l’Europa, uscita stremata dalla seconda guerra mondiale, aveva infatti già divorato decine di miliardi di dollari di aiuti dagli Usa sotto il Piano Marshall, senza trarne particolari benefici. Invece di chiedere altri aiuti economici, i Governi europei applicarono le idee di Keynes e idearono uno strumento per consentire ai paesi europei di farsi credito a vicenda, in modo da consentire loro di ricominciare a investire, produrre, scambiare e consumare. L’Unione Europea dei Pagamenti, questo il nome di tale strumento, entrò in vigore nel 1950 e in soli otto anni portò al miracolo economico italiano e quello tedesco, al raddoppio del commercio in Europa, alla triplicazione di quello con gli Stati Uniti, alla liberalizzazione degli scambi, all’inizio di uno spazio economico comune, integrato e bilanciato.

 

La moneta che Amato e Fantacci hanno pensato per Nantes si chiama “bonùs” e funziona esattamente come l’Unione Europea dei Pagamenti. C’è una banca, il Credit Municipal, di proprietà del Comune, che fa solo servizio pubblico e non ha interessi privati. E’ il Credit a tenere i conti degli scambi fra le imprese e fra queste e i privati, i quali, nell’idea di Amato e Fantacci, avranno lo stipendio diviso tra euro e “bonùs”. Esempio: immaginiamo che tre imprese aderiscano al circuito. Aprono un conto corrente presso il Credit Municipal senza depositarvi nulla. Immaginiamo quindi che l’impresa X acquisti una merce che ha il valore di 100 euro dall’impresa Y. Sul conto corrente dell’impresa X ci sarà un addebitamento di 100 “bonùs” su quella dell’impresa Y un analogo credito. Qual è il vantaggio? Che con questo credito di 100 “bonùs” l’impresa Y potrà immediatamente procurarsi merci per l’ammontare di 100. Potrebbe farlo dall’impresa Z, che in tal caso, si  troverebbe con un credito di 100 da investire a sua volta nell’acquisto di altri prodotti o servizi. O anche dalla stessa impresa X ed in quel caso la compensazione annullerebbe i precedenti crediti e debiti senza nessun esborso di denaro, senza alcuna intermediazione tra banche commerciali, senza alcun ritardo nei tempi di pagamenti. Intendiamoci: tale strumento non rappresenta né la fine dell’Euro né la fine delle banche. Solo, permette alle imprese di usare l’Euro per gli scambi in cui realmente serve e il “bonùs” in quelli in cui l’Euro non serve a nulla. E, soprattutto, come riflette Amato, serve a togliere alle banche il monopolio di qualcosa che non è loro: il denaro. 

 

Tutto questo, cari scettici, per dire che la moneta complementare, che si chiami Wir, Scec, Brisol Pound, bonùs o Lombard è una cosa comunque seria. Che se volete sentire buffonate passate da chi dice che si possa abolire l’IMU o sgravare le imprese dall’abnorme pressione fiscale che grava sulle loro casse senza che qualcun altro ne paghi il prezzo. Piuttosto, il prossimo anno sarà importante acquisire la consapevolezza che per sopravvivere al mercato bisognerà imparare - per dirla con le parole di Fantacci - a non considerarlo come l’autocrate totalitario descritto da Koestler, “che ha sempre ragione, purché non si metta mai in dubbio la sua parola, anche se dovesse dichiarare ad ogni istante una verità nuova”. Dovesse succedere, auguri! Perchè vorrà dire che sarà un anno migliore di quello appena trascorso. 

 Francesco Cancellato

(pubblicato  su "Il corriere artigiano del lodigiano" del 22 Dicembre 2012)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog