Il Dottor Restani a Bonaccini: « Virus deve diventare parte di noi, non c’è alternativa»

Stefano Restani, medico con esperienza trentennale, scrive una lettera al Presidente delle sua regione Stefano Bonaccini: « Non riusciamo ad ammettere le nostre colpe».

Egregio Presidente Bonaccini, mi chiamo Stefano, sono un medico, la stimo molto, e vorrei che non commettesse gli errori che altri stanno commettendo con ipotesi o attuazione di lockdown più o meno estesi: per questo le scrivo.

L’evento coronavirus ha stravolto la vita di tutti noi: la sua comparsa “dal nulla”, i primi casi, poi la pandemia. Un virus sconosciuto, un virus che ha mietuto molte vittime, molte probabilmente evitabili. Ma la conoscenza presuppone spesso commettere errori nel percorso per arrivare ad essa.

È che qui si parla di morti diretti per la Covid. Ma non andrebbero dimenticati i morti indiretti da Covid. I tanti deceduti per infarto del miocardio, per neoplasie, i malati diventati di serie B, le comparse dietro all’attore principale: il Sars-CoV-2.

E ci sono altre morti legate ancor più indirettamente alla Covid: i suicidi per fallimento, per panico. Per non parlare dei danni economici quasi incalcolabili.

Il virus sta rialzando la testa”, “la seconda ondata”, “ i bollettini di guerra”, “ le strategie necessarie per vincere la guerra contro il virus”, “ ipotesi di nuovi inutili lockdown”.

Se pensiamo davvero che chiudere tutto o quasi, riportandoci alla primavera dell’anno in corso, sia la soluzione, allora non abbiamo proprio capito nulla dei virus e di questo in particolare.

Un virus è più forte di noi, è una macchina perfetta nell’arte della diffusione che se ne fa un baffo delle mascherine e della distanza di sicurezza di un metro.

il Dottore scrive: « Le mascherine chirurgiche e di stoffa sono ridicole»

Le uniche mascherine che a detta dei fabbricanti stessi potrebbero avere un senso sono le FFP3 senza valvola, che non sarebbero protettive al 100% e che andrebbero cambiate ogni 3 ore circa, ma avrebbero un senso scientifico.

Le mascherine chirurgiche e ancor più quelle di stoffa ( di tanti colori e fattezze, così “ carine esteticamente”) sono ridicole. Non esiste un solo studio randomizzato controllato che dimostri la loro superiorità nel ridurre in maniera statisticamente significativa la diffusione di un contagio virale rispetto a chi non le indossa.

1) Il virus ha una dimensione che non può essere frenata dai presidi appena citati. Diverso sarebbe se fossero batteri, molto più grandi.

2) Il virus “ aerosolizza”, è nell’aria intorno a noi anche se non c’è in quel momento un soggetto contagiato.

Cito solo due articoli, conoscevamo già le stesse cose da esperienze fatte sul virus dell’influenza.

« Il nostro studio e molti altri studi hanno dimostrato l’esistenza di SARS-CoV-2 nell’aerosol e questi studi implicano che questa via di trasmissione potrebbe essere una via non trascurabile da soggetti infetti a qualcuno nelle vicinanze» ( Fonte).

« I nostri risultati indicano che la trasmissione di SARS-CoV-2 tramite aerosol e oggetti è plausibile, poiché il virus può rimanere vitale e infettivo negli aerosol per ore e su superfici fino a giorni» ( Fonte).

 

Il virus deve diventare parte di noi

Comprendo che diffondere notizie del genere, in effetti poco o per nulla diffuse, avrebbe generato il panico e stiamo osservando cosa il panico fa fare alla gente. Per esempio affollare impropriamente il pronto soccorso dei vari ospedali.

La verità è una: noi non possiamo sbarrare l’accesso al nostro corpo a un coronavirus. Deve diventare parte di noi, come già hanno fatto decine e decine di altri virus. Concetto difficile da far comprendere ad alcuni medici, figuriamoci alla gente comune.

