“ Science”: liberi di tornare a scuola, più benefici che rischi

E se la chiusura delle scuole facesse più male che bene? Se lo chiedono pediatri ed educatori del Regno Unito che, in una lettera aperta firmata da più di 1.500 membri del Royal College of Paediatrics and Child Health, scrivono: «Continuare a tenere chiuse le scuole lascerebbe segni indelebili a un’intera generazione». Certo c’è l’educazione virtuale, ma è ben lontana da quella vera – dicono – e costringe molti genitori a lasciare il lavoro per prendersi cura dei bambini. Così in 20 paesi le scuole le hanno riaperte ai primi di giugno: altri, invece (Taiwan, Nicaragua e Svezia) non le hanno chiuse mai: bambini liberi di giocare, con le mascherine o senza. “Science” ha voluto vederci chiaro, studiando le riaperture di Sudafrica, Finlandia e Israele. «È venuto fuori che i bambini più piccoli raramente contraggono l’infezione e si contagiano l’un l’altro, ed è ancora più raro che si portino il virus a casa al punto da infettare i familiari», scrive Giuseppe Remuzzi sul “Corriere della Sera“. Assicura Otto Helve, infettivologo e pediatra finlandese: «Tutti quelli che hanno riaperto hanno potuto constatare che i benefici sono molto maggiori dei rischi».

Quante probabilità hanno, i piccoli, di ammalarsi e trasmettere il virus? I bambini possono infettarsi, risponde “Science”, ma non sembrano essere contagiosi, almeno da quanto emerge dagli studi condotti dall’Istituto Pasteur nelle scuole elementari. «I Scuola dell'infanziaragazzi delle superiori invece 3 volte su 10 hanno gli anticorpi, il che vuol dire che sono venuti in contatto col virus, mentre insegnanti e membri dello staff hanno anticorpi rispettivamente 4 e 6 volte su 10: quei ragazzi e quegli adulti si possono ammalare, ma di solito in forma lieve». Possiamo quindi lasciare che i bambini giochino insieme come prima? «Sì, dovrebbero poter tornare a correre, giocare e divertirsi il più presto possibile, purché non siano in troppi in una classe sola, e per chi ha meno di 12 anni non c’è nemmeno bisogno di distanziamento», scrive il “Corriere”, illustrando lo studio di “Science”. «E dovrebbero stare all’aperto più spesso (anche a far lezione, quando il tempo lo consente)». Ci vorrebbe una regola per tutta l’Europa, ma così non è: «In Olanda per esempio non si richiede nessun distanziamento fino ai 17 anni». In Israele, «il giorno della riapertura delle scuole i ragazzi erano così entusiasti che è sembrato subito impossibile chiedergli di stare lontani uno dall’altro».

E poi: ragazzi dovrebbero portarla, la famosa mascherina? «Sì e no», è la risposta. Certo, le “museruole” aiutano a frenare l’epidemia, «ma i ragazzi le trovano insopportabili: certe volte, portare la mascherina senza toccarla, metterla e toglierla, toccarsi continuamente la faccia o soffiarsi il naso è impossibile, specie per i più piccoli». Morale: la mascherina diventa inutile, se si continua a toccarla. Andrebbe indossata correttamente, e solo quando è impossibile mantenere le distanze. «La Germania è molto permissiva: agli studenti si chiede di portare la mascherina solo quando vanno in bagno o se sono in tanti, tutti vicini, in uno spazio piccolo (nei corridoi per esempio)». In Austria invece niente mascherina, mentre in Danimarca, Norvegia, Regno Unito e Svezia la mascherina la mette solo chi vuole, «e questo vale sia per gli studenti che per gli Giochi all'apertoinsegnanti». Lo stesso succede in Canada. «Poi bisogna tener conto delle condizioni climatiche: in Israele a metà maggio c’erano 40 gradi e la mascherina era insopportabile», idem in Africa e in America Latina.

