Miserabili, hanno trasformato il Covid in catastrofe

«Sono questi vuoti d’aria. Questi vuoti di felicità. Queste assurde convinzioni. Tutte queste distrazioni. A farci perdere. Sono come buchi neri. Questi buchi nei pensieri. Si fa finta di niente. Lo facciamo da sempre. Ci si dimentica. Che ognuno ha la sua parte in questa grande scena. Ognuno ha i suoi diritti. Ognuno ha la sua schiena. Per sopportare il peso di ogni scelta. Il peso di ogni passo. Il peso del coraggio…» (“Il peso del coraggio” Fiorella Mannoia). Spesso gli artisti dipingono la realtà molto meglio degli scienziati. Credevo fino a poco tempo fa che tra un obbligo vaccinale a scopo diagnostico, un limite di 15 minuti per un rapporto sessuale, l’obbligo di mascherine antisalutari all’aperto, guanti che trasportano infezioni, proposte di apertura delle scuole alle 7.00, le parole di Ennio Flaiano sulla situazione politica italiana “grave ma non seria”, fossero appropiate. Purtroppo ora assistiamo a qualcosa di mostruosamente spaventoso; parole che non avrei mai pensato di commentare. Lo scorso 5 luglio, il nostro pallido, improvvido e impreparato ministro della salute rilascia la seguente dichiarazione: «Sto pensando a un Trattamento Sanitario Obbligatorio per delimitare il contagio». Luca Zaia ha affermato, per poi parzialmente ritrattare l’indomani, che «è fondamentale che ci sia un Tso obbligatorio qualora si rifiuti un ricovero»; tutto questo per 5 nuovi contagi ma nessuna vittima in Veneto per il coronavirus nelle ultime 24 ore.

Purtroppo sono in buona compagnia: prezzolati conduttori televisivi sostengono questo obbrobio culturale, scientifico, etico, umano e giuridico per i contagiati dal virus. Se Vygotskij ha connesso il pensiero al linguaggio, questo lessico e questa Il ministro Speranzagrammatica così culturalmente e umanamente miserevole impone una riflessione sui valori fondanti di questa scienza. Una barbarie assoluta cui si sta dirigendo il nostro paese determinando un gravissimo danno di salute nella nostra popolazione e la perdita di ogni diritto costituzionale; ed è questa la catastrofe che verrà insieme a quella economica. Le statistiche epidemiologiche italiane sono quelle che desumiamo dai dati dell’Istat e dell’Iss. L’epidemia ha coinvolto 1/3 del paese, e si è sviluppata prevalentemente al chiuso, in ambiente sanitario e nelle Rsa, colpendo le persone più fragili. Nel 2019 ci sono stati, in un periodo di 41 giorni (1° gennaio – 10 febbraio), paragonato al periodo più drammatico scelto dall’Istat (20 febbraio – 31 marzo) per il 2020, 89.593 morti: un numero di appena l’1,5% inferiore a quello del 2020. Il numero dei morti nei primi 3 mesi del 2020 è simile a quello del 2015, ed è addirittura inferiore a quelli del primo trimestre 2017. La mortalità complessiva del primo trimestre 2020 (188.684) è assolutamente entro le normali variazioni annuali (192.045 nel 2017).

Questo non significa che non ci sia stato il problema epidemico; un problema che non sottovalutiamo, ma non nuovo; diverso sì nella diffusiblità e nella concentrazione dei contagi. Tuttavia ancora si leggono statistiche, come quelle di alcune società scientifiche, dove i contagiati sono considerati solo coloro risultati positivi al tampone che, divisi per i decessi, danno un tasso di mortalità del 14%; neanche un qualsiasi virologo televisivo diffonderebbe questi numeri. Il metodo clinico, ormai in disuso, ci fa ragionare tenendo in mente lo stato complessivo di salute dei pazienti, senza alcuna preclusione ideologica. Questo maledetto Sars-Cov-2 e le altre malattie infettive, molte nosocomiali, non vanno sottovalutate: 50.000 decessi ogni anno solo per le infezioni ospedaliere. La mortalità iatrogena (per cause connesse all’esercizio della medicina), secondo “Jama”, è la terza causa di morte nei paesi occidentali. Da anni assistiamo a focolai di polmoniti interstiziali nei nostri reparti e nelle nostre Johan Giesecke, del Karolinska Institutetterapie intensive; forse questa patologia è divenuta per noi la più frequente. Tuttavia in questi mesi abbiamo assistito ad un drammatico peggioramento delle condizioni di salute fisica e mentale dei nostri pazienti.

Bambini mentalmente devastati, costretti a vivere isolati; persone che camminano e corrono nei parchi con mascherine antisalutari, persone con guanti che trasportano infezioni, anziani isolati da mesi che non riescono ormai neanche più ad uscire; distanziamenti sociali, sospensione dei diritti umani e costituzionali. Tutto questo per delle misure che non hanno alcunché di scientifico; come non c’è alcunché di scientifico e di epidemiologicamente serio che mostri come un lockdown rigido come il nostro abbia avuto effetto sulla diffusione dell’infezione; Johan Giesecke, del Karolinska Institutet, lo descrive bene nella lettera inviata al “Lancet” il 30 maggio. Le previsioni dei virologi per fortuna non si sono mai realizzate; la biologia del mondo reale ha delle variabili e delle dinamiche che non si riescono a prevedere. Il paradigma sanitario occidentale era cosi fragile che è crollato su un virus realmente mai isolato, dalle dimensioni microscopiche di 120 micron. Il mondo e tutti i ragionamenti epidemiologici sono bloccati su un test, la Pcr, che non è riconosciuto correntemente come uno standard di correlazione clinica. Pcr e dosaggi anticorpali non hanno una minima validazione scientifica. Il tampone (Rt-Pcr per Sars-Cov-2) ci indica solo la presenza di quel determinato virus. Non ci può indicare la sua quantità, per i limiti insiti al test. Non ci può informare se l’ipotetico agente ritrovato abbia il ruolo di patogeno od una presenza innocua.

