Medici contro l’Oms: pandemia inventata e cure censurate

« L’Oms ha creato un coronavirus infodemico per simulare una pandemia». Allarme gonfiato, dati falsificati e terapie oscurate. E’ un’accusa terribilmente esplicita, quella rivolta all’Organizzazione Mondiale della Sanità. La firmano medici e operatori sanitari del Belgio, autori di una lunga lettera alle autorità statali, chiedendo che l’ente sanitario internazionale venga addirittura indagato. La lettera, che ripercorre tutta la gestione dell’emergenza, dall’inizio ad oggi – osserva “ByoBlu” – arriva ad una precisa conclusione: «L’attuale gestione della crisi è diventata del tutto sproporzionata e causa più danni che benefici». Aggiungono i medici belgi «Chiediamo la fine di tutte le misure e un ripristino immediato della nostra normale governance democratica». Rivogliono anche «tutte le nostre libertà civili», confiscate attraverso lockdown e restrizioni. La lettera, scrive ancora “ByoBlu”, ha avuto immediatamente un forte impatto sull’opinione pubblica, non solo del Belgio ma di tutto il mondo. «L’analisi proposta, infatti, potrebbe riferirsi a qualsiasi altro Stato che in questi mesi, e in parte ancora oggi, ha limitato alcune delle libertà fondamentali dei propri cittadini».

I medici chiedono ai politici «di essere informati in modo indipendente e critico nel processo decisionale e nell’attuazione obbligatoria delle misure per il coronavirus». In altre parole, vogliono «un dibattito aperto, dove tutti gli esperti siano rappresentati senza alcuna forma di censura». Dopo il panico iniziale che circondava il Covid-19, «i fatti oggettivi ora mostrano un quadro completamente diverso: non c’è più alcuna giustificazione medica per qualsiasi politica di emergenza». Secondo i sanitari belgi, «l’attuale gestione della crisi è diventata del tutto sproporzionata e causa più danni che benefici». Per questo, chiedono «la fine di tutte le misure», nonché ritorno alla piena legalità democratica, perché «una cura non deve essere peggiore del problema». Infatti, aggiungono, «il danno collaterale ora causato alla popolazione avrà un impatto maggiore – a breve e lungo termine – rispetto al numero di persone ora salvaguardate dal coronavirus». Le severe sanzioni applicate? «Sono contrarie ai valori formulati dal Consiglio supremo della Sanità belga», ovvero «scienza e competenza, qualità, imparzialità, indipendenza e trasparenza».

Da un lato, sempre secondo i medici del Belgio autori della denuncia, le restrizioni «non sono sufficientemente fondate sulla scienza», e dall’altro la rigorosa politica repressiva sul coronavirus «contrasta fortemente con la politica minima del governo quando si tratta di prevenzione delle malattie, rafforzando il nostro sistema immunitario attraverso uno stile di vita sano». Tutte cose che contrastano con l’obbligo delle mascherine, il divieto di attività all’aria aperta, il distanziamento sociale e l’isolamento sociale, la quarantena obbligatoria e alcune assurde misure igieniche. «All’inizio della pandemia, le misure erano comprensibili e ampiamente supportate – ammettono i medici – anche se c’erano differenze nella loro attuazione nei vari paesi». Attenti: «L’Oms aveva originariamente previsto una pandemia che avrebbe causato il 3,4% di vittime, in altre parole milioni di morti, e un virus altamente contagioso per il quale non erano disponibili cure o vaccini». La preoccupazione per un’emergenza così grande, che avrebbe messo ko gli ospedali, «ha portato a una situazione di allarme globale, mai vista nella Lockdownstoria dell’umanità». Così, il lockdown «ha messo fuori uso l’intera società e l’economia», mentre l’allontanamento sociale «è diventato la nuova normalità, in previsione di un vaccino di salvataggio».

A poco a poco, però – secondo i medici – i fatti oggettivi hanno mostrato una realtà completamente diversa: «Il Covid-19 ha seguito il corso di una normale ondata di infezione simile a una stagione influenzale». Poco affidati i tamponi, che producono troppi falsi positivi, deformardo la percezione della realtà: «Se qualcuno risulta positivo al test, ciò non significa che quella persona sia effettivamente infetta clinicamente, sia malata o che si ammalerà». Notizia incresciosa: nei paesi che non hanno effettuato nessun lockdown – come Svezia e Islanda – le curve epidemiche sono simile a quelle degli Stati messi in quarantena. Altra annotazione clinica: «Solo le persone con un sistema immunitario debole o difettoso dovrebbero essere protette da un’igiene approfondita o da un allontanamento sociale». A salvaguardare le altre basta il sistema immunitario: quello che ci protegge regolarmente da centinaia di virus, di cui nemmeno ci accorgiamo. Molti evidenti, al contrario, gli effetti – catastrofici – del distanziamento: «L’isolamento sociale e il danno economico hanno portato a un aumento di depressione, ansia, suicidi, violenza intrafamiliare e abusi sui minori», al punto che «è molto più probabile siano proprio l’isolamento e la quarantena ad avere conseguenze fatali».

E poi: sicuri che sia vero, quello che ci hanno raccontato a reti unificate? Un virus altamente contagioso, capace di produrre “milioni di morti” e senza alcun trattamento sanitario in grado di neutralizzarlo? Falso: «La mortalità si è rivelata molte volte inferiore al previsto, e prossima a quella di una normale influenza stagionale (0,2%)». Non solo: «Il numero di decessi “corona” registrati sembra sovrastimato». La stragrande maggioranza dei pazienti deceduti aveva 80 anni o più, e soffriva di mali molto seri: cuore, diabete, malattie polmonari pregresse. «La stragrande maggioranza delle persone infette (98%) non si è ammalata, o si è ripresa spontaneamente». Poi c’è il capitolo (scandaloso) della crociata scatenata da “The Lancet” contro l’idrossiclorochina, sulla base di uno studio falsato e quindi poi ritirato. Quel farmaco, infatti, funziona: rappresenta «una terapia economica, sicura ed efficiente per coloro che mostrano gravi sintomi di malattia». Idrossiclorochina, zinco e azitromicina: «L’applicazione rapida di questa terapia porta al recupero e spesso impedisce il ricovero». Ed è vergognoso che, Terapia intensivadopo il falso allarme del “Lancet”, alcuni paesi – come l’Olanda – l’avessero addirittura proibita. E il peggio è che, nei casi in cui il Covid ha innescato problemi di coagulazione sanguigna (tromboflebiti polmonari) il rimedio – l’intubazione – è stato nefasto e volte mortale.

Ora sappiamo – scrivono i sanitari belgi – che il problema era causato da una risposta immunitaria esagerata, con coagulazione intravascolare nei vasi sanguigni polmonari. «La somministrazione di fluidificanti del sangue e desametasone e l’eliminazione della ventilazione artificiale, che è stata riscontrata causare ulteriori danni al tessuto polmonare, significa che anche questa temuta complicanza non è praticamente più fatale. Non è quindi un virus killer, ma una condizione ben curabile». E mentre oggi i media continuano a straparlare di “contagi” come fossero casi patologici, sappiamo come avviene la diffusione del virus? Ormai sì, dicono i belgi: «La diffusione avviene per gocciolamento (solo per pazienti che tossiscono o starnutiscono) e aerosol in stanze chiuse e non ventilate». Di conseguenza, «la contaminazione non è quindi possibile all’aria aperta». Non solo: «Il tracciamento dei contatti e gli studi epidemiologici dimostrano che le persone sane (o portatori asintomatici testati positivamente) sono virtualmente incapaci di trasmettere il virus. Le persone sane quindi non si mettono a rischio a vicenda».

Tutto ciò, quindi, «mette seriamente in discussione l’intera politica di allontanamento sociale e maschere orali obbligatorie per le persone sane: non c’è una base scientifica, per questo». Le mascherine? Servono in contesti «in cui avvengono contatti con gruppi a rischio comprovati», per esempio negli ospedali, perché «riducono il rischio di infezione da goccioline tramite starnuti o tosse». Per gli gli individui sani, invece, «le mascherine sono inefficaci contro la diffusione di infezioni virali». Oltretutto, indossare una mascherina non è privo di effetti collaterali: «La carenza di ossigeno (mal di testa, nausea, stanchezza, perdita di concentrazione) si verifica abbastanza rapidamente». Problemi respiratori, iperventilazione e Distanziamentoacidificazione tossica dell’organismo, per la troppa anidride carbonica respirata (cosa che «influisce sulla nostra immunità»). Secondo alcuni esperti, addirittura, «un uso inappropriato della mascherina può causare una maggiore trasmissione del virus».