Nell’attesa quindi del vaccino qualcosa dovevamo dire, dovevamo fare: lavarci le mani, mascherine, distanziamento, lockdown, DPCM.

Ora il coprifuoco, la ridicolaggine più antiscientifica che possa esistere. Fai circolare la gente per 18 ore ma glielo impedisci per 6 ore alla notte. Questo ridurrebbe la diffusione? Di quanto? Ci sono studi statistici che ne dimostrino incontrovertibilmente l’efficacia? O è solo la pensata dello “ scienziato” di turno?

Mi domando: a cosa servono i dati della ricerca scientifica? Perché non li analizziamo seriamente e facciamo le mosse giuste, senza farci prendere dal panico? Questo è riferito soprattutto a chi emana DPCM e governa consigliato dal Comitato Tecnico Scientifico, molto comitato e poco altro.

I punti chiari di questa emergenza

1) Chi paga le maggiori conseguenze legate al Sars-CoV-2? Le persone anziane, tanto più se affette da una o più patologie. Anche le meno anziane se affette da patologie concomitanti.

Questi sono i soggetti da blindare, da proteggere. Attorno a questi va issata una barriera quasi impenetrabile, che non è impossibile da attuare, anche attraverso il potenziamento delle difese immunitarie e la nostra Università sta lavorando a questo.

2) Aumentano i positivi, per lo più asintomatici ( il 95%). Bene, non si parla da sempre di immunità di gregge? Vale solo se ottenuta con un vaccino e non quella ottenuta con una naturale circolazione del virus? Gli anticorpi generati naturalmente sono di serie B rispetto a quelli di serie A generati da un vaccino a vettore virale?

La Svezia, di cui si parla pochissimo, non ha adottato l’obbligatorietà all’uso delle mascherine, non ha chiuso tutto nemmeno in primavera. Concedeva incontri con non più di 50 persone, ristoranti aperti, scuole elementari e medie aperte ma anziani blindati e tenuti al riparo.

Orbene, il tasso di letalità ( numero di decessi/numero di casi confermati Covid) è inferiore (0,054%) a quello dell’Italia (0,079%), dati al 24/10/2020 tratti da WHO. Già questo dovrebbe far riflettere, far pensare e far agire di conseguenza

3) Questa in corso sta diventando più che una vera pandemia virale, una “ infopandemia” come l’ha definita il professor Giorgio Palù, ovvero un pandemico guazzabuglio di informazioni (spesso provenienti da persone con scarsa conoscenza sui virus), che ha avuto molti demeriti ( pensiamo solo all’uso improprio dei termini, utilizzati come sinonimi, “ casi”, “contagi e contagiati”, “malati”, “ positivi”) e la responsabilità di generare e mantenere ( forse volutamente) la popolazione nella paura (“ora il virus fa davvero paura” lo sentiamo dire dai mass media quasi ogni giorno).

 

Stefano Restani: « Non riusciamo ad ammettere le nostre colpe»

In conclusione, siamo finiti in un ingranaggio perverso, dal quale non riusciamo a uscire, perché vorrebbe dire ammettere errori commessi e colpe.

Ci vorrebbero mosse coraggiose, ma non abbiamo molti coraggiosi in Italia, persone che decidano di andare controcorrente (se la corrente è fasulla) sulla base di un’analisi seria, liberata da preconcetti e credenze maturati in questi faticosi mesi. E salvare il salvabile, non peggiorare le cose, e farci vedere un orizzonte diverso. Perché non voglio sottostare alla frase «nulla sarà più come prima», già biecamente utilizzata in alcuni spot pubblicitari.

Dobbiamo tornare come prima, anzi, meglio di prima. Perché anche dalle avversità si possono trarre insegnamenti costruttivi, non tutto è perduto.

Come dice l’avvocato Reiner Fuellmich è possibile per i politici « ritrovare il giusto percorso d’azione e avviare la discussione scientifica pubblica [e io aggiungo imparziale] attesa da tempo, e non andare a fondo con ciarlatani e criminali».

Ecco, io voglio credere che lei sia uno di quei pochi coraggiosi. 

Stefano Restani

 

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