Anche i maiali piangono

La disperazione silenziosa di un mammifero intelligente

 

Quello che stanno scoprendo i ricercatori è sconvolgente. Sembra che molte di queste creature somiglino a noi molto di più di quanto non si possa immaginare. Gli animali sentono il dolore e la sofferenza, conoscono lo stress, l'affetto, l'eccitazione, e persino l'amore.

Alcuni studi della Purdue University negli Usa sul comportamento sociale dei maiali hanno dimostrato, per esempio, che questi si deprimono facilmente quando sono isolati o se è negato loro di giocare con gli altri. La carenza di stimoli mentali e fisici può portare al peggioramento della loro salute e ad una crescente incidenza di diverse malattie.

L'Unione europea si è presa a cuore questi studi mettendo fuori legge i porcili al chiuso isolanti e ordinando che entro il 2012 vengano sostituiti da porcili all'aria aperta. In Germania, il governo sta incoraggiando gli allevatori di maiali a dare ad ogni maiale 20 secondi al giorno di contatto umano e due o tre giocattoli per evitare che litighino fra loro.

Tratto da J. R. "Il Secolo Biotech" (Baldini & Castoldi, 1998) ed "Ecocidio" (Mondadori, 1992)

Il disastro ambientale ed ecologico

 

Mucche, maiali, pecore e polli hanno guadagnato il dubbioso onore di essere annoverate tra le peggiori minacce ambientali, secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura (FAO).

La relazione, intitolata “ La lunga ombra del bestiame”, afferma che l’industria dell’allevamento degrada l’ambiente, contribuendo all’effetto serra, all’inquinamento delle riserve dell’acqua, e distruggendo la biodiversità. In sintesi il settore è « uno dei principali contributori ai più seri problemi ambientali, su scala locale come su scala globale».

 

Gli autori inoltre avvertono che ci si aspetta, entro il 2050, il raddoppio della domanda di carne nel mondo; l’impatto dell’industria del bestiame deve quindi essere dimezzato, se si vuole evitare l’aggravarsi dei suoi effetti nocivi. Il dato forse più impressionante della relazione è che il settore dell’allevamento è responsabile del 18% delle emissioni globali di gas serra, più che i trasporti, che ne emettono il 13,5%.

 

Che l’allevamento di bestiame sia un problema per la qualità della nostra aria è cosa nota. La Fao è arrivata ad affermare che inquina di più allevare mucche che guidare auto. In particolare, il settore zootecnico è responsabile del:
1) 9% di CO2 derivante da tutte le attività umane inquinanti,;
2) del 65 % dell’ossido nitroso da attività umana, che ha 296 volte il Potenziale di Riscaldamento Globale (GWP) del biossido di carbonio (CO2), la maggior parte generato dal letame;
3) del 37 % del il metano da attività umane;
4) 64 % dell’ammoniaca che contribuisce alle piogge acide.

 

L’orrore degli allevamenti industriali: zootecnia o nazismo?
Negli allevamenti i maiali subiscono un " trattamento particolare": da piccoli vengono castrati senza anestesia perchè altrimenti, da adulti, la loro carne assumerebbe un sapore troppo forte per i palati degli amanti del prosciutto. Poi viene tagliata loro la coda e limati i denti: lo stress degli allevamenti intensivi fa impazzire gli animali che hanno comportamenti psicotici aggressivi e senza questi " accorgimenti" si
morderebbero la coda reciprocamente.

 

L’etologia
I più avanzati studi di etologia hanno osservato e dimostrato che il maiale è il mammifero più intelligente e sensibile; le sue capacità di apprendimento, incluso il linguaggio umano, sono superiori a quelle di una cane: un cucciolo di maiale ben presto impara il proprio nome, riconosce gli esseri umani, distingue oggetti e rumori, mostra più capacità ed abilità nel gioco di un bambino di tre anni.

 

La follia umana: patologie da maltrattamento
Le infezioni alimentari ( le cosiddette "food-borne diseases") e in generale le malattie associate ai metodi di produzione del cibo stanno diventando sempre più comuni, negli ultimi anni: le definiamo come "patologie da maltrattamento" in quanto sono tutte dovute ai metodi usati negli allevamenti industriali, che hanno come scopo solo il profitto ed ignorano il benessere degli animali.
Possono essere suddivise in quattro categorie:
• avvelenamento dei cibi per contaminazione batterica;
• malattie che nascono negli allevamenti industriali e causano epidemie di proporzioni enormi, diventando minacce reali o potenziali per la salute umana (dalla Foot and Mouth Disease e la BSE, all'influenza aviaria, alla febbre suina);
• il pericolo della resistenza agli antibiotici tra la popolazione umana;
• rischi per la salute causati dall'inquinamento da deiezioni di acqua e aria.

