" Anche la filosofia scende in piazza per tornare a pensare nelle agorà " di Sara Zanon

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/agora_200_190.jpgCampo dè Fiori a Roma è stato teatro del rogo, ordito dalla Sacra Inquisizione, contro il filosofo, accusato d’eresia per “gli infiniti spazi e universi possibili”, Giordano Bruno. Come ogni giallo che si rispetti, la filosofia (che della ricerca è prima madre e poi sorella) è tornata sul luogo del delitto per dire la sua in termini d’indagine. Quest’anno all’ombra della statua che ricorda Bruno e sotto la sua supervisione “spirituale” si succederanno dei dibattiti sul tema della filosofia, come pratica sociale e metodo di riflessione. Il progetto “Filosofia in Piazza” promosso dal CRIF e patrocinato dal comune di Roma si articola, infatti, in una serie di dibattiti.

 

I confronti avverranno ogni sabato sera per tutto il mese di settembre. Ci sarà una ricerca filosofica su temi diversi che verrà facilitata da esperti. Introspezioni ad alta voce che vedranno come autentico protagonista il filosofo che è in ognuno. La prima serata in piazza si è aperta con l’attrice Silvia Nebbia che ha letto i versi di Trilussa sulla verità. A partire dalla verità i partecipanti hanno, così, potuto intervenire seguendo al contempo la discussione grazie al supporto visivo di un maxisxchermo. Parallelamente, ma all’interno dello stesso percorso, diversi studiosi hanno ravvivato la tavola rotonda tenutasi a Palazzo Valentini e coordinata da Alessandro Volpone dell’università di Bari: Ermanno Bencivenga dell’università di Irvine, in California, Lucio Saviani dell’università la Sapienza di Roma, Maura Striano e Giuseppe Ferraro dell’università Federico II di Napoli e Walter Kohan dell’università statale di Rio de Janeiro. Quale senso hanno queste manifestazioni di piazza? Socrate ha inventato- a partire dallo “spazio” dell’agorà di Atene- il dialogo filosofico come metodo per cercare la verità in relazione a situazioni che danno luogo a problemi. Ciò che veniva tramandato dalla tradizione iniziava- all’epoca di Socrate- a essere messo in discussione, problematizzato. Socrate ebbe il merito di cogliere- primo tra i primi- questo sentire comune. Egli fece sì che ciascuno parlasse agli altri a partire da se stesso. Il dialogo socratico unisce- oggi come ieri- individui che avrebbero avuto altrimenti contatti superficiali o del tutto artificiali. Superficiali e artificiali sono i contatti che riguardano l’apparire, quelli in cui gli individui si mascherano dietro idee prese da altri, dietro il loro stato sociale o dietro la loro funzione. Dialogando, invece, i cittadini “ateniesi d’oggi” si pongono questioni e provano a risolverle. Questo perché il regime democratico è il terreno della libera espressione di pensieri diversi, divergenti, contradditori. Il dialogo socratico consiste nel mettere l’uno di fronte agli altri individui, chiedendo loro d’utilizzare il discorso come mezzo per il loro desiderio di comprensione. La piazza filosofica diventa così il migliore dei teatri possibili. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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