Una seconda ondata di coronavirus? Non scherziamo: dati alla mano, «la stragrande maggioranza delle persone “infette” positivamente testate appartiene alla fascia d’età della popolazione attiva, che non sviluppa alcun sintomo o si limita a sviluppare sintomi limitati, a causa del buon funzionamento del sistema immunitario. Quindi nulla è cambiato: il picco è finito». Ma il guaio è che le misure in vigore costringono i medici a “tradire” il Giuramento di Ippocrate, laddove dice: “Informerò correttamente i miei pazienti. E anche sotto pressione, non userò la mia conoscenza medica per pratiche che sono contro l’umanità”. Il “primum non nocere”, che ogni medico assume come regola, è inoltre «minato dalla prospettiva della possibile introduzione di un vaccino generalizzato, che non è soggetto a test preventivi approfonditi». Dolenti note: le indagini sulle vaccinazioni antinfluenzali «mostrano che in 10 anni siamo riusciti solo tre volte a sviluppare un vaccino con un tasso di efficienza superiore al 50%». Ammettiamolo: «Vaccinare i nostri anziani sembra essere inefficace. Oltre i 75 anni di età, l’efficacia è quasi inesistente».

A causa della continua mutazione naturale dei virus, un vaccino è al massimo una soluzione temporanea, che richiede ogni volta nuovi vaccini. E un vaccino non testato solleva seri interrogativi: «Non desideriamo utilizzare i nostri pazienti come cavie», dichiarano i sanitari belgi. «Su scala globale, si prevedono 700.000 casi di danno o morte a causa del vaccino. Se il 95% delle persone sperimenta il Covid-19 praticamente senza sintomi, il rischio di esposizione a un vaccino non testato è irresponsabile». In questo, una enorme responsabilità ricade sui media: hanno amplificato il panico e citato solo i tecnici governativi, rinunciando a fare reportage oggettivi. «La versione ufficiale secondo cui era necessario un blocco, che questa era l’unica soluzione possibile e che tutti stavano dietro a questo blocco, ha reso difficile per le persone con una visione diversa, Belgiocosì come per gli esperti, esprimere un’opinione diversa. Le opinioni alternative sono state ignorate o ridicolizzate». E questo, aggiungono i medici, «riteniamo non si adatti a uno Stato costituzionale libero e democratico: questa politica ha anche un effetto paralizzante e alimenta la paura e la preoccupazione nella società».

Si è spesso parlato di una “guerra” con un “nemico invisibile” che deve essere “sconfitto”. «L’uso nei media di frasi come “eroi della cura in prima linea” e “vittime del coronavirus” ha ulteriormente alimentato la paura, così come l’idea che abbiamo a che fare a livello globale con un “virus killer”». Peccato che fosse tutto falso. E ha generato una vera e propria psicosi, nella popolazione: «Questa non è informazione, è manipolazione». Ed ecco l’affondo contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità: «Deploriamo il ruolo dell’Oms, che ha chiesto che l’infodemia (cioè tutte le opinioni divergenti dal discorso ufficiale, anche da esperti con opinioni diverse) sia messa a tacere da una censura mediatica senza precedenti». Non solo: «Chiediamo urgentemente ai media di assumersi le loro responsabilità: chiediamo un dibattito aperto, in cui tutti gli esperti siano ascoltati». Ne va dei diritti umani, che – aggiungono i belgi – sono stati calpestati dalle leggi d’emergenza, istituite sulla base di una presunta pandemia da milioni di morti, smentita dai fatti: «Il Covid-19 non è un killer virus, ma una condizione ben curabile con un Mascherinetasso di mortalità paragonabile all’influenza stagionale. In altre parole, non c’è più un ostacolo insormontabile alla salute pubblica. Non esiste lo stato di emergenza».

I medici del Belgio chiedono quindi la fine immediata di tutte le misure anti-Covid. «Mettiamo in dubbio la legittimità degli attuali esperti di consulenza, che si incontrano a porte chiuse», accusano. «Chiediamo un esame approfondito del ruolo dell’Oms e della possibile influenza dei conflitti di interesse in questa organizzazione». La stessa Oms, largamente finanziata dalla Cina, è stata anche «al centro della lotta contro “l’infodemia”, cioè la censura sistematica di tutte le opinioni dissenzienti nei media: ciò è inaccettabile per uno Stato democratico governato dallo Stato di diritto». I medici belgi rivolgono dunque un appello pubblico alle associazioni professionali e a tutti i sanitari, affinché esprimano la loro opinione sulle misure attuali. «Attiriamo l’attenzione e chiediamo una discussione aperta in cui i tutti possano e osino parlare». Con questa lettera aperta – concludono – denunciamo la verità: e cioè che, in questo caso, il rimedio è peggiore del male, quando non è basato «su una solida scienza», ma su una colossale operazione di propaganda che (quella sì) ha messo a repentaglio la salute e la sicurezza sociale di milioni di persone, in tutto il mondo.

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