Addio a Murgia, il Ferribotte dei Soliti ignoti

Mario Monicelli lo notò per strada a Piazza di Spagna a Roma e fece, di quel tipo con i baffi sottili e i capelli nerissimi incollati dalla brillantina come si usava negli anni '50, nato ad Oristano 81 anni fa il 5 febbraio 1929 e morto venerdì in una casa di cura vicino Tolfa (Rm), l'indimenticabile Ferribotte dei Soliti Ignoti. Tiberio Murgia, per il pubblico cinematografico un perfetto siciliano di quelli gelosi o che si girano quando passa una bella donna, era invece sardo.

 

Arrivò a Roma per cercare fortuna, tremila lire in tasca buoni appena per pagare una stanza alla stazione Termini. Ci restò 40 anni, grazie all'incontro con Monicelli e a quel fantastico film sulla Roma sottoproletaria e senza il boom, con un cast gigantesco: Vittorio Gassman - Peppe er Pantera, Marcello Mastroianni Tiberio, Carlo Pisacane Capannelle e poi il maestro Totò, Claudia Cardinale, Renato Salvatori, Memmo Carotenuto, Carla Gravina.

 

"Femmina piccante, pigliala per amante. Femmina cuciniera, pigliala per mugliera!" dice Ferribotte-Murgia nel film, ma a dare voce siciliana all'attore sardo è un altro, Renato Cominetti.

 

Il produttore Franco Cristaldi avrebbe voluto un siciliano vero ma Monicelli si impuntò su quell'uomo dal volto smunto e il corpo nervoso che il regista aveva adocchiato a piazza di Spagna mentre cercava di rimorchiare le donne sarde a servizio nelle case dei signori.

 

"Monicelli lo fece seguire e convocare a Cinecittà per un provino. Tiberio non conosceva il mondo del cinema, figurarsi il significato della parola provino: comunque fu caricato e portato al cospetto del regista, messo in mezzo ad altre nove facce prese dalla strada (erano tutti siciliani) e sottoposto al test per lunghi giorni", scrive l'amico e giornalista Sergio Naitza che ieri, autorizzato dalla famiglia, ha dato notizia della morte dell'attore sull'Unione Sarda.

 

Quel film gli cambiò la vita, restò a Roma, divenne film dopo film - oltre 150 - uno dei più apprezzati caratteristi del cinema italiano, sempre costretto, beffa del destino, a fare il siciliano possessivo e con il baffo malandrino, lui che era sardo. Un caratteraccio dal cuore d'oro, con una cinquantina di film solo negli anni '60, poco nei Settanta disperso in commedie sexy e un lento spegnersi nel decennio successivo, con la fine della gloriosa commedia all'italiana e della vocazione del cinema alle facce e ai caratteri regionali.

 

Ha attraversato i migliori anni della commedia italiana, lavorando con Totò, Sordi, Gassman, Manfredi, Mastroianni, Monica Vitti, Claudia Cardinale. E poi Maurizio Arena, Renato Salvadori, Amedeo Nazzari, Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste, Franchi e Ingrassia, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Adriano Celentano, Paolo Stoppa, Ernesto Calindri, ma anche Alvaro Vitali, Ric e Gian. E con le maggiorate dell'epoca, diretto oltre che da Monicelli da registi come Vittorio De Sica e Nanni Loy.

 

I suoi titoli più importanti, dopo l'esordio nel 1958 con I soliti ignoti e il seguito nel 1960 L'audace colpo dei soliti ignoti, ancora due film monicelliani, La grande guerra (1959) e La ragazza con la pistola (1968), poi Costa Azzurra (1959), Le svedesi (1960), Caccia alla volpe (1966). Poi tante parodie e musicarelli, film balneari, commedie in costume per approdare negli anni Settanta al filone erotico (La soldatessa alla visita militare , La liceale, il diavolo, l'acquasanta). Beppe Cino lo volle in un cameo d'autore per il film tratto dal romanzo di Gesualdo Bufalino, La diceria dell'untore. Il pubblico di Raiuno lo ha visto quest'anno nel cast della serie Tutti pazzi per amore 2.

( Fonte: americaoggi.info )

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog