Golpe o guerra civile: il regime che vuole cancellare Trump

  • Fulvio Grimaldi

Da noi imperversano, tipo bombardamento di Dresda, le fake news. Le rivediamo finalizzate a seminare terrore e assembramenti in ospedali e pronti soccorsi, tramite fake contagiati e fake decessi da fake Covid (fake=falso). Decessi autentici, invece, da intubazioni, ventilazioni, ovviamente in assenza coatta di parenti, e cure salvavita negate agli oncologici, diabetici, infartuati e depressi. E tutti, convinti che i governanti governino per noi, i medici medichino per noi e i media ci diano notizie vere, abboccano e si adeguano. Negli Usa, operando gli stessi mandanti ed eseguendo gli stessi sicari, la differenza la fa un presidente il quale, bene o male che gli vogliate, tutta questa pantomima la contrasta e ridicolizza. Ma il senso profondo di tutto questo pochi lo sanno. Basterebbe l’eresia di un presidente anti-Cupola, degna dei Catari contro il Papa, perché i signori del Nuovo Ordine Mondiale digital-pandemico, ricorrendo a personaggetti come Greta Thunberg, o a personaggioni come Bergoglio, o ad altri chicchirichì del pollaio, lo sostituiscano come “male assoluto” addirittura a Russia, Cina, Iran. E, nella congiuntura, alla maledetta idrossoclorochina ammazza-virus e vaccino.

Servono a creare l’aria giusta perché questo outsider del cazzo faccia la fine proprio dei Catari. Cosa che a lungo hanno tentato con l’altro grande inganno del secolo, il Russiagate. Una pandemia del falso finita, insieme al suo amanuense, il procuratore Hillary ClintonMueller, sepolta dal ridicolo, a dispetto dei patetici tentativi di Hillary Clinton di farla rispuntare ora, in forma di foruncolo rosso sulle terga di Trump. Vedremo di esporre brevemente, nelle elezioni presidenziali statunitensi, chi e cosa sono in gioco, sul piano interno e su quello geopolitico. Si tratta dello scontro tra quello che da Reagan fino a Obama, c’è stato e quanto Donald Trump, barcamenandosi tra connivenze e confliggenze con quel retaggio irriducibile e ricattatorio, ha provato a cambiare. Il primo si esprime nel noto Deep State, governo parallelo storico (sul campo guidato da Intelligence, Pentagono, Wall Street e sionmassoneria), come si è andato perpetuando nell’alternanza tra Repubblicani e Democratici, fin dallo sbarco dei padri puritani. Passiamo dal genocidio degli autoctoni, attraverso una guerra in media all’anno fuori casa, ininterrotti colpi di Stato e destabilizzazioni colorate, fino al bombardamento nucleare e alle incessanti guerre, dalla Corea del Sud a oggi.

E’ lo schieramento cui fanno riferimento e devono obbedienza la maggioranza dei politici e media italiani e intellettuali, artisti, scienziati e medici di seconda e terza fila del mondo. Pensate a Burioni, o a Fedez. In America, invece, si tratta di primattori quali le star di Hollywood, Michael Moore, “New York Times”, “Washington Post”, “Cnn”, “Nbc”, “Cbs” e altri che, da Nixon e, successivamente, dalle guerre all’Iraq in poi, si sono fatti standard aurei propagandistici delle guerre dei super-ricchi. Trump si è posto come vindice degli interessi dei lavoratori della Rustbelt. del ceto medio massacrato dalle crisi sotto Barack Obama, e ostacolando, a tratti e più a parole che nei fatti, ma in maniera sufficiente a farsi detestare, il complesso militar-industrial-securitario, ha riportato in patria produzione e lavoro che i predecessori avevano delocalizzato all’estero. Rompendo con il continuismo dei precedenti trent’anni, è risultato la variabile impazzita del sistema. Moderatamente alternativo, ma già solo Trumpper questo, giudicato peggio di Nerone. Del resto, cosa ci si poteva aspettare di meglio da un’America militarizzata e deculturizzata, come l’hanno ridotta le marionette dei Poteri Forti, da Johnson in poi?

