Amnesie: la memoria perde colpi già a 45 anni

http://cuidatusaludcondiane.com/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/memoria1.jpgPrima del primo capello bianco, per uomini e donne, arriva il declino cognitivo, la perdita di funzioni del cervello che già a partire dai 45 anni fa rilevare alcune inefficienze nella memoria breve e nella capacità di ragionamento. Diventa, quindi, la 'mezza eta» e non più i 60 anni, la soglia dell’inizio dell’invecchiamento del cervello. L'anticipo di tre lustri è stato decretato dai risultati di un imponente studio condotto dall’University College di Londra.

Gli uomini e le donne tra i 45 e i 49 anni coinvolti nella ricerca sono stati sottoposti a test di memoria, ragionamento e padroneggiamento del vocabolario e hanno fatto registrare un calo del 3,6% delle funzioni cognitive, rispetto alla fascia d’età più giovane. Una situazione che è pure peggiorata con l'aumentare degli anni: -9,6% negli uomini tra i 65 e i 70 anni e -7,4% nelle donne della stessa età.

Ad ospitare la ricerca che ha coinvolto oltre 7.000 inglesi seguiti dai ricercatori per dieci anni, (il campione comprendeva tutti dipendenti pubblici di diversi gradi gerarchici) è stato l'autorevole British Medical Journal ed è facile ipotizzare che questi risultati apriranno un dibattito sull'anticipo, di almeno 15 anni, delle azioni di prevenzione per la demenza senile e l'Alzheimer, considerato anche l’aumento dell’aspettativa di vita in molti Paesi, soprattutto occidentali.

I primi 'intoppì, da un punto di vista clinico, nel cervello di un quarantacinquenne interessano «le capacità esecutive che implicano destrezza e velocità nel prendere decisioni e la memoria a brevissimo termine – afferma all’ANSA, Niccolò Marchionni, past president della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia – . Ma queste capacità sono compensate da un aumento della ponderatezza, dovuta all’esperienza. Per questo e per le migliorate condizioni di salute, gli anziani di oggi sono più 'smart', in condizioni migliori rispetto a venti anni fa».

«In futuro, la ricerca deve identificare le determinanti del declino cognitivo e valutare la misura in cui gli esiti sono modificabili – si legge nello studio guidato da Archana Singh-Manoux – . Un cruciale passo successivo sarà quello di determinare la finestra d’età in cui gli interventi di prevenzione sono più vantaggiosi».

Alcune indicazioni sono già chiare alla scienza: «l'effetto sinergico della dieta mediterranea e dell’attività fisica - aggiunge Marchionni – determina condizioni migliori nella prevenzione

( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

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