“ Profumo, chi era costui?”. Ascesa e declino di un banchiere

  • Giancarlo Marcotti

Il tempo è galantuomo? A volte.

Il pezzo che ripropongo fu pubblicato sul nostro sito il 27 Febbraio 2009. Undici anni fa. Se non ricordo male, ricevemmo anche la lettera di un avvocato.

Ieri il " banchiere" Alessandro Profumo è stato condannato a sei anni di reclusione. Il M5S ci risparmi la sceneggiata di cadere dalle nuvole!
Il partito dell’onestà-onestà aveva recentemente confermato, coi compari del Pd, Alessandro Profumo alla guida della strategica Leonardo, azienda partecipata dallo Stato. Lo aveva confermato nonostante la condizione di imputato nel processo che riguardava la vicenda dei derivati Alexandria e Santorini, quando Profumo ricopriva la carica di amministratore delegato di Montepaschi Siena.
Bene, ieri è arrivata la sentenza: sei anni di reclusione a lui e all’ex presidente Viola. Una condanna che ovviamente dovrebbe portare alle DIMISSIONI IMMEDIATE di ALESSANDRO PROFUMO dalla guida di Leonardo. Non fosse altro per la pessima figura cui esporrebbe l’Italia anche all’estero.
 
A vent’anni viene assunto al Banco Lariano, vi lavora 10 anni senza che nessuno si accorga delle sue qualità in ambito bancario. A trent’anni si laurea in Economia aziendale.  Anche la Bocconi non lo ricorda come studente particolarmente dotato.
Ma è proprio in questo momento che avviene la trasformazione: Profumo a trent’anni, appena conseguita la laurea, lascia il Banco Lariano (che non lo rimpiange affatto).
Viene assunto niente meno che da McKinsey & C. dove lavora per due anni, quindi altri due anni in Bain & Co. (società leader nella consulenza di alta direzione), successivamente torna in Banca. Profumo ha 34 anni ed entra in Ras con il grado di Direttore CentraleTre anni dopo viene assunto dal Credito Italiano con il grado di Condirettore Centrale! A questo punto nessuno può più fermarlo.  Dopo un anno, a 38 anni è Direttore Generale! Dopo altri due anni, a 40 anni appena compiuti diventa Amministratore Delegato! Sono passati esattamente 10 anni da quando aveva lasciato da impiegato il Banco Lariano ed è AD del maggior Gruppo Bancario italiano.
Sotto la sua guida, l’anno successivo il Gruppo assume la denominazione di Unicredito ed inizia una serie di acquisizioni sia in Italia che all’estero. L’operazione più importante all’estero è l’acquisizione in Germania di HVB, Gruppo Bancario estremamente chiacchierato per una amministrazione non del tutto trasparente. In Italia l’operazione di incorporazione più rilevante riguarda Capitalia, a capo della quale c’era Cesare Geronzi che si ritroverà, dopo quell’operazione alla testa di Mediobanca.
Han fatto molto discutere anche diverse acquisizioni di Banche dell’est Europa oltre che di Bank of Austria. Il giorno in cui Profumo assume la carica di Amministratore Delegato (29 aprile 1997) il titolo in Borsa vale 1,2075 euro.
Esattamente un anno dopo (29 aprile 1998) ne vale 4,5562. Chi avesse quindi investito, il giorno del suo insediamento, 10.000 euro su Unicredito un anno dopo se ne ritrovava 37.732 con una performance del 277,32%.
Niente male.
Per essere precisi è proprio nel 1998 che assume la denominazione di Unicredito, e da quel momento passano 7 anni in cui tra alti e bassi il valore del titolo non aumenta neppure di un centesimo, poi, siamo nel settembre 2005, sull’onda dell’acquisizione di HVB ed altri Istituti dell’Europa orientale crescono le aspettative e di conseguenze le valutazioni del titolo che nell’aprile del 2007, all’indomani dell’incorporazione di Capitalia, raggiunge il suo massimo livello.
Il 26 aprile 2007 il titolo termina le contrattazioni a quota 7,68 euro. Il livello più elevato, intraday invece verrà toccato il 10 maggio 2007: Unicredito viene scambiato a 7,765 euro. Resterà questo il suo massimo storico.
Da quel momento inizia un periodo buio che assume, col passare del tempo, sempre più le sembianze di un calvario. Oggi, a 21 mesi di distanza da quel massimo il calo è dell’88,45%! La parabola di Profumo è così finita miseramente, dopo più di 11 anni dalla sua nomina ad Amm.Del. il titolo Unicredito vale in Borsa il 25,75% di meno.
Un disastro.
Ma la situazione critica non riguarda esclusivamente gli azionisti di Unicredito, la Banca ha raggiunto dimensioni tali (è diventato il secondo più importante Gruppo a livello europeo) che nell’eventualità (al momento ancora improbabile) di un default, lo Stato italiano si troverebbe nell’impossibilità di intervenire in soccorso perché non avrebbe le disponibilità per tappare il buco. In pratica un eventuale default di Unicredito trascinerebbe l’Italia intera in un baratro simile a quello a tutti noto dell’Argentina di alcuni anni fa.
Vista la drammaticità della situazione non ci si può esimere dal porsi la domanda cruciale: Chi ha tramutato il bruco in farfalla? Non avendo certezze in questo senso, preferiamo non esporci, anche se naturalmente un’idea in testa l’abbiamo. Di sicuro ci sono persone in Italia che sono a conoscenza di tutti i retroscena. Sarebbe interessante che un giorno qualcuno avesse il coraggio di parlare e chiarisse anche questa ennesima pagina buia della storia economica italiana.

Giancarlo Marcotti e la Redazione per Finanza In Chiaro

27 Febbraio 2009

 

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