Addio al nipote di Freud: maestro del ritratto e del nudo

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/lucianfreud_200_200.jpgLucian Freud, maestro del ritratto e del nudo- un talento dagli effetti copernicani sul’arte figurativa contemporanea- è morto all’età di 88 anni. Nato a Berlino l’8 dicembre 1922, nipote di Sigmund Freud (suo nonno), è stato e rimarrà un pittore di fama internazionale. Si è spento nella sua abitazione londinese in seguito ad una breve malattia. Il gallerista William Acquavella, che è stato il suo agente, a proposito di Freud, ha dichiarato al New York Times: «Viveva per dipingere e ha dipinto fino all’ultimo della sua vita». Verrebbe, dunque, da chiedersi: come scorre la vita di un artista, e in particolare, com’è stata quella vissuta da Lucian Freud?

 

La biografia narra di un trasferimento del pittore, d’origine tedesca, nel regno unito, evento concomitante all’ascesa al potere di Hitler. Da quel momento in poi, egli visse come un rifugiato politico. Questa condizione esistenziale si può sentire e vedere nella sua opera. La sofferenza e il malessere della distruzione di un’epoca sono state costanti presenze nella sua vita e nella sua produzione artistica. Lucian Freud, ottenuta la cittadinanza britannica, prestò servizio nella marina mercantile, dimostrando il suo impegno nella lotta al nazismo. La sua vita privata si distinse per i “ toni affettivi variabili” che a tratti evocano il tempo londinese: talvolta piove, esce subito dopo il sole e viceversa. Lucian Freud lascia molti figli, legittimi e no. Gliene sono stati attribuiti circa una quarantina. Sposatosi, prima, con la figlia dello scultore Jacob Esptein, che dipinse in vari ritratti consegnandola, così, all’immortalità della storia, si unirà, poi, in seconde nozze con lady Caroline Blackwood. Mogli, amanti, compagne di vita e familiari sono gli autentici protagonisti delle sue opere, ma, soprattutto, delle sue camere oscure. Egli fu un profondo conoscitore dell’animo umano e dei suoi segreti. Un esteta che si fa intimista, capace di scolpire con il pennello le camere oscure dell’inconscio. Amava dipingere i suoi cari. In rare occasioni fece anche ritratti ufficiali, come quello del collezionista Thyssen- Bornemisza e, soprattutto, quello del 2001 della Regina Elisabetta che divise critica e opinione pubblica. La fama di Freud a lungo rimase confinata nel territorio della vecchia Europa. L’America lo ignorò fino a quando nel 1989 l’Hirschorn Museum di Washington gli dedicò una mostra. Fu una vera scoperta, Hughes scrisse che ci si trovava di fronte al più grande pittore realista vivente. Come si scopre un artista? Chi “vide” per primo le opere di Freud? L’incontro decisivo per la carriera di Freud avvenne nel 1954 alla Biennale di Venezia. Fu Francis Bacon - da lui immortalato in uno dei suoi lavori più celebri - a riconoscerne l’estro. L’artista in questione che cosa pensava del proprio lavoro? «Voglio che la pittura sia carne» affermava: una carne tormentata, ridondante, come quella opulenta dal divano sfondato su cui dorme una donna dalle forme giunoniche (Sue Tilley), nel quadro del 1995 “Benefits supervisor sleeping”, acquistato nel maggio del 2008 da Christie’s per circa 34 milioni di euro. Cifre d’asta a parte, famose rimarranno le sue pennellate pastose, il suo segno duro/spigoloso, e l’espressionismo dei suoi ritratti. Non usava macchine fotografiche, si serviva di tele, eppure, la sensazione dello sviluppo avvenuto dentro una camera oscura resta. Un pittore impegnato nel suo lavoro che tiene come una reliquia la pellicola dell’intenzione e la fa srotolare tra le mani, catturandone il senso. Una tela che si fa pellicola dentro la mente di un uomo. Freud fotografa immagini di nudo e scoperchia volti, come se stesse sviluppando pellicole all’interno delle proprie camere “oscure”. Fotogrammi vissuti con i propri cari sono, così, le immagini spoglie dell’esistenza. Sono tutti momenti conservati nella memoria dell’artista che egli sceglie di rappresentare in figura intera. Egli dipinge l’intimità celata nelle mura domestiche, senza timore d’aprire finestre e mostrare il suo autentico universo costruito “ sul pudore di un nudo” come fosse un loro organo. Non importa se le figure ritratte sono prive di vestiti, perché lui le ha già catturate nella loro “fisicità”e “disegnate”, così, in modo naturale. Egli le sta restituendo alla luce, lavandole nel loro intimo profondo ( dopo averle immerse nelle camere non più tanto oscure). Una luce impietosa usata quasi come Caravaggio, ma per mostrare la realtà in tutto il suo squallore. Lo spettatore come osserva questo squallore? Russell una volta davanti ai suoi quadri si chiese: «Abbiamo davvero il diritto di stare lì a guardarli?». Tanto intima è la nudità che Freud sa rivelare che il pudore rimane negli occhi di chi guarda…… ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Autore: Sara Zanon

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