Nasce Italexit: uscire dall’Ue per ridare all’Italia la sua sovranità

Un’Italia indipendente, libera, capace finalmente di autodeterminarsi. E non più ingabbiata dall’euro e dai diktat di Bruxelles. Questo l’obiettivo con il quale nasce “No Europa con l’Italia – Italexit con Paragone”, il nuovo partito del senatore Gianluigi Paragone presentato oggi alla Camera e che, sondaggi alla mano, è già partito fortissimo: le prime rilevazioni lo danno addirittura al 5% , il segno evidente di un’insofferenza degli italiani verso un’Unione Europea percepita sempre più come un ostacolo piuttosto che come un prezioso strumento per costruire un futuro migliore.

Tra gli obiettivi di No Europa con l’Italia c’è innanzitutto il recupero di una sovranità monetaria italiana, senza la quale il Paese difficilmente riuscirà a rimettersi in piedi dopo una crisi economica senza precedenti. Sull’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti o nel Regno Unito, dove un’autonomia che gli Stati europei possono soltanto sognarsi ha permesso alle banche centrali di affrontare l’emergenza con diverso piglio e diversa incisività. E poi la lotta alle privatizzazioni, fenomeno esploso alla fine degli anni Novanta e che ha finito per smembrare e consegnare nelle mani degli imprenditori persino monopoli naturali come autostrade e reti energetiche. Una battaglia quanto mani attuale dopo l’indignazione dei cittadini per i regali fatti negli anni alla famiglia Benetton.

E poi un piano di rinascita industriale che abbia nello Stato un attore protagonista e non un semplice comprimario, con l’espansione dell’industria pubblica a fare da traino per un settore privato dinamico e competitivo, con benefici a cascata sulle piccole e medie imprese. Uno Stato che deve tornare a recitare anche un ruolo chiave nella creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare sostenendo quei settori (riconversione ecologica, urbanistica, assistenza sociale) che non generano subito utili monetari ma offrono servizi di grande utilità per il resto della comunità.

Infine, un controllo dei confini accompagnato però da un impegno affinché gli stranieri che arrivano nel nostro territorio possano integrarsi facilmente con il nostro tessuto sociale. E lo stop a un processo di smantellizzazione sistematico della nostra sanità pubblica, i cui effetti si sono visti, purtroppo, al momento dello scoppio della pandemia di coronavirus. Tanti punti, insomma, per attuare una rivoluzione che renda l’Italia più forte e più libera. Uscendo sì dall’euro, ma per immaginare una nuova Europa che funzioni davvero, al contrario di questa Unione ormai tale soltanto nel nome.

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