 

Intossicazioni alimentari
La stragrande maggioranza degli eventi di intossicazione alimentare è causata dai prodotti animali. Le principali fonti di patogeni causa di intossicazioni alimentari sono due:
1) la contaminazione da feci dei prodotti animali durante il processo di macellazione e 2) cibi che sono stati a loro volta contaminati da prodotti animali. [PCRM2003]

 

La concentrazione del bestiame in recinti ed enormi capannoni per l'allevamento di polli e per l'allevamento di maiali, causa le infezioni e ne promuove la diffusione. L'OMS stima che in Europa circa 130 milioni di persone siano colpite ogni anno da intossicazioni alimentari e dichiara: " Il rischio maggiore sembra essere la produzione di cibo animale. E' da lì che nascono i pericoli più gravi per la salute, per esempio le contaminazioni da Salmonella, Campylobacter, E.coli e Yersinia". [Pretty2002]

 

Gli animali provenienti dagli allevamenti intensivi spesso arrivano al macello ricoperti di feci, aumentando così la probabilità di contaminazione durante la macellazione e il successivo confezionamento.

 

Il modo in cui è organizzato il lavoro nella maggior parte dei macelli per i polli, ad esempio, diffonde sistematicamente i patogeni da un animale all'altro. Questo avviene specialmente nelle vasche per il risciacquo comune delle carcasse di pollo, colme di un'acqua che si trasforma ogni volta in una
miscela settica, che gli addetti ai lavori chiamano "zuppa di feci". [Behar1994].

 

Migliaia di animali sono stipati in allevamenti industriali antigienici e sovraffollati, e gli antibiotici vengono aggiunti ogni giorno al loro mangime. Ogni anno vengono somministrate 11.000 tonnellate di antibiotici agli animali, negli USA, che ammontano al 70% del totale di antibiotici prodotti ogni anno, e a otto volte la quantità usata per curare le persone. [Union2001]

 

 In un'inchiesta di un comitato della House of Lords del Regno Unito, si legge: " Esiste una minaccia continua alla salute umana derivante dall'uso imprudente degli antibiotici negli animali. [...] Potremmo dover affrontare la disastrosa prospettiva di ritrovarci nell'era pre-antibiotici". [House1998]

 

 Mangiamo le deiezioni degli animali da allevamento
Si stima che nei soli Stati Uniti, gli allevamenti intensivi generino 260 milioni di tonnellate di deiezioni animali all'anno. [USDA2001] I contenuti e derivati di queste deiezioni comprendono metalli pesanti, antibiotici, batteri patogeni, nitrogeno e fosforo, oltre a polveri, muffe, endotossine batteriche e gas volatili, tutte sostanze che minacciano la salute umana. Dato che i costi per il trasporto delle deiezioni sono proibitivi [Sharpley1998], questi materiali vengono solitamente immagazzinati presso gli allevamenti e poi diffusi sui terreni circostanti, creando rischi per la salute pubblica. Quando i contaminanti contenuti nelle deiezioni animali si infiltrano nelle sorgenti sotterranee di acqua potabile, la quantità di nitrati nelle acque può raggiungere livelli pericolosi. [EPA2005] I microorganismi che si trovano nelle deiezioni animali, come il cryptosporidium, possono essere molto pericolosi per la salute.

 

Per esempio, dopo un violento temporale nel 1993, un focolaio di cryptosporidium nell'acqua potabile ha causato 100 morti a Milwaukee e fatto ammalare altre 43.000 persone. Se la presenza di questi microorganismi supera il livello di guardia, non solo emergono grossi rischi per la salute, ma si devono anche cercare fonti alternative di acqua potabile.

 

Autore: Jeremy Rifkin,
Presidente della Foundation on Economic Trends a
Washington. E' autore di "Il Secolo Biotech" (Baldini & Castoldi, 1998) ed
"Ecocidio" (Mondadori, 1992)

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