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Nei primi tre mesi del 2020 le morti da oppioidi sono aumentate negli Stati Uniti. Dal 1999 al 2017 i decessi per overdose da oppioidi sono state quasi 400mila. Il potentissimo Fentanyl e gli altri sono al 5° posto nella classifica delle morti prevenibili. E c'è il sospetto che chi già ne fa uso, possa incrementarlo nel caso di positività al covid. 

 

La crisi degli oppioidi negli Stati Uniti fa ancora notizia ed aumenta in parallelo all’epidemia da Covid-19. Il cattivo uso degli oppioidi affonda probabilmente le proprie radici negli anni '90 negli USA. Infatti, allora rassicurati dalle aziende farmaceutiche che escludevano il rischio di dipendenza dagli oppioidi e che adesso stanno pagando pesanti multe per questo. I medici iniziarono a prescriverne in grande quantità a tutti coloro che avevano ogni tipo di dolore. La diffusione dell’uso e poi del misuso e dell’abuso di oppioidi da prescrizione e non (morfina, codeina, ossicodone, metadone, tramadolo e Fentanyl) negli anni avrebbero presentato il loro conto purtroppo molto salato.

Gli oppioidi sono una risorsa molto importante per la gestione del dolore severo, soprattutto per ridotti periodi di tempo come avviene per esempio in seguito ad interventi chirurgici o in caso di tumori o patologie croniche non oncologiche, ma come tutti i farmaci non sono immuni da rischio, specialmente sul lungo termine. Oltre agli effetti collaterali di nausea, vomito, depressione, confusione e sonnolenza, l’uso degli oppioidi da prescrizione può indurre la tolleranza ai medicinali, aumentare la sensibilità al dolore e può dare dipendenza fisica e fuori indicazione con dosaggio incrementato possono causare problemi respiratori, anche portare a morte e il rischio aumenta se nel mix si aggiungono anche alcolici e/o sedativi.

È proprio per l’aumento di morti per overdose negli anni in USA che si parla di epidemia da oppioidi, uno dei più grandi problemi di salute pubblica dei nostri tempi, almeno negli USA, come molti esperti, lo stesso Trump, l’hanno definita recentemente. I CDC americani identificano nell’aumento delle prescrizioni da oppioidi, usati anche per il trattamento di dolori come quelli associati all’artrosi, all’artrite o al mal di schiena, la prima ondata di morti per overdose da oppioidi. L’eroina prima e la diffusione di oppioidi sintetici poi, in particolare il Fentanyl, avrebbero invece caratterizzato rispettivamente la seconda e la terza ondata dell’epidemia in tempi più recenti.

In totale, dal 1999 al 2017 le morti per overdose da oppioidi sono state quasi 400mila negli USA. Tra il 2000 ed il 2012 vi è stato anche un aumento di 5 volte anche di bambini con sindrome da astinenza neonatale, bimbi cioè nati da mamme che avevano fatto uso di oppioidi durante la gravidanza, con il rischio di basso peso alla nascita e complicanze respiratorie.

Le morti per overdose sono particolarmente collegate al Fentanyl, una sostanza che mette paura anche all’Europa, all’eroina e all’ossicodone nella classifica degli oppioidi più letali. Il Fentanyl è un medicinale approvato come analgesico molto potente: 80/100 volte più potente della morfina, 25/40 volte più dell’eroina, con 20 mg che rappresenta una dose potenzialmente letale. I pericoli principali sono collegati all’uso della sostanza illegalmente, che sul mercato clandestino può essere trovata anche mescolata a cocaina ed eroina. Il Naloxone, un antagonista degli oppioidi molto potente, dovrebbe essere sempre disponibile per coloro che sono in overdose, ma purtroppo non lo è spesso nelle intossicazioni domiciliari e comunque in ambiente extra-ospedaliero.

Le morti da overdose di farmaci in particolare oppioidi sono infatti incrementate nei primi tre mesi del 2020 secondo i dati forniti dai CDC di Atlanta, del 10% in complesso, con la California e la Florida con un incremento del 20% rispetto allo stesso periodo del 2019. La crisi degli oppioidi fa pertanto ancora notizia e aumenta con l’incremento e in parallelo all’epidemia da Covid-19.

Attualmente negli Usa l’overdose da oppioidi è al 5° posto nella classifica delle morti prevenibili, dopo malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche e per la prima volta ha superato i morti per incidenti stradali. Il problema potrebbe presentarsi anche in Italia e le unità di tossicologia hanno a che fare, a volte, con casi di problematiche correlate all’uso di oppioidi, secondo quanto riferito dal prof. Mannaioni, Direttore della Tossicologia Medica di Careggi a Firenze.

Un tempo gli oppioidi erano prescritti anche in Italia solo per il trattamento del dolore associato ai tumori, oggi non è più così, lo sono anche per il dolore cronico non oncologico.  Secondo il prof. Mannaioni la terapia del dolore dovrebbe seguire le indicazioni già contenute nelle linee guida dell’OMS per quella oncologica con un modello a scala: una volta identificato il tipo di dolore le prime scelte sono per farmaci non oppioidi abbinati o meno ad adiuvanti e solo successivamente, se il dolore non è controllato, si passa agli oppioidi, prima quelli più deboli e poi quelli più potenti.  

Può essere anche che l’epidemia da Covid-19 e tutto quello che ne consegue, in particolare anche gli aspetti economici e psicologici correlati, possano indurre in coloro che sono più deboli o che sono affetti da patologie che portano dolore a incrementare l’uso di oppioidi, cercarli anche nel mercato clandestino e quindi ad arrivare ad un rischio maggiore di mortalità per overdose. Non ci sono ancora evidenze che l’infezione da Sars-Cov-2 possa aumentare la mortalità da Fentanyl o da altri oppioidi anche a dosaggi accettati in assenza di infezione.

Umberto Tirelli

Direttore della Clinica Tirelli Medical Group di Pordenone

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