Se un giorno di scopre la presenza di un soggetto contagiato, «c’è chi pensa che basti isolare chi è positivo e i suoi contatti, senza nemmeno bisogno di chiudere la classe», altri invece vorrebbero chiudere la scuola. «Comunque, almeno nei paesi meglio organizzati – aggiunge il “Corriere” – quando si trova uno studente positivo si faranno i test a tutti, inclusi quelli che non hanno sintomi, e si organizzerà la quarantena per i positivi e per i loro contatti». Le vere risposte, secondo “Science”, le avremo però solo dopo che si conosceranno i risultati di due studi, in corso in Germania e nel Regno Unito, che hanno affrontato il problema in modo sistematico: tamponi ai bambini delle scuole e ai loro familiari, e dosaggio degli anticorpi. Altro quesito: le infezioni che nascono a scuola possono diffondersi alla comunità? «I casi di malattie gravi tra gli insegnanti sono davvero pochi», sintetizza il “Corriere”, con la sola eccezione della Svezia: «Là non si è fatta mai nessuna politica di chiusura delle scuole, nemmeno nei momenti di massima diffusione del virus».

In Svezia non si è nemmeno modificata l’organizzazione interna, e nessuno ha suggerito mascherine, distanziamenti o altro. Risultato: diversi insegnanti si sono ammalati. «Ma il caso della Svezia – sostiene “Science” – non deve diventare una scusa per tenere chiuse le scuole anche in autunno, perché nel resto d’Europa i rischi che si sviluppino focolai a scuola sono veramente trascurabili». Tutto questo, senza contare che – come ripetono i medici – ormai il Covid-19 è perfettamente affrontabile, come tantissime altre malattie. Ed è davvero improbabile che la scuola possa rappresentare un rischio per la comunità: lo garantiscono gli epidemiologi della London School of Hygiene &Tropical Medicine. In Danimarca «si sono aperte le scuole appena i casi cominciavano a diminuire, e non è successo niente». In Olanda, mentre il numero di nuove infezioni era stabile, il numero di nuovi casi è rimasto invariato, «e poi è diminuito proprio mentre le scuole si riaprivano», e lo stesso è avvenuto in Finlandia, Belgio e Austria. Cosa ci aspetta, d’ora in avanti? Dipende, scrive il “Corriere”: «Per i bambini più poveri, i più Distanziamento inutile, per molti espertivulnerabili, la chiusura delle scuole continuerà e forse durerà per sempre». Il problema: «In molte parti del mondo non ci sono le risorse per adeguare gli ambienti scolastici alle esigenze di sicurezza». In Bangladesh e Filippine, per esempio, le scuole riapriranno solo quando fosse disponibile un vaccino anti-Covid.

In Europa e negli Usa, invece, «i bambini hanno poco da guadagnare dal lockdown, ma moltissimo da perdere», secondo un lavoro appena pubblicato su “Nature”, che parte dalla considerazione che i bambini non si ammalano, o si ammalano raramente. Negli Stati Uniti, fino al 24 giugno sono morti con un’infezione da Covid-19 («che poi siano morti di Covid non è sempre sicuro») 28 bambini sotto i 14 anni. Nello stesso periodo, sempre negli Usa, 9.622 bambini della stessa età «sono morti di incidenti stradali o domestici, suicidi, omicidi e altre malattie che non hanno niente a che vedere con Covid, molte delle quali, per altro, si sarebbero potute prevenire». Tenere i bambini lontani dalla scuola è un rischio anche per la loro salute, avvertono i pediatri inglesi: i piccoli «finiscono per fare meno attività fisica, per dormire male, per avere problemi nutrizionali, depressione, ansietà, senso di isolamento sociale». E dato che disoccupazione e stress in famiglia aumentano i casi di violenza domestica, «c’è persino il caso che i bambini finiscano per stare peggio a casa che a scuola, persino durante la pandemia». Per la stampa britannica, dal “Times” all’”Economist”, tenere chiusa la scuola per un periodo prolungato sarà «catastrofico», per i bambini.

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