Agnelli, Elkann. Una dinastia in frantumi - di Giovanna Canzano

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1362509851.jpgEdoardo Agnelli, unico erede maschio della FIAT, morto senza lasciare eredi nel 2000. Già era venuto a mancare nel 1997 Giovannino Agnelli, (stranamente con un cancro fulminante ai polmoni dopo essere stato designato come erede dello zio Gianni) così gli unici eredi Agnelli sono i figli del primo matrimonio di Margherita con Alain Elkann: John, Lapo e Ginevra.
Giuseppe Puppo - Guardi, sulla morte di Giovannino mancano del tutto elementi per poter avanzare sospetti, o almeno, quelli che ho trovati, sono deboli e inconsistenti. Edoardo gli era comunque legato e accettò si può dire senza rabbia la designazione paterna, al posto suo, alla guida dell’impero economico e finanziario multinazionale della Fiat. Tutto il contrario, invece, la sua reazione quando il prescelto fu John Elkann, col quale non legò mai e contro il quale aveva tanti buoni motivi di avanzare riserve tattiche e strategiche.
 
Edoardo era lontano dal mondo del padre, infatti egli si era avvicinato al mondo mussulmano (si converte all’Islam nel 1974) , alle filosofie indiane e buddiste.
Edoardo maturò sensibilità e cultura agli antipodi di quelle paterne e, in generale, di quelle famigliari. Animo inquieto, assetato di verità, intraprese una personale ricerca che lo fece spaziare dalla filosofia alla storia delle religioni. L’islam fu un punto di arrivo e fu una conversione reale e motivata: certo, fu un Mussulmano sui generis, ma insomma, in Iran andò e soggiornò in maniera consapevole e convinta. Ancora adesso là viene ricordato come un martire della fede.
 
Giovannino Agnelli, figlio di Umberto (fratello di Gianni) che era stato designato come successore di Gianni, muore a soli 36 anni nel 1997. Gianni prende la decisione che a succedergli sarà il primogenito della figlia Margherita e di Alain Elkan, John Elkan. Edoardo era preoccupato per il futuro della Fiat: “Se il potere della nostra famiglia cadesse nelle mani sbagliate, sarebbe una cosa estremamente pericolosa per questa nazione” aveva affermato e, come erede, disse che avrebbe prese il posto del padre alla sua morte.
Pensi, dieci anni prima della prima crisi finanziaria del 2007/2008 Edoardo scrive alcune lettere profetiche ai potenti della Terra e denuncia i rischi e le contraddizioni di un’economia legata alla finanza speculativa su scala planetaria.
Avrebbe voluto guidare l’impero di famiglia per riconvertirlo a una economia non più basata sull’egoismo e sullo sfruttamento tipici del neocapitalismo, bensì sull’abbattimento dei divari sociali e sulla crescita della comunità, non dei potenti.
Diceva poi, per quanto riguarda l’Italia, che lo Stato non doveva essere al servizio della Fiat. Denunciò le commistioni dell’azienda con i partiti politici ben prima di Tangentopoli. Avrebbe voluto guidare una Fiat al servizio dello Stato italiano.
 
Nei progetti del ‘futuro’ erede Fiat c’erano grandi cambiamenti: energie alternative con l’introduzione nel mercato di autovetture non inquinanti e a bassi consumi.
Lo stabilimento di Fiat Mirafiori era nato proprio per attuare questi progetti. Naturalmente il padre Gianni non condivideva questi progetti e vedeva invece la possibilità di realizzarli soltanto se a succedergli fosse stato il nipote John Jacob Elkann.
Beh, Mirafiori nasce in pieno boom economico e segue logiche produttive e speculative fini a sé stesse. Ma Edoardo era un lucido profeta, coglie già i limiti dello sviluppo a tutti i costi e ben prima dell’attuale “decrescita felice” teorizzata recentemente da Serge Latouche propone una riconversione industriale radicale, sia in ossequio ai principi di cui ho fatto cenno prima, sia in osservanza del rispetto dell’ambiente e dei beni primari e vitali, patrimonio dell’umanità.
In tale contesto va situata la sua affermazione – provocazione sullo stabilimento principale del gruppo – almeno allora era così – che come portava del nome non avrebbe dovuto produrre più automobili, ma fiori.
 