Bush Jr. e Obama hanno lasciato all’economia Usa l’onere di 6,4 trilioni in spese di guerra, più 1 trilione di costi per i veterani nei prossimi decenni. Le loro guerre, sette maggiori e molte striscianti, hanno affiancato la depopolazione programmata da Bill Gates e soci con 5 milioni di morti accertati, più altri due da calcoli approssimativi e molti altri ancora, mai tenuti in conto, da sanzioni a decine di nazioni. Senza neanche parlare dei crimini di un Obama che ha firmato ogni settimana la lista Cia degli assassinandi senza processo, negli Usa e nel mondo, della Guantanamo mantenuta, o della vergogna di imporre il segreto su un rapporto di 6000 pagine, della Commissione Intelligence del Senato, che elencava la spaventosa pratica della tortura di cui si è macchiata la Cia.

Oppure, pensando agli indignati per il muro col Messico, già in piedi prima di Trump (ci sono stato e l’ho filmato), che costui è stato il presidente che ha espulso più immigrati di ogni altro:1, 5 milioni. Trump ha ereditato le guerre di Obama, non aggiungendone altre e riducendone l’impegno, insieme alle centinaia di migliaia di mercenari terroristi, jihadisti e non, dai due predecessori, a partire dell’11 Settembre, addestrati, pagati e impiegati in vari scenari bellici. Le rivoluzioni colorate sotto l’amministrazione Trump sono state promosse per iniziativa di elementi, non a lui omologhi, come i neocon bushiani Pompeo, Bolton, Negroponte, e strutture collaudate nei precedenti decenni, come la Ned, l’Atlantic Council, la Cia, varie Ong. Ha seguito troppe spesso le indicazioni di questi ambienti, rimediando con limitati ritiri di truppe e sanzioni, ma resistendo Fulvio Grimaldiostinatamente alle enormi pressioni del Deep State e di Israele perché attaccasse l’Iran. “Nazionalista” e sostenitore del principio multilateralista e, dunque, delle sovranità nazionali, si è dichiarato antiglobalista fino all’autarchia.

Geopoliticamente, ciò ha significato un continuo tentativo di ridurre le tensioni con la Russia, storicamente alimentate dal complesso militar-industriale, e mantenere un dialogo civile con Vladimir Putin. “Dittatore russo, avvelenatore di avversari, uccisore di giornalisti”, solo perchè insopportabile per i Democratici, in quanto promotore e mediatore di pace e del diritto internazionale. “Il Manifesto” è lo specchietto dal quale ci viene riflesso il Putin perennemente diabolizzato dai neocon, L’accanimento anticinese, eminentemente sul piano commerciale, potrebbe sembrare in antitesi con l’atteggiamento collaborativo verso la Russia, ma ha una sua spiegazione di sistema nella spaccatura tra le visioni del mondo proprie rispettivamente di Trump e dei nemici globalisti nel governo parallelo. Come questo aspetto della politica delle potenze e dei rispettivi alleati e propagandisti, si rifletta nello scontro in atto negli Stati Uniti non viene lontanamente percepito, e tantomeno illustrato, dai nostri gallonati analisti che deambulano pomposi per pagine e schermi. Potrebbero, dovrebbero, capirlo e dirlo se, anziché occultare la vicenda più clamorosa venuta alla luce nel corso di queste ultime giornate di campagna elettorale, obbedissero alla deontologia che gli imporrebbe di passare i fatti, tutti, al pubblico.

Quanto in Italia ed Europa le forze del “progresso”  e dell’”innovazione”, delle minoranze migranti, o di genere, macho-femministe, globaliste, pseudo-ecologiste, covidiste, atlantosioniste ed europeiste (zanzara-cocchiera a “sinistra” “Il Manifesto”) hanno lanciato contro i, neanche malamente, definiti sovranisti, populisti, nazionalisti, nel caso del presidente dallo shampoo all’arancia ha raggiunto il parossismo. Quando poi si è curato con farmaci, efficaci a dispetto dell’Oms, di Bill Gates e del Ricciardi washingtoniano, Anthony Fauci, e ha dimostrato che dall’influenza detta Covid-19 si guarisce rapidamente come da qualsiasi influenza e ha detto ai cittadini, da terrorizzare col virus, di non aver paura e che i numeri dei virologi sono una barzelletta e che gli ospedali dai “contagiati”, sani o meno, ci guadagnano… si sono aperte le porte Faucidell’inferno. Per minare i successi economici e la riduzione della disoccupazione dell’Amministrazione, i Democratici hanno scatenato, insieme al Covid-19, il caos in tutti gli Stati in cui lo hanno favorito i governatori di quel partito.

