" A San Bassiano quest’anno chiediamo il dono della vita comune" Una riflessione di Don Luigi Gatti

Non senza una vena di presunzione tento di portare fuori dalla pagina della chiesa locale del sabato, che alcuni saltano magari un poco istintivamente, il tema che ha impegnato nella riflessione noi sacerdoti lodigiani per tre giorni, in seminario.

Abbiamo parlato di nuove forme di evangelizzazione, di vita spirituale, di sacerdoti anziani, di tante cose, per la verità sentite più volte, ma con una convinzione in più e soprattutto per non vanificare l’assemblea celebrata all’interno dell’anno sacerdotale lo scorso maggio. Ora si tratta di renderle operative e soprattutto che qualcuno le recepisca. Tra i molteplici problemi all’orizzonte il più urgente sarà, statistiche alla mano, quello che tra poco un sacerdote su quattro avrà ottant’anni per cui potrebbe scomparire la figura del coadiutore per cui alcune comunità avranno un parroco trentenne e altre uno ottantenne.

Ma vorrei spendere una parola soprattutto sulla vita comune fra i presbiteri, tema che mi è sembrato abbia coinvolto i presenti. Sono in continuo aumento i sacerdoti, anziani e giovani, che non hanno con sé né familiari né collaboratrici domestiche. Questo fenomeno tende a mutare la vita del clero e provoca nuove situazioni spirituali e pastorali. Non intendo descrivere gli aspetti negativi di una vita sacerdotale trascorsa in solitudine, ma di tentare nuove forme di vita sacerdotale più rispondenti alle esigenze dei sacerdoti oggi.

Il celibato comporta una certa solitudine che va lenita con pochi e facili costumi di vita. Io se avessi la fortuna di avere un coadiutore penso proprio che gli proporrei di pranzare insieme. Purtroppo sto leggendo un libro - preti sul lettino -che mostra come tra i consacrati le nevrosi più gravi siano causate da una vita comune magari non scelta che diventa una maxima poenitantia. Infatti molti preti dicono che non siamo monaci , ed è vero , purchè questo non nasconda un certo perbenismo o egoismo che possono annidarsi anche nella vita di un sacerdote.

Chiedo sempre delle esperienze in atto nella altre diocesi e posso concludere che la vita comune sarà il futuro del presbiterio, che le luci superano le ombre o – come si ama dire oggi - i problemi possono diventare risorse…

Io percepisco una maggior serenità perfino quando al telefono un sacerdote risponde per l’altro magari assente, mentre riconosco dal tono della voce quelli devovo fare la… pastina a mezzogiorno, con un mantino per tovaglia,come accade a tanti single , vedovi e… separati

“E io dovrei mangiare con uno che mi blocca la digestione? Almeno a tavola vorrei stare in pace! “ Giusto! Ma tanto per fare un esempio agli sposi non raccomandiamo la pazienza , lo spirito di sacrificio , la famiglia, la moglie i figli?

“E’ bello mangiare con gli altri preti ma io lavoro di più proprio da mezzogiorno alla una perché chiude l’ufficio parrocchiale” “Ma perché non ti alzi di notte“ sorrido, tra l’altro i marocchini insistono proprio all’ora di pranzo a Turano.

“Io ho una giornata così piena di relazioni personali che almeno a tavola voglio stare un po’ solo e anche la mia domestica lo sa” è l’esperienza di un “parrocone” di Milano, conosciuto agli esercizi con il suo coadiutore, pure lui d’accordo perché rientra in casa dopo ore passate in oratorio e al liceo dove insegna religione. A mio parere qualche rischio lo corre.

Ma c’è un riscontro che deve far riflettere ed è l’apprezzamento dei fedeli per i sacerdoti che fanno vita comunitaria. Li vedono più concordi nella progettazione pastorale, più sereni e anche più evangelici perché occupano case normalmente immense e vuote, possono anche permettersi una domestica rumena o moldava che risponde ai requisiti di un tempo senza essere sorda muta e orba.

Il dibattito è aperto.

 

Don Luigi Gatti- Parroco di Turano Lodigiano

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