Le idee di Edoardo non piacevano ai ‘dirigenti’ Fiat, tanto che poco prima della sua morte, egli fu ‘invitato’ ad abbandonare i suoi progetti sullo stabilimento, ‘farsi liquidare’ e, fare la ‘sua’ vita altrove. Sappiamo che queste intimidazioni non furono prese in considerazione da Edoardo, che, poco dopo fu trovato morto sotto al ponte.
Non sullo stabilimento, proprio sull’intero impero di famiglia. Insomma, gli fu proposto di rinunciare – in sintesi estrema – ai suoi diritti al patrimonio di famiglia e alla gestione dell’intero gruppo, in cambio di beni mobili – insomma denaro – subito.
Per il resto, quello che Lei afferma è vero. Io l’ho verificato, già nel corso dell’inchiesta condotta per il mio “Ottanta metri di mistero”. Me lo hanno confermato tre diverse persone, ognuna a insaputa delle altre due, a vario titolo vicine o amiche, con le quali Edoardo si era confidato, con amarezza, più che con rabbia e alle quali, comunque, con loro piena approvazione, aveva affermato di non voler firmare proprio nulla. E a distanza di pochi giorni fu trovato morto sotto il ponte dell’autostrada Torino – Savona.
 
Margherita Agnelli, che credeva nei buoni propositi del suo ‘sposo’, non si aspettava una fine tanto veloce del suo matrimonio e con la conseguente lotta per poter aver vicino i propri figli (che non ci riuscii), tanto che il figlio Lapo, a una domanda di Alessandra Farkas (giugno 2007), rispose: «Non la vedo e non la sento mai. (...) Purtroppo lei non fa parte del gruppo. Nella mia vita non c’è posto e spazio per lei. Forse non sono parole eleganti ma è la realtà».
Guardi, non entro del merito di tutte queste Sue affermazioni, perché non so e non so perché non mi sono mai voluto occupare – parlando di Edoardo - di gossip e cronaca rosa, anzi l’ho sempre accuratamente evitate nella fattispecie.
Di Margherita so quanto mi basta sapere: anche a Lei fu proposto quella specie di patto proposto ad Edoardo e Lei accettò, salvo poi pentirsene e dare il via a una complicata e controversa azione giudiziaria, per me importante per due motivi, che, se permette, vorrei dettagliare. Il primo: fu il motivo per cui – seguendo la materia del processo, per altre e diverse cronache giornalistiche – mi imbattei nel 2007 nella prime, ancora confuse e rare tracce che avanzavano sospetti sulla morte di Edoardo avvenuta il 15 novembre del 2000 e decisi di approfondire senza pregiudizio alcuno la materia accennata dal wew, e fu così che nacque nel giro di un anno “Ottanta metri di mistero”, ( Edizioni Koinè; con prefazione di Ferdinando Imposimato) che minò dalle fondamenta la versione ufficiale del suicidio, fino ad allora accettata acriticamente, anche perché accolto con grande enfasi – contrariamente alle previsioni – da tutti i mass media, a tal punto che un’eco chiarissima arriva ancora oggi, a distanza di quattro anni dalla pubblicazione.
La seconda, perché dalla vicenda giudiziaria emerse il così detto tesoro segreto della famiglia, occultato nei paradisi fiscali, sul cui ammontare le fonti divergono, ma sono comunque riconducibili a una cifra enorme: un altro buon motivo per tenere lontano Edoardo dalla conoscenza sia dell’enorme massa di capitali in sè, sia della sua provenienza, sia della sua gestione.
 
Anche Lapo Elkann, non designato alla guida della FIAT, ha un suo momento di popolarità. Infatti, venne travolto dallo scandalo che seguì al ricovero in ospedale per overdose dopo una notte trascorsa con Donato Brocco, originario di Bari, noto come Patrizia, uno dei più vecchi travestiti della città. Era il 2005, e, per questo episodio fu denunciato per estorsione il fotoreporter Fabrizio Corona.
Mi dispiace, non parlo dei gossip e delle vicende private di chi, fra l’altro, nel corso del programma televisivo di Minoli “La storia siamo noi” dedicata alla morte di Edoardo mi ha accusato - a me, come ad altri – di dire cazzate e di occuparsi della sua famiglia per farsi pubblicità. Io faccio il giornalista, lo scrittore, vado alla ricerca delle verità che mancano con onestà intellettuale. Riferisco quello che scopro. Non so esprimermi come il raffinato intellettuale della Gallia Cisalpina, che, malgrado la sua ancor giovane età, sugli argomenti relativi a speculazioni, pubblicità e “cazzate” può evidentemente disquisire con autorità, dall’alto del suo magistrale curriculum vitae.
Fonte: www.rinascita.eu

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