Dopo lo tsunami di preparazione, infine sfiatato, del #Me Too, teso a obamizzare le donne contro tutti gli uomini, sono arrivati i fascisti di “Antifa” e gli pesudo-antirazzisti di “Black Lives Matter” che, su commissione e con dimostrato finanziamento di varie fondazioni del Deep State, Rockefeller, Ford, Soros, hanno devastato, incendiato, saccheggiato, picchiato in città come Seattle, Portland, Minnesota e Philadelphia. Si sono uniti ai promotori della pandemia per rappresentare all’elettore una nazione che Trump avrebbe reso preda e vittima di sfascio e decadenza. Quando i mandanti del grande casino si sono resi conto che la gente incominciava a stufarsi del fatto che ad alcuni abusi e omicidi della polizia seguivano la distruzione della convivenza civile, tanto far calare i sondaggi, veri o falsi, favorevoli a Biden, hanno attenuato la Antifaguerriglia. Oltre tutto i nefasti della polizia Usa, celebrata da noi da infinite serie tv rompiminchia, erano altrettanti sotto altri presidenti e Obama aveva addirittura proceduto a militarizzarla, fornendo mezzi militari, quali carri armati, aerei, droni, cannoni e quant’altro.

Per far prevalere su trombe e tamburi dei media e donazioni dei miliardari a promozione di Joe Biden, avrebbe dovuto bastare la sua precoce demenza senile che, a parte infinite puttanate e perdite del filo, gli ha fatto dire che correva per il Senato, anziché per la Casa Bianca, che presidente sarebbe diventata  Kamala Harris (e qui non si sbagliava) e che 200milioni di americani sarebbero morti di virus entro la fine di un suo discorso. Ma c’è voluto dell’altro, del più esplosivo, a far precipitare le chances del vecchietto scemo (pertaltro finito nel contrapasso dell’accusa di molestie a femmine), peroratore di ogni guerra di Obama. La rivelazione che quella famiglia, Joe e figli, poteva ben concorrere al titolo di “famiglia più corrotta d’America”. I media di corte erano riusciti a quasi far dimenticare la provata porcata della coppia Joe e Hunter Biden in Ucraina, a cui il papà aveva minacciato di negare 1,5 miliardi di aiuti, se il presidente non avesse rimosso il procuratore che stava processando, per una montagna di reati e tangenti, la Burisma Holding, colosso del gas, e lo stesso Hunter, assunto, da perfetto incompetente, a 50.000 dollari. Era solo l’apericena.

La bomba è un hard disk del computer di Hunter, che il figliolo del politico più ammanigliato col grande business Usa aveva dimenticato da mesi presso un riparatore. L’hard disk era finito nelle mani del Fbi, ma, di fronte all’inattività di questo, il tecnico l’aveva legittimamente consegnato a Rudolph Giuliani, avvocato di Trump. Che ne ha fatto pubblicare il contenuto sul più antico e diffuso quotidiano statunitense: il “New York Post”. Contenuto confermato dal socio in affari di Hunter, Devon Archer e molti altri. Da quel momento, come presidente degli Usa, Joe Biden è diventato una foglia morta. Anche se vince a forza dell’incredibile imbroglio dei voti postali fomentati dai Democratici, che, nei loro innumerevoli passaggi, sono ultramanipolabili, fino a poter arrivare all’urna 9 giorni dopo la data delle elezioni, il ricatto penderà su di lui peggio di quanto Trump fosse condizionato dalla fandonia del Russiagate. Quel disco non conferma solo quanto dell’affaraccio di Kiev già si Hunter Biden con il padresapeva, ma anche un’infinita altra serie di affari torbidi, ben più illeciti e costituzionalmente abietti. Eminentemente con la Cina e soprattutto, a partire da quando il vicepresidente di Obama poteva tutto, investimenti con oligarchi cinesi vicini al governo e intimamente legati ai servizi segreti di Pechino.

