" 150° anni bastano. Il nuovo saggio di Gianfranco la Grassa" di Gianni Petrosillo

http://www.veja.it/wp-content/uploads/2010/06/marx.jpgLo stimolo a quanto segue mi viene dalla rilettura, effettuata in questi ultimi tempi, di alcuni “classici” marxisti del secondo dopoguerra. Sono rimasto piuttosto sorpreso nel constatare in alcuni di loro, fra i più apprezzati (del resto pure da me), una tutt’altro che buona conoscenza della teoria marxiana, pur magari sostenendo che era superata e andava rivista e rielaborata in profondità. Proposito che giudico ancor oggi lodevole; tuttavia, considerare superato e da riformulare ciò che si conosce in modo assai imperfetto e carente è atteggiamento assai meno approvabile. E’ ad es. superficiale, a mio parere, discutere della scienza di Marx, se prima non si afferra il fulcro della sua teoria della formazione sociale, per comprendere la quale è indispensabile non commettere svarioni in merito alla teoria del valore; tanto meno dichiararla decaduta prendendola per una teoria dello “sfruttamento” inteso nel senso banale e usuale del termine. Ho riletto pure alcuni “ortodossi”, che forse avevano un migliore controllo di detta teoria, irrigidendola però in canoni dottrinali di tale fissità da renderla simile ad una religione. Mancava proprio l’atteggiamento a mio avviso corretto: conoscere adeguatamente il punto d’avvio, l’effettiva elaborazione marxiana, prendendo però atto che un secolo e mezzo è trascorso da allora.

Colombo, salpando da Palos, conosceva bene il suo porto di partenza. Invece di aggirarvisi come un bighellone andando in giro per taverne e osterie, scelse una direzione ben precisa e levò le ancore pensando di andare alle Indie. In realtà scoperse qualcosa di inaspettato e sconosciuto, che dovette esplorare; e così pure molti altri dopo di lui. Pensate un po’ se, colpito da demenza, avesse perso il senso di dove si trovava già al momento di salpare. Avrebbe preso il mare in una direzione che credeva ben stabilita, e che invece era anch’essa a casaccio una volta che tutto all’intorno gli fosse apparso impreciso e confuso. Chi sa dove sarebbe arrivato; dubito alle Americhe.

Un marxista deve partire da Marx; attestarsi su una determinata rotta con la convinzione di voler arrivare comunque a qualcosa di nuovo, che non può più aspettare dopo un secolo e mezzo di continuo calpestare il solito suolo, di ancoraggio nella solita rada. Restare attestati alla fonda dopo tanto tempo implica che non si è marinai se non a chiacchiere. Partire però senza nemmeno sapere dove si stava stazionando durante i preparativi del viaggio, significa votarsi a vagare in alto mare senza cognizione di quale rotta effettiva si sta seguendo. Si può consultare la bussola quanto si vuole; se gli occhi sono appannati, se i giramenti di testa sono incessanti, se le mani tremano e l’aggeggio continua a cadere di mano, l’aggirarsi come quando si esce ubriachi da un tugurio è garantito.

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