Finché tampone non ci divida

Che senso ha continuare a fornire il numero giornaliero dei presunti positivi?

Alimentare la paura, ovvio.

Non c’è alcuna validità statistica se ogni giorno cambio il numero dei tamponi. L’unico modo per fornire dati obiettivi, e non strumentali, sarebbe indicare solo la percentuale dei positivi sul numero dei tamponi. A quel punto, che se ne facciano 1000 o un milione, il dato avrebbe sempre un valore statistico reale.

Ma scopriremmo che da maggio a ieri non si arriva al 2%. (In pochissimi casi si è superato l’1,5.) E ciò non farebbe comodo alla propaganda della paura.

Provate a immaginare se per le altre malattie infettive dovessimo conteggiare i morti giornalieri… La polmonite non ha mai preoccupato nessuno, né è stata causa di chiusure varie. Eppure di polmonite muoiono in media 41 persone al giorno. Non 4, 5, o 1. (Fonte ISTAT). Eh... Sì: la polmonite è contagiosa!

Nel 2019, in Italia sono morte 647.000 persone. (Fonte ISTAT).

Sempre l’ISTAT dice che nel 2017, 53.372 Italiani hanno perso la vita a causa di malattie a carico del sistema respiratorio: 13.516 polmoniti, 663 per influenza e 10.000 a causa di complicazioni dovute al virus influenzale. Gli altri per patologie diverse.

Ma dei 650.000 decessi, ben 14.000 sono morti per altre malattie infettive, dovuti a virus e a parassiti vari. (ISTAT).

Perciò, nel 2017, sono morte di malattie infettive ben 38mila Italiani. (ISTAT). ( Morti di malattia e non per errati approcci sanitari, come accaduto ai 35000 di marzo e aprile, per cui le famiglie delle vittime attendono ancora di sapere perché!).

E cosa cambia se 38000 Italiani sono morti per altri virus o parassiti?

Che per le altre malattie non si alimenta la paura. C’è il rischio di infettarsi, esiste un pericolo di morire, ma a nessuno è mai interessato degli anziani o dei soggetti deboli a cui poteva trasmettere un raffreddore potenzialmente mortale.

La vita è fatta di virus, di parassiti, di incidenti, di fatalità. Se temiamo la malattia e la morte, perdiamo di vista il fantastico cammino che chiamiamo vita. E non siamo più umani. Ma esseri viventi che attendono soltanto l’ora del decesso.

Spegnete la televisione, accendete il cervello e tornate a vivere.

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