Evidentemente con la conoscenza e approvazione delle massime autorità. Un Cinagate all’ennesima potenza, stavolta provato dagli stessi documenti e chat dei protagonisti. Investimenti e operazioni per miliardi, in particolare con il titolare del gigante dell’energia cinese Cefc, Ye Janming, che ai Biden tutto concedeva pur di essere presentato al padre vicepresidente, per assicurarsi vasti campi d’azione negli Usa. Tutto e molto altro dimostrato da mail scambiate tra le due parti e incise nel disco. E per dare un tocco di integrità morale al tutto, anche immagini, elettoralmente accattivanti per papà, di Hunter nudo che fuma crack e fa sesso. Avete notato qualche presstitute che abbia riferito la non irrilevante vicenda al mondo, salvo i social e il “New York Post”? No, neanche avete avuto sentore che Twitter ha censurato la storia e ha bloccato l’account del Nyp fino a quando non è stato costretto da un tribunale a retrocedere. E noi ci stupiamo quando.questi piattaformisti bannano un nostro articoletto! Alla luce di quanto sopra, dovremmo anche immaginare perché Trump ce l’abbia con la Cina, tanto vicina al Deep State nella sua concezione degli affari globali del mondo e della sorveglianza totalitaria sui propri cittadini compresa negli schemi del mondialismo. Come anche del tutor dell’operazione Coronavirus, Oms, cioè di Bill Gates, Microsoft e vaccini, a fini del Nuovo Ordine Mondiale, per i quali sempre sia lodata la Cina per come ha gestito il suo virus.

E’ difficile dire se questi fatti faranno desistere signore democratiche come Hillary Clinton o Nancy Pelosi, presidente della Camera, dall’invocare il colpo di Stato se Trump vincesse. La prima, perenne idolo di tutti i commentatori del “Manifesto” per i suoi trascorsi honduregni, libici, siriani e l’esultanza per il linciaggio di Gheddafi. «In nessun caso», ha minacciato la prima, «va riconosciuta una vittoria di Trump». «Qualsiasi sia il conteggio la sera del voto», ha promesso la seconda, «Biden non dovrà concedere la vittoria». Sono donne. Sono democratiche e Democratiche. Sono di quel genere “che salverà il mondo”, con sorelle come Susan Rice, Samantha Power, Victoria Nuland, Madeleine Albright, Condoleezza Rice… Tutte che, per salvarlo, il mondo, prima si sono date da fare per distruggerlo. Torniamo allo scontro geopolitico e ai suoi vessilliferi. Abbiamo visto i Democratici non rinunciare a scalmanarsi in tutti i modi contro la Russia. Trump e la sua amministrazione, per converso non gli attacchi a una Cina espansionista e diffusora di virus. Forse c’è da dedurne che le forze, neanche più tanto oscure, del Deep State americano e internazionale condividono con la Cina l’obiettivo globale di un nuovo mondo digitale-farmacologico, che gli Nancy PelosiUsa devono perseguire a forza di brutalità e violenza imperialiste. Tipo, prima globalizziamo il mondo, poi ce la vediamo tra noi. Mentre la Cina lo farebbe correre sui binari della pace e delle infrastrutture.

Un mondo in cui entrambi poli condividono la totale digitalizzazione dell’umanità, perseguita a forza di controlli e sorveglianza. Ottenibili in Occidente con l’Agenda Id202, dei miliardari di Davos, e come in corso di realizzazione in Cina tramite il bio-tecno totalitarismo dei dispositivi legati al corpo. Complemento a quei crediti sociali, che rendono meritevoli o immeritevoli di posizione, reddito, viaggi ed altro. Un mondo distopico che prevede il rovesciamento totale dell’esistente. E per quanto la prospettiva cinese preveda una globalizzazione nel segno della cooperazione e dell’egemonia in termini di pace, l’idea che questa venga realizzata a costo delle libertà individuali e di una meritocrazia determinata dai logaritmi di regime, non ce la rende simpatica. Vediamo se, come già intravvisto nelle turbolenze delle marce delle donne, seguite alla vittoria di Trump nel 2016 e come anticipato, in questa campagna elettorale, dall’imperversare negli Stati dell’Unione di manipolatori covidiani e bande di squadristi, dopo il 3 novembre si avvererà il vaticinio di Hillary e Nancy: colpo di Stato, o guerra civile, l’uno dopo l’altra. Forse l’esito, di sicuro apocalittico, dipenderà dal noto complesso militar-industriale In ogni caso sarà un passo verso l’implosione dell’Impero.

(Fulvio Grimaldi, “Le opzioni di Hillary e Nancy: guerra civile, o golpe militare”, dal blog “Mondo Cane” del 1° novembre 2020).

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