Il Giallo del Coronavirus

I primi giorni di gennaio 2020 i mediaservi cominciano a parlare di un virus che in Cina folleggia. Un'epidemia! Mortale, naturalmente.

Le epidemie sono diventate negli ultimi decenni una delle armi politico-economiche con cui si colpiscono degli Stati o dei settori di mercato.

Una sorta di terrorismo " medico" con cui, per esempio, si distruggono tutti i piccoli allevamenti familiari di animali e/o si vendono miliardi di vaccini per i polli.

Poiché però è lo stesso governo cinese a proclamare la pandemia, e sta prendendo misure carcerarie per un'intera città, Wuhan, mi domando quali siano gli scopi di questa manovra, che assomiglia alla proverbiale zappata sui piedi. Cerco su Internet. In inglese, perché l'esperienza mi dice che non troverò niente in italiano.

Prima, " pro-tests in Wuhan", e scopro che nella disgraziata città di 11 milioni di abitanti - e già questa è una catastrofe - ci sono ben cinque mega inceneritori e, dato che ne volevano costruire un sesto, a luglio 2019 la gente del sobborgo destinato ad " ospitarlo" è scesa in strada per una settimana di ininterrotte proteste. Le autorità municipali hanno fatto marcia indietro, parlando di un " malinteso".

Ma questa non può essere la ragione di tanto sconquasso carcerario ed economico. Perché, nel giro di poche settimane, le autorità cinesi passano dal segnalare una « strana polmonite dalle caratteristiche inedite», 1 gennaio 2020, a dichiarare il 25 gennaio 2020 lo « stato di guerra».

Wuhan e città satelliti, complessivamente circa 60 milioni di abitanti, sono agli arresti domiciliari: una persona per famiglia può uscire ogni tre giorni a fare la spesa. I cinesi sono robusti e parchi, anche se in genere hanno famiglie più numerose delle nostre, perché, se un italiano si dovesse caricare della spesa per quattro o cinque persone per almeno tre giorni e portarsela a casa a piedi, sopravviverebbero solo gli atleti. Ma forse in città come Wuhan gli stili di vita ormai somigliano ai nostri: i vecchi soli o in ospizio, i bambini pochi e allevati dai nonni, però in campagna, per quel che riguarda i bambini cinesi e per loro fortuna.

Non divaghiamo. Rimane ancora senza risposta la domanda: perché inventare un'epidemia, se non si tratta di punire gli abitanti di Wuhan per qualche loro particolare turbolenza? E questo non può essere, dato che l'epidemia viene strombazzata ai quattro venti, e le misure prese bloccano l'economia di una tra le province industriali più produttive della Cina.

Forse Wuhan è stata scelta come teatro della messa in scena anche per le sue caratteristiche di turbolenza, ma si tratta di una mera supposizione. Le proteste per l'inquinamento in questi ultimi anni sono avvenute in molte città cinesi e le informazioni sulla Cina sono poco attendibili: pura propaganda sui giornali cinesi, in cui tutto va bene e andrà ancora meglio dopo; pura propaganda sui media occidentali, contro o a favore della Cina a seconda dei padroni a cui appartengono e di quanto i loro interessi economici sono collegati alle produzioni o ai consumi cinesi.

Alla ricerca di un motivo valido e di uno scopo recondito, cerco su Internet " economie crisis China" e una fiammella si accende nell'oscurità; « The slowdown in China is becoming quite significant» ( Il rallentamento dell'economia cinese sta diventando piuttosto significativo) diceva la BBC il 26 settembre 2019. E: « How close is China to a financial crisis?» ( Quanto è vicina la Cina a una crisi finanziaria?) si chiedeva « Forbes» il 26 luglio 2019. Infine « Bloomberg» nel gennaio 2019 affermava « Forget the trade war. China is already in crisis» ( Dimenticate la guerra dei dazi, la Cina è già in crisi). Le agenzie di rating-finanziarie globali erano in allarme.

La Cina, dunque, ha qualche problema. A metà del 2019 ha abbassato ancora i prezzi alla produzione. Il debito delle aziende cinesi è cresciuto del 60% negli ultimi otto anni.

Nella seconda metà del 2019 la finanza globale si preoccupava.

Se la Cina non vende, vuol dire che nel mondo non si compra. Infatti, anche l'India è in crisi; nel primo quadrimestre del 2019 è entrata ufficialmente in recessione.

Le nostre " manifatture" globali sono in crisi, ergo, anche l'Occidente è in crisi.

La proclamata epidemia wuhanica è sicuramente correlata alla crisi economica. Nel senso che è studiata per cercare di rimediare alla crisi del capitale globale e ai suoi effetti collaterali, compreso l'aumento delle turbolenze sociali. In che modo, però? Cosa deve provocare? Cosa deve evitare?

Gli abitanti della Cina in pochi decenni hanno subito o attuato uno stravolgimento totale delle loro abitudini, cultura, stili di vita. Sono emigrati a centinaia di milioni dalle campagne alle città, che si sono gonfiate come cadaveri in putrefazione. Hanno visto trasformarsi i fiumi in fogne o in bacini idrici per produrre elettricità; hanno lasciato sessanta milioni di bambini affidati ai nonni nei villaggi di montagna abitati ormai solo da vecchi e ragazzini; hanno visto sparire la sanità pubblica, le scuole e i medici di villaggio, e apparire invece coltri di smog dense come fango; hanno mandato a lavorare le bambine di 13 anni per dieci ore al giorno nelle fabbriche " legali"; hanno messo a lavorare i propri figli di 6, 7, 8 anni nelle attività familiari " fai da te" tipo riciclaggio della plastica o recupero dei materiali di cellulari e computer, in mezzo ai liquami velenosi. Più di cento milioni di cinesi si sono ammalati di broncopneumopatia, una malattia cronica, irreversibile, mortale, provocata dall'inquinamento dell'aria. Il che rende ancora più ridicola l'idea che una dichiarata epidemia di polmonite spinga le autorità a misure talmente drastiche, carcerarie per sessanta milioni di abitanti e rovinose per l'economia.

Tutto questo con il miraggio di arricchirsi, comperare l'automobile, lo smartphone, il televisore a schermo piatto, la casa moderna, viaggiare all'estero, mandare i figli all'università. I sogni della competizione sociale tardo-capitalistica. Tutti quei cinesi che credevano nel socialismo, nell'uguaglianza, nella cooperazione solidale, hanno visto con sgomento, rabbia e disperazione la trasformazione del Paese in un crogiolo di competizione, sfruttamento, disuguaglianze sociali portate al limite, ostentazione di ricchezze, individualismo forsennato, distruzione dell'ambiente, capitalismo accelerato.

Che succederebbe il giorno in cui il miraggio dell'arricchimento individuale sparisse? In cui tutti i sacrifici personali e il sacrificio di un Paese si rivelassero inutili e insensati? Ma... se la crisi economica è provocata da un virus, chi ci crede continuerà a sperare. Il virus passerà, riprenderà la corsa verso la ricchezza, tutto tornerà come prima.

La vana speranza forse farà guadagnare un po' di tempo a chi ha le redini del potere. A finanzieri speculatori, grandi industriali e loro servi politici.

" Hubei, sessanta milioni ai domiciliari" intitolavano i nostri mediaservi tutti in coro. Con speculazioni arzigogolate sull'inefficienza del governo cinese e senza mettere in dubbio un'epidemia che aveva fatto «più di 1700 morti».

Come se la gente non morisse tutti i giorni, in Cina e ovunque.

Il Giallo del Coronavirus
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