Agroalimentare sotto assedio

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1364581593.jpgLa distruzione dell’identità e della storia di un Paese passa anche per la pirateria alimentare. Imitazioni di dubbia qualità di nostre produzioni famose in tutto il mondo, invadono quotidianamente scaffali e frigoriferi, arrecando danni notevoli economici e di immagine a chi, da anni, con perizia e rispetto delle regole, confeziona eccellenze che riflettono le peculiarità di quell’autentico mosaico di sapori e colori che è il nostro territorio nazionale, fatto di mille tasselli locali cesellati nel corso dei secoli e tramandati di padre in figlio.
Negli ultimi dieci anni sono raddoppiate le importazioni in Italia di formaggi similgrana che fanno concorrenza alla produzione nazionale di Parmigiano Reggiano e Grana Padano a denominazione di Origine Protetta (Dop).
È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati forniti dal sito www.clal.it dalla quale si evince che l’importazione di formaggi duri di latte bovino non DOP ha raggiunto i 27,3 milioni di chili nel 2012, con un aumento dell’88 per cento in dieci anni.
“I similgrana, - rileva la Coldiretti - sono arrivati in Italia soprattutto dall’Europa a partire dalla Germania (8,3 milioni di chili) e dalla Repubblica Ceca (8,1 milioni di chili) anche se in forte crescita risulta essere l’Ungheria dalla quale sono giunti ben 2,7 milioni di chili pari al 10 per cento del totale delle importazioni”. L’aggressione è condotta su più livelli e non va ad incidere solo sull’import ma anche sull’export con volumi anche superiori di questi formaggi che, giocando subdolamente sull’assonanza fonetica, sottraggono spazio di mercato al Parmigiano e al Grana, soprattutto fuori dall’Europa. Molto preoccupante è anche un altro aspetto sottolineato dall’Organizzazione degli imprenditori agricoli, ovvero che nella realizzazione di questi prodotti di imitazione siano implicate spesso imprese italiane, vale a dire chi per ruolo avrebbe il compito di tutelare le denominazioni originali, dal quale dipende il futuro di interi territori e migliaia di allevamenti e caseifici.
La somiglianza di tali codici doganali con quelli del Parmigiano-Reggiano e del Grana Padano (04069061), unitamente alla identica descrizione tecnica dei prodotti, crea una similarità fra prodotti caratterizzati, invece, da diversa origine e qualità perché i similgrana non devono rispettare i rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea.
“Questi formaggi, precisa la Coldiretti, sono codificati dall’Istat con il codice doganale 04069069 hanno tenore, in peso, di materie grasse uguale od inferiore al 40%, e tenore, in peso, di acqua della sostanza (non grassa) inferiore uguale al 47%”. Il rischio, fin troppo evidente, è che tali prodotti pirata vengano scambiati dai consumatori per autentici made in Italy, non solo a causa del truffaldino utilizzo di nomi, immagini e forme che richiamano all’italianità, ma anche per quel bollo Ce con la “I” di Italia che può essere presente se il formaggio viene semplicemente confezionato sul nostro territorio nazionale.
“Un inganno nei confronti del quale - conclude l’organizzazione presieduta da Sergio Marini - occorre immediatamente intervenire per salvaguardare il lavoro di migliaia di allevatori italiani impegnati in una produzione unica che rappresenta l’immagine del made in italy nel mondo”. ( Fonte: www.rinascita.eu)
di: Ernesto Ferrante
info@rinascita.eu

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