A Lodi un minore su sei è straniero

Lodi, e con Lodi Cremona, Brescia, Mantova, Bergamo, Prato, Vicenza, Treviso, Reggio Emilia e Lecco, sono le prime dieci province italiane per presenza di minori stranieri: in quelle realtà, un minore su sei risulta immigrato. E’ quanto emerge dal secondo rapporto annuale di ‘Save the Children’, diffuso ieri. In generale, il dossier mette in evidenza come sia in decisa crescita il numero di bambini e adolescenti provenienti da altri paesi — passati negli ultimi sette anni dai 412.432 del primo gennaio 2004 a 932mila (l’otto per cento dell’intera popolazione minorile italiana), dei quali 572mila nati in Italia — ma anche come si stiano restringendo le maglie dell’accoglienza e dell’inclusione: ad ostacolare il percorso di integrazione, secondo l’organizzazione, sarebbe la legge sulla sicurezza, che unita all’accordo fra Italia e Libia siglato nel febbraio 2009 starebbe rendendo i viaggi verso l’Italia dei ragazzini ancora più rischiosi rispetto al passato. A rendere ancora più complicato il quadro, il fatto che la scuola italiana, tradizionale fulcro dell’integrazione, risulta sempre più in affanno: la previsione di un tetto del trenta per cento di alunni stranieri per classe non ha certo contribuito a migliorare la situazione. Ma la necessità prioritaria, per ‘Save the Children’, è la protezione: i ragazzi sono esposti al rischio di sfruttamento o di caduta in circuiti illegali e, per questo motivo, una volta in Italia hanno bisogno di immediato sostegno, di essere accolti e quindi inseriti il più rapidamente possibile in un percorso di formazione finalizzato al loro ingresso nel mondo del lavoro. ‘Ma a causa degli stringenti requisiti imposti dalla legge sulla sicurezza per la conversione del permesso di soggiorno al compimento dei 18 anni — sottolinea l’ong — in molti, arrivati a 17 anni, rischiano di ritrovarsi clandestini da un giorno all’altro‘. Due le indicazioni fondamentali: rivedere le norme sulla cittadinanza per chi è figlio di genitori non italiani, introducendo il riconoscimento della cittadinanza prima del diciottesimo anno, e approntare un programma organico per la protezione.

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