Tra urla e volgarità

Quanto è grossolana  certa sinistra postmoderna ormai priva di bussole, di saldi orientamenti ed  impegnata, dall’alto della sua superiorità morale, ad  affermare solamente  la propria arroganza. Lo si è visto negli ultimi giorni, assistendo, sulla pelle dei campani,  a trasmissioni  al limite dell’assurdo e del paradosso, tra scontri di potere, delegittimazioni in presa diretta, volgarità a buon peso. Lo  hanno confermato, nelle stesse ore, le uscite ben poco sensate di una sinistra culturale, intelligente per antonomasia,  che della volgarità  sembra avere fatto la sua ultima spiaggia.

Andrea Scanzi ci ha costruito sopra  una filosofia comunicativa ( e di vita), utilizzando l’invettiva contro il nemico pubblico ( di destra ovviamente)  fino al punto da pubblicare recentemente un sondaggio su chi vomita quando vede Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sottolineando che “ siamo in tanti” e linkando l’indirizzo web del suo libro in uscita il 17 novembre, sui “ peggiori” ( esemplare il sottotitolo: “ Da Salvini a  Bolsonaro, tutti i figuri che mandano in vacca il pianeta”).

Luciana Littizzetto, star – si fa per dire – della trasmissione  “ Che tempo che fa”,  ha discettato in video, con tanto di immagini, del “ fungo-pene” e di quello “ Lato B”:  “ … chi lo trova è fortunato. Non si possono mettere le mutande ai funghi… Esistono i funghi champignon ed esistono ora anche i funghi Chiappignon“ e giù risate ammiccanti del conduttore Fabio Fazio, mentre l’ineffabile lucianina di fronte alle immagini  chiosa: ” Sono funghi veri quello sulla sinistra si chiama phallus impudicus vuoi che te lo traduco? Questo rappresenta un po’ come saremmo messi per l’autunno“.

Linguaggio esemplare anche quello di Giuseppe Zuccatelli, uomo della sinistra “ storica”, bersaniano di ferro, oggi di Leu ( il partito del ministro della Salute Roberto Speranza) da poco nominato nuovo commissario della sanità in Calabria, che in un video del maggio scorso così manifestava, con un linguaggio dai tratti raffinati, non privo di un certo tecnicismo,  i suoi orientamenti in materia: “ la mascherina non serve a un cazzo” e “ per beccarti il virus, se io fossi positivo, tu devi stare con me e baciarmi per 15 minuti con la lingua in bocca, altrimenti non te lo becchi”.

Perfino Roberto Saviano, intervistato da “ L’Espresso”, in occasione dell’uscita di “ Gridalo”, il suo ultimo parto letterario, è arrivato  , pur essendo tutto interno a certi meccanismi, a svelare l’ipocrisia:   “… sono stanco  di una sinistra che si rintana dentro i buoni modi, la buona educazione, la gentilezza. Io invito a gridare contro tutto questo”. Al punto da mandare letteralmente “ a cagare” il segretario del Pd: “ L’ho fatto – confessa Saviano - perché non basta più rintanarci dentro i buoni modi, la buona educazione. Basta con le prediche contro l’odio. Io, per esempio, sento di odiare tantissimo. Devo disciplinarmi per non far emergere in pubblico un odio che provo in modo assoluto”.

Con esempi del genere ed una tendenza – in atto – destinata a crescere, il buonismo di sinistra, intorno a cui certa intellighenzia aveva costruito la sua forza egemonica, ma rassicurante, sembra destinato a scompaginarsi. Alla base quella che un perbenista assoluto, Corrado Augias, ha fissato come la  distinzione tra essere di destra ed essere di sinistra: “ Essere di destra è facile perché vuol dire andare incontro a quelle che sono le spinte istintive che tutti hanno” ( in buona sostanza e per tradurre “ essere delle bestie”), mentre “ essere di sinistra è più difficile, perché quelli di sinistra giocano su un terreno in cui la conoscenza degli argomenti è fondamentale e da un senso nobile di altruismo, tipico della sinistra".

Quanto di nobile hanno gli Scanzi, le Littizzetto, certi  tecnici targati sinistra, l’inossidabile Saviano? E quanto c’è di “ argomentato” nelle invettive senza intelligenza di una sinistra sempre meno “ altruistica”, chiusa com’è nel suo egoismo, elitario, spocchioso, violento?

Molto poco a ben vedere. Il Re ( di sinistra) è nudo. E la gente se ne sta finalmente accorgendo.

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