La cucina lodigiana, ricordi di Caterina Baldini

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Il cibo era strettamente legato alla stagionalità e alla terra: “ Durante l’inverno, da fine ottobre, le verze erano un alimento onnipresente sulla nostra tavola, e venivano cucinate in ogni modo per mesi e mesi: con le costine di maiale, il cotechino, il riso, stufate con pomodori e cipolle.”

Caterina racconta la cucina lodigiana attraverso le verdure che venivano coltivati nell’orto, o parlando del maiale che veniva ucciso una volta all’anno e sfamava famiglie intere: “ Del maiale mangiavamo anche i piedini, il muso e le orecchie. Col sangue si faceva il sanguinaccio e il salame veniva conservato per le feste: l’ultimo, cascasse il mondo, si teneva per Ferragosto. Dei polli si mangiava tutto tranne gli occhi.”

La polenta era la regina della tavola e veniva preparata con le fave, il cotechino o col merluzzo fritto, con lo zucchero o il burro se si preferiva la versione dolce. I contadini avevano diritto a mezzo litro di latte al giorno per ogni membro della famiglia, che poteva essere bevuto o trasformato in burro a seconda delle esigenze.

Il formaggio era portato dal casaro, che normalmente vendeva cacio e grana.
I pesciolini fritti, carpe, rane, anguille e altri piccoli animali da fosso comparivano di tanto in tanto sulle tavole, così come la
buseca fatta con le interiora del pollame.

Chi amava i dolci poteva abbuffarsi di pane di mais ( pan melga) intinto nel latte, pane e burro, rusumada col marsala ( una crema di uova e zucchero), crema di cioccolato ( l’antenato della Nutella, venduta a etti dagli ambulanti) oppure aspettare che il gelataio passasse dalle cascine la domenica e barattasse la sua crema con le uova che le galline avevano fatto durante la settimana. In stagione, patuna ( castagnaccio), i ciuchin ( le castagne secche), pane e cachi o pane e anguria erano una buona alternativa.
 

L’autunno portava funghi, lumache, caldarroste e l’uva per la vendemmia, ultimo frutto dell’anno: a parte qualche mandarino che compariva sulle tavole per la festa di Santa Lucia ( 13 dicembre) frutta non se ne vedeva più fino all’estate successiva.
 

Quella dei contadini della Bassa era una tavola dove la natura la faceva da padrona. I Lodigiani vivevano grazie ai frutti ricavati dalla coltivazione e dalla raccolta e, per quanto vincolante questo fosse, difficilmente in campagna si soffrivano le ristrettezze che invece colpivano i poveri delle grandi città.
I prodotti erano sani, gli alimenti naturali: una qualità alimentare oggi assolutamente invidiabile.

Caterina Baldini

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