" Agricoltura italiana, meno soldi europei: si va per ettari non colture" di Riccardo Galli

http://www.ilgrecale.it/public/scan/fotohdpiero/Protesta%20agricoltori.JPGLa Commissione europea ha varato il testo con la proposta di riforma della Politica agricola comune (Pac). Il fulcro della proposta è l’estensione degli aiuti previsti per i vecchi 15 Stati membri agli attuali 27 partner europei, un’operazione che comporta un taglio generalizzato ai contributi dati attualmente a sostegno dei mercati agricoli.

 

Il nuovo impianto prevede, tra l’altro, che gli aiuti diretti vengano versati sulla base degli ettari e non della produzione, con l’obiettivo di riequilibrare il sostegno finanziario tra vecchi e nuovi Stati membri. Per l’Italia significa una perdita di circa il 6%. La Pac non è un capitolo secondario del bilancio comunitario, nel 2010 ha rappresentato il 47% delle uscite, per un totale di 58,2 miliardi. Il varo della nuova Pac non è quindi un fatto secondario nella vita comunitaria, anzi.

 

Gli agricoltori italiani registreranno dunque una diminuzione di 6 punti percentuali, pari a circa 285 milioni di euro, tra il 2013 e il 2020 nei fondi ricevuti dall’Europa. Il dato lo ha fornito il portavoce del commissario Ue all’agricoltura Dacian Ciolos che ha illustrato le linee guida della riforma. I contributi diretti agli agricoltori italiani diminuiranno progressivamente fino ad toccare, nel 2019, quel meno 6% rispetto al 2013. Il totale dei pagamenti diretti ammonteranno a 4,128 miliardi nel 2013 e scenderanno a 3,841 nel 2019.

 

Per conoscere nel dettaglio l’entità effettiva del taglio per l’Italia bisognerà poi aspettare la definizione dei “pacchetti nazionali globali” per il settore, e considerare anche i fondi per lo sviluppo rurale, quelli per i giovani agricoltori e per i piccoli. Questo, come ha spiegato lo stesso Ciolos presentando la proposta della Commissione, avverrà solo al termine del lungo processo decisionale che comincerà la settimana prossima con il confronto fra i 27 ministri del settore, in Lussemburgo. Ma di certo c’è già che per l’Italia ci saranno, giustamente secondo una logica redistributiva, meno fondi.

 

La nuova Pac prevede prima di tutto che gli aiuti vengano distribuiti sulla base del numero di ettari piuttosto che sulle serie storiche relative alla produzione. Questo perché c’è il desiderio di venire incontro ai Paesi dell’allargamento per i quali mancano statistiche storiche affidabili. In un primo tempo la Commissione avrebbe voluto offrire lo stesso sostegno finanziario a tutti i 27, ma i vecchi Stati membri sono riusciti a strappare un processo che sia graduale.

 

L’Italia ha criticato il progetto presentato da Ciolos, che ora deve passare dal parlamento e dal consiglio europeo. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Saverio Romano ha spiegato che le proposte della Commissione sono «complessivamente insoddisfacenti». Soprattutto pensando ai risultati ottenuti dalla Francia, che alla vigilia di delicate elezioni presidenziali nel maggio 2012, è riuscita a strappare un calo degli aiuti di appena l’1,5%.

 

Tra alcuni degli obiettivi che la nuova politica agricola si pone c’è la tutela dell’ambiente e, al fine di rafforzare la sostenibilità ecologica del settore agricolo e di valorizzare gli sforzi compiuti dagli agricoltori, la Commissione propone di riservare il 30% dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali: diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti, salvaguardia delle riserve ecologiche e del paesaggio.

 

Punta poi molto sull’innovazione e propone di raddoppiare gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione in campo agronomico e di fare in modo che i risultati della ricerca si concretizzino nella pratica attraverso un nuovo partenariato per l’innovazione. Ma il mercato ha le sue esigenze e quindi c’è bisogno di competitività e, pur essendo all’origine della filiera alimentare, l’agricoltura paga sul mercato la sua frammentazione e la scarsa organizzazione. Per rafforzare la posizione dei produttori, la Commissione propone di sostenere le organizzazioni di categoria e quelle interprofessionali e di sviluppare le filiere corte dal produttore al consumatore, senza troppi intermediari. Le quote zucchero, che hanno perso la loro ragion d’essere, non saranno mantenute al di là del 2015.

 

Sono poi previsti anche aiuti e incentivi per i giovani visto che due terzi degli agricoltori hanno più di 55 anni. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi all’attività agricola, l’idea è quella di istituire una nuova agevolazione all’insediamento destinata agli agricoltori che hanno meno di quarant’anni, per sostenerli durante i primi cinque anni di vita del loro progetto. E finanziamenti anche per le microimprese. Verrà creato, ad esempio, un “kit d’avviamento” per sostenere i progetti di microimpresa, con finanziamenti fino a 70mila euro per un periodo di cinque anni.

 

Infine meno burocrazia, per evitare inutili oneri amministrativi, la Commissione vuole semplificare diversi meccanismi della Pac, in particolare i requisiti di condizionalità e i sistemi di controllo, senza peraltro diminuirne l’efficacia. Inoltre, sarà semplificato anche il sostegno ai piccoli agricoltori che avranno diritto a un assegno forfettario annuo che va da 500 a 1000 euro per azienda. Sarà poi incoraggiata la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l’attività ad altri agricoltori che intendono ristrutturare la propria azienda. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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