Al via a Somaglia il " Festival dei Sensi"

http://blog.panorama.it/libri/files/2010/05/giacomo-cardaci-large.jpgPrende il via martedi 5 aprile 2011 la seconda edizione del festival di Somaglia “I Sensi”.

La manifestazione, che ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Lodi, vedrà un lungo calendario di

iniziative (oltre 30 eventi culturali, sociali e ambientali che vedranno il coinvolgimento dell’intero tessuto del nostro territorio: scuole, associazioni e commercianti) snocciolarsi sino al prossimo 18 giugno.

Sono tre gli ambiti particolarmente significativi per la presentazione della realtà del Comune di Somaglia: la storia e la cultura; la natura e l’ambiente; le persone (che individualmente o attraverso imprese ed associazioni ne costituiscono il ricco tessuto economico e sociale). Il festival “I Sensi” si ripropone con lo scopo principale di valorizzare questi tre ambiti.

Si vuole innanzitutto promuovere la valorizzazione del nostro patrimonio culturale ed ambientale (castello e riserva naturale di Monticchie in primis) dove saranno ospitati la maggior parte degli eventi ma anche valorizzare le nostre persone favorendo ‐ per così dire ‐ “cultura a chilometri zero”: il Festival sarà la ribalta privilegiata, infatti, per artisti, associazioni e gruppi locali.

L’apertura è stata assegnata ad una piccola rassegna di tre serata intitolata “ilDire&ilFare”, che si svolgerà nella Sala d’Armi del Castello Cavazzi con inizio alle ore 21, sul tema del corpo “perché sono i sensi a dargli un senso” nella letteratura, nel teatro e nell’arte.

Il primo incontro ‐ quello dedicato alla letteratura ‐ il 5 aprile vedrà ospite del festival somagliese lo scrittore ventiquattrenne Giacomo Cardaci.

Vincitore di numerosi premi letterari, fra cui il "Chiara Giovani" e il "Tondelli", si è imposto al grande pubblico nel 2008 già con il suo primo romanzo, edito da Mondadori, “Alligatori al Parini”: un resoconto ‐ già pubblicato sulle colonne del prestigioso quotidiano “Corriere della Sera” ‐ del ben noto allagamento cui andò soggetto il Liceo Parini di Milano nell’ottobre 2004 per opera di alcuni suoi allievi.

Più recentemente, nella primavera del 2010, ha pubblicato sempre i tipi della casa editrice Mondadori un nuovo romanzo autobiografico, “La formula chimica del dolore” in cui il protagonista racconta l'esperienza traumatica, e inusuale per un giovane, della malattia e delle conseguenti traversie vissute in ospedale, per giungere alla scoperta che il corpo è molto più di un semplice contenitore.

 

Così si esprime Vera Zanoni in una recensione curata per il periodico “SomagliaNuova”: L’espressione “corpo estraneo” si usa spesso, ma se le parole cambiassero posizione all’improvviso, che cosa succederebbe? Come si affronterebbe allora la condizione di essere “estranei” al proprio corpo? Per trovare risposte a queste domande non esistono calcoli, non esistono, appunto, formule di alcun tipo: lo sperimenta letteralmente sulla propria pelle il giovane Filippo, protagonista del libro e alter ego dell’Autore, che, a nemmeno venti anni, scopre di essere malato.

La “macchia”, così la chiama Pino, compagno di stanza di Filippo, costituisce in maniera quasi paradossale la molla e la linfa vitale del racconto: un non‐luogo per eccellenza, l’ospedale, diventa qui l’unica e sola realtà dell’esistenza, con i corridoi interminabili, dove malati e pazienti nuotano come in un acquario, e la macchina della PET che si trasforma in un’enorme ragno, imprigionando i corpi dei malati.

In questi gironi immacolati, sono gli orari delle visite e delle analisi cliniche a scandire un tempo in cui le stagioni non esistono più: fatti, oggetti e persone al di fuori dell’ospedale sbiadiscono fino a diventare più pallidi dei fantasmi, perché è lì che si lotta e si vive in trincea insieme ai compagni di battaglia.

Dalla guerra contro un male che non può essere nominato, qualcuno non torna, come Giorgio, che lascia il campo con l’onore della armi e continua a sopravvivere in corsia, insieme a Filippo: è lui, con la sua vitalità non domata nemmeno dalla morfina e dalle corde vocali bruciate dalla medicine, a far sorridere e ridere, cogliendo l’assurdità e le scintille di tenerezza perse nelle pieghe delle lenzuola.

Come nessuno conosce la formula chimica del dolore, allo stesso modo nessuno può catturare la formula chimica della felicità: ecco allora che anche quel tempo che sembra inutile, non è perduto, ma è sospeso nell’attesa, il tempo della crisalide che ruba il corpo a un bruco solo per restituirglielo come farfalla.

Uno dei numerosi commenti di lettori liberamente reperibili su internet testualmente dice:

“L’ho preso in mano più o meno una settimana fa, e l’ho letto d’un fiato. Taglio subito la testa al toro e vi dico che è splendido. Splendido ma doloroso.

A riguardo di questo libro mi torna in mente una riflessione di Saviano sui grandi libri, sul fatto che

sostituiscano la loro realtà alla tua; ad esempio, Primo Levi non ci ha fatto conoscere il lager, Primo Levi ci ha fatto esperire il lager, ci ha portato lì dentro, ci ha immersi in quella realtà, ha reso ciascun lettore un prigioniero, per il tempo della lettura. Ecco, questa cosa mi è successa con La Formula Chimica del Dolore. È un libro che non va letto, è un libro che si vive. Il lettore finisce nelle pagine, e non si limita a leggere la storia di Filippo, è Filippo. Per questo è un libro doloroso, perché leggerlo è a tutti gli effetti un’esperienza esistenziale. È immergersi nel dolore del mondo, in quel dolore puro e assoluto che ci rende davvero fratelli, che azzera le nostre differenze e ci pone innanzi alla nostra nuda essenza di uomini. Il dolore affratella, nel dolore siamo tutti uguali”.

 

I Sensi / Festival di Somaglia

www.comune.somaglia.lo.it

 

Info e contatti:

Luca Tavani ‐ 0377.57.90.303 ‐ 320.92.42.415

l.tavani@comune.somaglia.lo.it

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