Il meningococco è frequentemente presente sulle mucose del naso-faringe della popolazione (in media nel 10% dei casi) spesso in simbiosi senza dare alcuna malattia. Corman e coloro che tra i primi hanno preparato il test Rt-Pcr hanno affermato: «Noi ci siamo proposti di sviluppare e schierare una metodologia diagnostica robusta senza avere il materiale virale a disposizione». Hanno avuto la sequenza genica via internet e su quella hanno lavorato. A distanza e sulla fiducia. Questo test non amplifica il virus intero, ma lo fa con una o due piccole sequenze nucleotidiche considerate peculiari di quel virus. Il numero di cicli utilizzati è importante: più alto è il loro numero più facilmente darà positività, e viceversa. I kit presentati per l’approvazione Burioni da Faziodella Fda prevedono un numero di cicli differente (da 35 a 45). Anche qui nessuna standardizzazione. Sono state poi isolate alcune piccole sequenze nucloetidiche (100-200 nucleotidi) caratteristiche di tutti i Coronaviridae ed alcune peculiari del Sars-Cov-2.

Il test non è binario (negativo/positivo) e presenta un limite di positività arbitrario. La quantità di Rna non è correlata alla malattia. Se negativo significa non infetto, se positivo infetto; le persone passano da infette a non infette e viceversa, anche più volte nella stessa giornata. Stephen Bustin, esperto di Rt-Pcr, ha dichiarato che i cicli dovrebbero probabilmente essere limitati a 35. Le linee guida Miqe (Minimum Information for Publication of Quantitative Real-Time Pcr-Experiments) per l’uso e la segnalazione di Rt-Pcr, avvertono che «i valori Cq (ciclo PCR) > = 40 sono sospetti», a causa della bassa efficienza implicita e generalmente dovrebbero essere segnalati; in particolare avvertono del rischio di falsi positivi. Sono stati utilizzati come limite superiore a volte valori di 37 altre di 40; un lavoro pubblicato dall’ospedale tedesco Charite Berlin ne ha posto il limite a 45 cicli. Anche i test di Altona Diagnostics e Vitassay raccomandano 45 cicli. Una revisione di tutti i test approvati in base all’autorizzazione di emergenza dalla Fda degli Stati Uniti ha mostrato che ciascun test ha stabilito dei limiti non uniformi (da 30 a 39 cicli) 12 consigliano meno di 40 e uno 43 ed un altro 45; una Babele.

Fino ad ora il nostro governo non ha preso alcun provvedimento per una prevenzione reale, se non ridurre le libertà personali per chi risulti positivo ad un tampone. Avremmo bisogno di corridoi alternativi in ambito sanitario, accessi separati nei pronto soccorsi, un edilizia ospedaliera finalizzata al contenimento delle infezioni, reparti dedicati; non di questi assurdi provvedimenti. Cari virologi veterinari, cari componenti del comitato tecnico scientifico, sembra che vi manchino i fondamentali; non si sente mai parlare di sistema immunitario; non esiste solo la risposta anticorpale, in alcuni casi potenzialmente deleteria; esiste anche un’immunità cellulo-mediata con cui si può guarire dalle infezioni; leggetevi lo studio del Karolinska Institutet e del Karolinska University Hospital di Stoccolma (Svezia). La maggior parte delle persone sviluppa un immunità che è difficile da rilevare ma molto più potente di quella rilevata dai test sierologici, che hanno dei grandi limiti. Il professor Massimo FioranelliLo studio mostra che molte persone malate di Covid-19 in modo lieve o asintomatico, e che dunque non hanno sviluppato sintomi, hanno sviluppato la cosiddetta “immunità mediata da cellule T” a Sars-Cov-2, anche se non risultano positivi agli anticorpi nei test sierologici.

In una revisione della letteratura che facemmo prima dell’approvazione della legge Lorenzin sui 10 vaccini obbligatori, nel 2017 esisteva una sola review sul sistema immunitario dei neonati; un territorio pressoché sconosciuto; tuttavia abbiamo preso delle decisioni legislative improvvide. Diceva Friedrich Nietzsche che «è meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui»; i nostri politici fanno i saggi con le decisioni di altri, personaggi le cui false idee sulla medicina hanno già prodotto catastrofi sanitarie. Non possiamo permettere tutto questo; non possiamo permettere che lo Stato usi la violenza della repressione per affermare un concetto di salute e di sanità drammaticamente fuorviante. Ci vorrebbe più rispetto. Ci vorrebbe più attenzione. Se si parla della vita. Se parliamo di persone. Siamo il silenzio che resta dopo le parole. Siamo la voce che può arrivare dove vuole. Siamo il confine della nostra libertà. Siamo noi l’umanità. Siamo il diritto di cambiare tutto e di ricominciare. Ricominciare…. Per sopportare il peso di ogni scelta. Il peso di ogni passo. Il peso del coraggio.

(Massimo Fioranelli, “Il peso del coraggio”; contributo pubblicato sulla pagina Facebook di Fioranelli, medico e docente universitario, ripreso da “Coscienze in Rete” il 10 luglio 2020).

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