Ai banchieri i soldi non bastano mai - di Andrea Angelini

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1370268311.jpgBanchieri si nasce o si diventa. O peggio si resta per tutta la vita. E lui, modestamente, banchiere minaccia di restare per tutta la vita. Lui è Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del direttivo della Banca centrale europea, costretto alle dimissioni nell'autunno del 2011 per fare posto a Mario Draghi destinato alla presidenza dopo la rinuncia del candidato ufficiale tedesco. Un Bini Smaghi che ha avuto il coraggio, o la faccia di bronzo, fate voi, di sostenere che, per stabilizzarsi, il sistema bancario ha bisogno di capitale pubblico, almeno temporaneamente. A suo avviso, è l'unica scelta possibile. Certo, ha ammesso, bontà sua, è una scelta impopolare, ma deve essere fatta. Vale anche per Bini Smaghi il famoso detto che chi cammina con lo zoppo impara a zoppicare. Fuori di metafora, chi frequenta troppo i banchieri, o svolge il lavoro di banchiere, finisce, per forza di cose, per condividerne l'ideologia tecnocratica, efficentista e mondialista. Nel senso che auspica, come fanno le principali banche internazionali, un grande mercato mondiale. Per forza di cose, inconsapevolmente e no, chi lavora per le banche finisce per condividerne gli interessi e pensare che esse siano, e debbano essere, il centro della vita economica. Una mentalità che si impone nella testa anche dei banchieri di adozione che, come appunto Bini Smaghi, una volta usciti dalla Bce, si mettono a fare i professori universitari o ottengono la presidenza della Snam rete gas. E' un cambiamento interno radicale che ad esempio non risente affatto del retroterra religioso del soggetto in questione. Si crea in tal modo una ideologia economica e culturale condivisa che ricerca soltanto il massimo profitto e la massima efficienza e se ne infischia delle conseguenze sociali delle politiche che possono essere adottate. Con tanti saluti alle tesi di Max Weber. Werner Sombart e Amintore Fanfani sulla genesi del pensiero capitalista e sul contributo offerto da cattolici, protestanti ed ebrei alla modernità. In tal senso, la figura di Bini Smaghi offre non poche occasioni di riflessione. La laurea all'Università cattolica di Lovanio non ha comportato che in minima parte l'utilizzo di un approccio più “sociale” alla propria attività di banchiere centrale. Lo stesso succede, tanto per tenerlo presente, ai vari dirigenti delle principali banche italiane che provengono generalmente da un ambiente “cattolico” legato alle comunità parrocchiali e al mondo della cooperazione e del volontariato. A giudizio di Bini Smaghi, per far ripartire il sistema bancario e sostenere l’economia, la soluzione non è quindi l’uscita dall’euro. Le svalutazioni fatte negli anni Settanta ci hanno fatto perdere le aziende più avanzate finite in mano a soggetti esteri. Oggi tutti i Paesi più avanzati hanno un cambio forte. Certo, ha ammesso, una eventuale uscita dall’euro porterebbe a vantaggi immediati, ma occorre guardare avanti e puntare invece sull’innovazione. Di conseguenza, la ricetta suggerita dell’ex banchiere è la stessa che due maggiordomi di Wall Street, come George Bush e Barack Obama, hanno varato per le banche Usa. Un intervento pubblico fatto ovviamente con soldi pubblici per aiutare le banche, finite sull'orlo della bancarotta, a causa delle proprie speculazioni, a rimettersi in sesto. Un intervento fatto “sperando” che le banche tornino a fare credito all'economia reale una volta messa a posto la propria situazione finanziaria e patrimoniale. Così lo stesso Bini Smaghi che alcune settimane fa aveva invitato il governo italiano a muoversi per chiedere gli aiuti dell'Unione Europea per sostenere il sistema bancario, come è stato fatto dalla Spagna, ha cambiato completamente prospettiva e ha chiesto che ci sia un intervento diretto dello Stato. Una pretesa a dir poco folle visto che le banche italiane, dal novembre 2011 al marzo 2012 hanno ottenuto dalla BCE prestiti triennali per ben 260 miliardi di euro ad un più che conveniente tasso di interesse (1%). Dove sono finiti quei soldi? Come sono stati impiegati? E soprattutto, quei soldi, quella montagna di soldi, sono stati insufficienti per salvare le banche italiane da se stesse? L'assurdo delle parole di Bini Smaghi sta anche in un altro punto. L'ex banchiere ha infatti premesso che non c'è alcun operatore privato disposto a ricapitalizzare il sistema bancario, perché c'è in giro troppa paura. Sai che scoperta, si può replicare. Per Bini Smaghi se le banche dispongono di poco capitale, saranno sempre più “prudenti” e non saranno portate ad assumere più rischi e a prestare soldi all'economia reale. Ma se i prestiti della Bce erano appunto finalizzati a dare ossigeno all'economia reale (imprese e famiglie) e sostenere la crescita, perché la Bce non li ha vincolati a tale scopo? Di quanti altri soldi hanno quindi ancora bisogno le banche italiane e a quanto ammontano le loro perdite reali? Un problema questo che non tocca minimamente l'ex banchiere della Bce. Il governo, a suo dire, per stabilizzare il sistema finanziario per un paio di anni, dovrebbe fare come quello Usa che, tramite il Tesoro e la Federal Reserve, ha sganciato miliardi di dollari per aiutare banche, assicurazioni e società finanziarie che erano in bancarotta a causa di speculazioni andate a male. In questo caso sarebbero miliardi di euro che dovrebbero essere presi dal bilancio dello Stato o in alternativa dalle tasche dei cittadini, congelando i loro conti correnti o obbligandoli a divenire azionisti delle banche. Una bella pretesa che poteva venire in mente solo ad un ex banchiere che considera la sua come l’unica soluzione per compensare una situazione economica che sta peggiorando. Un'economia andata a catafascio soprattutto a causa delle speculazioni delle banche anglo-americane. Viste queste premesse, dare soldi pubblici alle banche private significherebbe avallare quanto è successo e offrire alle banche l'opportunità di continuare a fare i propri comodi, anzi di mettersi sulla scia di quelle Usa come la famigerata Goldman Sachs, per la quale hanno lavorato anche taluni soggetti che, purtroppo, hanno assunto incarichi di rilievo alla Bce e nello stesso governo italiano.
Fonte: www.rinascita.eu

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