Acque potabili: Italia bocciata sulle richieste di deroghe per l'arsenico. E' necessario agire senza allarmismi

La Commissione europea lo scorso 28 ottobre si è espressa negativamente sulla deroga richiesta dall'Italia ai sensi della direttiva 98/83/CE concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, in particolare per quanto riguarda il parametro arsenico. Ma facciamo un passo indietro.

 

Il 2 febbraio 2010 l'Italia ha chiesto una terza deroga per alcune forniture di acqua nelle regioni Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Umbria riguardante i parametri arsenico (per valori di 20, 30, 40 e 50 μg/l), borio (per valori di 2 e 3 mg/l e il fluoruro (per valori di 2,5 mg/l).

Nella richiesta l'Italia fa riferimento al fatto che i valori superiori ai limiti di legge, riscontrati nelle fonti di fornitura di acqua per questi parametri, sono dovuti a cause di origine naturale e che la fornitura di acqua non può essere garantita con mezzi alternativi. Si ricorda che i valori limite di 10 μg/l per l'arsenico, di 1 mg/l per il boro e di 1,5 mg/l per il fluoruro fissati dalla direttiva 98/83/CE, mirano ad assicurare che le acque destinate al consumo umano possano essere consumate in condizioni di sicurezza nell'intero arco della vita.

 

Anche se poi l'Oms ha precisato che valori più elevati sono accettabili per un periodo di tempo limitato senza rischi per la salute umana (esclusi i bambini fino a 3 anni di età) e di qui la possibilità di derogare. Alcune di queste rinnovate richieste di deroga sono state concesse (in sostanza fino al 2012) anche se per il parametro arsenico è stato deciso che saranno autorizzate solo per valori fino a 20 μg/l, dato che concentrazioni superiori (fino a 50 μg/l), determinerebbero rischi sanitari elevati, in particolare per talune forme di cancro come ha precisato l'Oms e il comitato scientifico sui rischi sanitari e ambientali.

Ma in molti altri casi le richieste sono state bocciate in particolare proprio per l'arsenico. Le fonti "bocciate" sono ubicate in molti comuni della provincia di Roma, Latina, Viterbo, di Mantova, Sondrio, Varese, Trento, Bolzano, Grosseto, Livorno, Pisa, e Terni.

 

Cosa devono fare ora le regioni e le società di gestione del servizio idrico integrato? Prendere atto della decisione della Commissione e spiegare con quali correttivi intendono rientrare (a breve) nei limiti previsti per questi parametri. La situazione è nota da tempo e ora è giunto il momento di adeguarsi alle richieste dell'Europa qualunque sia l'origine dei valori elevati di arsenico vista la sua pericolosità ribadita dall'Oms. Ma è necessario anche non fare allarmismi, tenere informati i cittadini e operare in modo che l'acqua del rubinetto sia sempre di maggiore qualità per la tutela della salute e per renderla sempre più competitiva in rapporto alle acque minerali. E per questo è necessario investire anche risorse economiche. ( Fonte: www.greenreport.it)

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