Ambiente: l’eutanasia della Lucania - di Marina Simeone

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1363114392.JPGLa Lucania una realtà territoriale messa in ginocchio dal solito malcostume politico e dall’opportunismo imprenditoriale, che sgomita per ridurre lo spazio vitale dei cittadini, avvelenando le coscienze come l’aria e le acque. Nicola Abbiuso è un cittadino come tanti, ripete nelle sue interviste, che sente in sé lo sprone di non demandare la politica a chi usufruisce della formula della rappresentanza, esclusivamente per svendere una terra ai migliori offerenti d’oltralpe.
Lo scandalo Fenice, un inceneritore della Fiat, altamente inquinante, è soltanto l’ultimo esempio di selvaggia appropriazione e sfruttamento di un territorio. Si attende giustizia, una giustizia fino ad oggi imbavagliata e lenta. Eppure lì dove continua a regnare una coscienza comunitaria, rimane viva la volontà di resistere alla rassegnazione, cui naturalmente spinge l’offesa graduale della dignità e della bellezza della terra di cui ci nutriamo e da cui proveniamo.
 
Nicola Abbiuso Presidente del Comitato “Diritto alla salute” di Lavello. Quando nasce questo comitato e perché?
Il Comitato nasce alla fine del 2006 per occuparsi, in prima istanza, dell’installazione selvaggia di ripetitori di telefonia mobile, con l’obiettivo di sollecitare le istituzioni locali alla regolamentazione della materia.
Dal 2009, quando la notizia di inquinamento dell’ambiente da parte di Fenice è divenuta pubblica, le nostre attività si sono concentrate in modo particolare sulla questione inceneritore.
 
Fenice un inceneritore figlio di un gruppo Francese EDF, attivo dal 1999 a Melfi per bruciare rifiuti industriali dello stabilimento FIAT, ma autorizzato anche a trattare rifiuti urbani per un totale di 65.000 tonnellate di rifiuti (industriali ed urbani) ogni anno, cogenerando contestualmente 35.000 Mw/h di energia elettrica che vengono venduti sulla rete nazionale.
La Fiat necessita realmente di un inceneritore?
Oggi la FIAT di San Nicola di Melfi (SATA) non ha la stessa necessità che aveva negli anni del suo insediamento perché la quantità di rifiuti che produce e che destina allo smaltimento (incenerimento) è alquanto bassa. Le ragioni sono fondamentalmente due: la prima è che, come tutte le moderne industrie, Fiat tende a riciclare il più possibile; la seconda è che già da qualche l’attività dello stabilimento automobilistico di San Nicola di Melfi si è molto ridotto ricorrendo sovente alla cassa integrazione.
 
Il gruppo EDF parla di costruzione innovativa perfettamente in grado di controllare le emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti, e quindi come spieghiamo i monitoraggi ultimi dell’ ARPAB?
L’inceneritore Fenice, già in fase di progettazione (inizio anni novanta), è stato presentato dal suo costruttore FISIA (Gruppo Fiat) come “tecnologicamente avanzato”. In realtà i recenti lavori della commissione d’inchiesta regionale e le indagini condotte dal Prof. Fracassi dell’Università di BARI (CTU della Procura di Melfi) hanno acclarato che l’inquinamento ha avuto inizio già dall’avvio delle attività. In questi anni non solo l’inceneritore ha continuato ad inquinare le falde acquifere senza soluzione di continuità (lo testimoniano le tabelle pubblicate sul sito www.arpab.it) ma non ha mai effettuato operazioni di “revamping” dell’impianto. L’unico intervento significativo è la sostituzione del forno a griglia con uno più capiente (da 39.000 t/anno) avvenuto 2 anni fa.
 
Esiste una relazione certificata sulla vita produttiva di Fenice e l’aumento di patologie talvolta mortali nella Regione Basilicata? Quali i dati in suo possesso allo stato attuale?
Purtroppo, nonostante le continue sollecitazioni della popolazione e le richieste ai vari Enti competenti, ad oggi non esiste una indagine epidemiologica della zona. Gli unici dati in nostro possesso sono i dati del Registro Tumori della Basilicata aggiornato fino al 2007 e che comunque non costituiscono uno studio epidemiologico. Tuttavia è ormai acclarato che l’attività di un inceneritore è dannoso per l’uomo e per l’ambiente: vi sono studi scientifici internazionali riconosciuti all’OMS, dove è dimostrato che le nano-particelle emesse dai camini di un inceneritore sono causa di patologie alle vie respiratorie, cardiache e celebrali. I medici della Valdera, in provincia di Pisa, hanno censito ben 60 studi internazionali pubblicati su riviste scientifiche.
 
L’Inceneritore è una struttura inquinante e dannosa lo stanno dimostrando analisi ambientali e studi scientifici. Eppure le discariche disperdono percolato inquinante nel terreno e non vengono bonificate, i termovalorizzatori non sono una risposta salutare, i rifiuti tossici vengono gestiti dalla malavita organizzata, quindi come si devono gestire i rifiuti? E se la risposta è differenziando le chiedo ancora: basta realmente solo differenziare o sarebbe necessario modificare alla radice il processo di sovrapproduzione, agire insomma in termini di “decrescita”?
Per anni ci è stato detto “maggiori consumi = maggiore economia = maggior benessere” e questo ci ha portato ad acquisire abitudini distorte. Non ci siamo preoccupati di sapere il nostro “rifiuto” che fine avrebbe fatto. Oggi tutti i problemi vengono a galla in modo dirompente. L’ambiente è la prima vittima e di conseguenza la nostra salute. Disabituarsi ad un sistema che impone l’utilizzo di inutili involucri o di contenitori non riciclabili non è facile, ma oggi è l’unica strada percorribile. Paul Connett da anni parla di strategia “rifiuti zero”, questa è la soluzione: rimuovere dalla nostra mente il concetto di rifiuto.
 
Il processo Fenice segue due filoni: uno riguardante le omissioni dell’Arpab della Basilicata (l’ente regionale che dovrebbe occuparsi della tutela ambientale) e l’inquinamento prodotto dall’inceneritore, l’altro le assunzioni all’ente che al tempo era guidato da Vincenzo Sigillito. Sigillito sembra essere il fulcro del “disastro ambientale” di cui ha parlato la magistratura di Potenza, anche perché le sue dichiarazioni ovvero la non conoscenza dei dati dei monitoraggi per tutto il periodo che va dal 2002 al 2007 sono state presto smentite. Quindi la politica è collusa con una imprenditoria sorda ai bisogni dei cittadini, cieca alla offesa al territorio e intenta solo all’affare. Se la politica non dà risposte chi vi ha appoggiato e vi appoggia in questa rivendicazione?
Alcuni politici lucani si dichiarano vicini alle nostre battaglie, ognuno nel proprio ambito, sembra sforzarsi di “fare quanto in suo potere”. La realtà è che non esiste una vera e decisa presa di posizione di un partito o di un gruppo politico che sia evidente in tutte le sedi istituzionali. Allo stesso tempo però bisogna registrare l’impegno di Radicali Lucani che attraverso Maurizio Bolognetti ha sempre portato la questione Fenice in tutte le sedi dove il loro partito è presente. Lo stesso Bolognetti fu il primo, nel 2009, a denunciare l’inquinamento dell’inceneritore.
A parte la politica in senso stretto, le attività, le battaglie e le denunce del Comitato sono spesso condivise con altre associazioni e movimenti lucani: E.H.P.A., Ola Ambientalista, Comunità Lucana, WWF Basilicata, Matera Città Plurale, ecc.. Insieme a tutti loro abbiamo costruito un rete basata su vari mezzi che ci consente di distribuire informazioni in tempo reale e soprattutto di far “riverberare” le battaglie in luoghi distanti ed in contesti differenti.
Un grande aiuto ci arriva anche dai media locali che attraverso tanti validi e attenti giornalisti, reporter, blogger, ci viene dato spazio sui quotidiani o sui canali televisivi. Tutto questo, insieme al lavoro serio e costante, ha contribuito a far crescere la nostra credibilità tanto che il Comitato è stato audito in Commissione Ambiente alla Camera e nella Commisisone sul Ciclo dei rifiuti presieduta dall’avv. Pecorella e siamo stati citati come parte offesa nel processo.
Fonte: www.rinascita.eu

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