" Afghanistan, dieci anni dopo" di Chen Xinxin

http://ts1.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1523186795632&id=5e445bac24efec6f2b914565180caa27Civili uccisi in operazioni Usa e Nato: 2.930. In attacchi degli «insorti»: 7.686. Soldati Nato caduti: 954 (44 erano italiani). Militari americani uccisi: 1.802. Soldati afghani morti: 1.500. «Insorti» uccisi: circa 10.000. Livello di violenza attuale: significativamente superiore rispetto al 2010*. Era il 7 ottobre del 2001 quando dagli Usa di George W. Bush partì l'ordine d'attacco contro l'Afghanistan, dopo l'11 settembre. A dieci anni dall'inizio della guerra, dalla caduta del regime dei Taliban, la Nato parla di «transizione», ma di fatto ufficializza che resterà nel Paese anche dopo il 2014, quando è prevista la conclusione del trasferimento di responsabilità in materia di sicurezza. Dal vertice Nato dei 28 ministri della Difesa dell'Alleanza, riuniti mercoledì e giovedì a Bruxelles, è arrivata la "garanzia" che «transizione» non significa «abbandono». E intanto a Kabul centinaia di persone manifestavano per chiedere il ritiro immediato delle forze della coalizione. L'Italia partecipa con 4.200 militari - compresi gli addestratori, il massimo impegno dall'inizio delle operazioni - alla missione della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). Da Bruxelles il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha assicurato che «dal 2012, ma non dai primi mesi, è prevista una diminuzione progressiva» del contingente italiano. Quest'anno gli Stati Uniti dovrebbero ritirare diecimila soldati e oltre 20mila nel 2012, in seguito al surge voluto da Barack Obama, con il dispiegamento di ulteriori 30mila militari. Dopo il 2014, l'addestramento delle forze afghane potrebbe essere il punto focale dell'impegno dell'Alleanza. Attualmente si stima che gli «insorti» siano circa 20mila ed entro fine mese soldati e poliziotti afghani dovrebbero garantire la sicurezza di oltre metà della popolazione del Paese (poco meno di 30 milioni di abitanti in tutto). Quanti soldati resteranno in Afghanistan ancora non si sa. Da Bruxelles è emerso che bisognerà attendere il summit della Nato di Chicago di maggio per conoscere i dettagli della strategia. Ma, per l'Alleanza, «tutto dipenderà dalla situazione della sicurezza». Proprio ieri Karzai ha ammesso che il governo e gli alleati internazionali non sono riusciti a garantire la sicurezza degli afghani. Per il generale Stanley McChrystal, ex capo delle forze della coalizione, gli Stati Uniti hanno iniziato la guerra in Afghanistan con una visione del Paese «semplicistica in modo inquietante». Intanto, sul piano politico, il processo di riconciliazione è in fase di stallo. «Non abbiamo constatato molti progressi», ha detto da Bruxelles Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, riguardo ai negoziati di pace tra Kabul e i Taliban. Un duro colpo è arrivato dall'uccisione, il 20 settembre, dell'ex presidente e capo dell'Alto consiglio di pace, Burhanuddin Rabbani, a due mesi dall'attentato contro Ahmed Wali Karzai, fratellastro del presidente. Kabul sostiene che il piano per l'omicidio di Rabbani sia stato messo a punto in Pakistan. E in settimana, dalla terra indiana, Karzai ha - almeno ufficialmente - chiuso le porte al dialogo con i seguaci del mullah Omar e le ha aperte al Pakistan, storico rivale dell'India, ritenuto la chiave per la pacificazione dell'Afghanistan. Una mossa arrivata nel mezzo delle tensioni tra Kabul, Washington e Islamabad per i denunciati sospetti sui famigerati servizi segreti pakistani (Isi), accusati di connivenza con gli insorti, con la rete degli Haqqani in testa. Karzai ha accusato il «governo del Pakistan di non sostenere gli sforzi per portare pace e sicurezza in Afghanistan», sostenendo che gli «insorti» sono controllati da Islamabad. Giovedì è stato Obama ad affermare che «non vi sono dubbi» sul fatto che l'Isi abbia «alcuni legami» con la rete Haqqani, ritenuta la più pericolosa dell'insorgenza afghana. In settimana, inoltre, Kabul ha denunciato la scoperta di un complotto per uccidere Karzai, annunciando di aver catturato sei persone, che sarebbero passate dal Waziristan del Nord, la regione tribale del Pakistan a ridosso del poroso confine con l'Afghanistan martellata dai raid dei droni americani contro covi di Taliban e militanti di al-Qaeda. In Afghanistan, secondo un rapporto commissionato dal governo britannico e anticipato dal Guardian, esistono un «rischio significativo» di guerra civile - tra fazioni rivali, milizie e gruppi tribali - che potrebbe essere alimentata dalle potenze confinanti, e lo spettro di una vittoria, dopo il 2014, dei Taliban nelle zone meridionali e orientali del Paese. L'Afghanistan del dopo-2014 fa gola alle potenze confinanti. L'India, con cui Kabul ha appena raggiunto un accordo per l'addestramento delle forze di sicurezza (con il rischio di acuire le tensioni con il Pakistan, nonostante le rassicurazioni di Karzai al «Paese fratello»), mira ad avere un ruolo di primo piano nel Paese. Lo stesso vale per la Cina, interessata alle rotte commerciali che potrebbero aprirsi con la pacificazione dell'Afghanistan, al crocevia tra Asia centrale e meridionale. Lo scenario alternativo prospettato dal rapporto britannico è la "talebanizzazione" della cintura pashtun, a cavallo fra Afghanistan e Pakistan. Per gli esperti, nella migliore delle ipotesi, tra tre anni il Paese guidato da Karzai sarà ancora uno Stato fragile, con sacche di violenza. Sul campo, intanto, Taliban e «insorti» continuano a combattere e ieri hanno rivendicato la loro «vittoria». «La vittoria è con noi», ha proclamato Zabihullah Mujahid, mentre quella in Afghanistan è già la guerra più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti. Intanto dal Paese martoriato da anni di conflitti arrivano segnali di speranza. Oggi 2,7 milioni di ragazzine siedono dietro ai banchi, rispetto alle poche migliaia dell'epoca del regime dei Taliban. Le donne sono in Parlamento, lavorano al fianco degli uomini, anche se molte hanno incarichi "simbolici". Tuttavia, stando alla Commissione indipendente afghana per i diritti umani, nel secondo quadrimestre di quest'anno sono stati registrati 1.026 casi di violenze contro le donne, rispetto ai 2.765 totali del 2010. Le ragazzine continuano a essere "vendute in moglie" per saldare i debiti di famiglia. Tante donne continuano a darsi fuoco. I "delitti d'onore" sono ancora realtà. E nonostante la «ricostruzione», per scuole e ospedali è sempre emergenza: gli insegnanti sono pochi, le minacce per chi sostiene l'istruzione sono tante e mancano medici e infermieri. Da una recente ricerca di Agency Coordinating Body for Afghan Relief (Acbar), un consorzio di oltre 100 organizzazioni non governative afghane e straniere, emerge una «diffusa insoddisfazione» della popolazione riguardo alla qualità dei servizi, anche nella zona di Kabul. Ci sono villaggi in cui i bambini sono costretti a percorrere tre chilometri a piedi per andare a scuola. L'acqua è ancora un bene raro. E nelle zone remote per curarsi si viaggia dal villaggio al distretto, dal distretto al capoluogo di provincia. Spesso si arriva troppo tardi. Così si continua a morire.
* Fonti: Onu, Human Rights Watch, Associated Press e iCasualties. di Chen Xinxin

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