Il Conte Tacchia è tornato

Il Conte Tacchia è tornato trionfante da Bruxelles con squilli di tromba come il “ Toreador”.
Vediamo come stanno le cose. Il successo di Conte consiste nell’aver ottenuto 175 miliardi a titolo di prestito, ovviamente da restituire con gli interessi; 82 miliardi a “ fondo perduto” ma spendibili anch’essi, mano a mano, previa autorizzazione della UE. Questi fondi che verranno elargiti nell’arco di quattro anni a partire dal secondo trimestre 2021 e sono soggetti a revoca se non si eseguono gli ordini di Bruxelles su come spenderli.
L’Italia dunque è stata commissariata e il Conte Tacchia ha stretto ancor più al collo degli italiani il cappio dell’euro, consegnando lo Stato legato mani e piedi alla UE, alle banche, agli speculatori monetari e alla finanza senza volto. I poveri e i lavoratori possono tranquillamente morire come oggi la “ sinistra” auspica. Le indicazioni obbligatorie di spesa di questi soldi da Bruxelles riguarderanno la riduzione dei salari e il taglio delle pensioni, possibilmente ulteriori tagli alla sanità pubblica e l’accantonamento delle necessarie riforme in Italia.
Il Conte Tacchia è stato bravissimo: ha contratto 175 miliardi di debito con aumento esponenziale del debito pubblico è in più va aggiunto che l’Italia, in quanto contributrice netta al bilancio della UE, dovrà continuare a versare la sua quota. La prossima rata è di 19 miliardi.
Il Conte Tacchia spieghi la ragione per la quale ha preferito la definitiva devastazione economica della Nazione alla possibilità di emissione di BTP pluriennali riservati agli investitori privati italiani. Sarebbe aumentato il debito privato non il debito pubblico e lo Stato si sarebbe indebitato con sé stesso. Oppure perché non ha preferito lui e quegli altri geni del suo governo, l’introduzione della moneta fiscale. In sintesi: ha preferito la definitiva devastazione sociale ed economica quando potevamo e possiamo farcela benissimo da soli. E di questo è ben consapevole.
Praticamente il Conte Tacchia si è presentato a Bruxelles con il deretano di fuori e qualcuno ne ha approfittato. Bastava che avesse annunciato queste diverse misure monetarie e avrebbe fatto impallidire tutti.
Il “ drammatico” vertice della UE è durato due giorni. Sarebbero bastati dieci minuti: il tempo di annunciare la determinazione del governo italiano di uscire dall’euro e dalla UE. Avrebbe fatto tremare tutti, a cominciare dalla Angela Merkel e dal gerontofilo Emanuele Macron. L’olandese Rutte conta come un rutto, ma è stato capace di mettere i piedi sulla testa del Conte Tacchia, ottenendo per il suo governo il c.d. “ freno di emergenza”, praticamente un potere di veto sulla elargizione della elemosina data a quella che era la quinta potenza economica mondiale.
Sanno bene, Francia, Germania e i c.d. Stati “ frugali” del Nord Europa che se esce l’Italia finisce la UE e l’euro.
Quello del Conte Tacchia è stato uno splendido risultato per la Germania, per l’Olanda e per quegli Stati del Nord Europa che sono, com’è noto, campioni di corruzione pubblica e privata.
Si dice che la UE avrebbe ceduto perché per essa più conveniente avere questo governo e non un governo Salvini-Meloni.
Non lo credo proprio e mi duole dire che al di là di comizi in piazza seduti e nobili e linguisticamente affascinanti discorsi in Parlamento, l’opposizione non ha fatto e non fa quel che dovrebbe fare una vera opposizione. Quasi sembra che sia di appoggio a questo governo quando, specialmente al Senato dove la maggioranza è in bilico (se ancora esiste), non colgono le occasioni in cui è possibile far cadere questo governo di incompetenti e traditori.
Il Conte Tacchia conta molto sulla stupidità e sulla malafede dei suoi alleati. Conta molto sulla ignoranza di questi problemi da parte della gente, sul clima di paura per il Covid creato ad arte, sulla invasione di clandestini che, ora affetti da Covid e comunque fatti entrare, sparpagliati sul territorio nazionale, potrebbero determinare, come auspicato, il riapparire di un contagio diffuso e così continuare a calpestare i diritti e le libertà dei cittadini.
Non so se avverranno fatti traumatici o eventi rivoluzionari. Ne dubito: l’ultima rivoluzione in Italia la fece il Console Mario Silla! Coloro che difendono veramente gli interessi nazionali sono dispersi, disorganizzati e senza mezzi ma a questi cittadini ( e sono moltissimi) spetta il compito di conservare e affinare le proprie idee, di coordinarsi tra di loro, quando è possibile, per essere pronti quando sarà il momento a ricostruire dalle fondamenta questa Nazione che non sarà la UE o l’euro a distruggere e a far scomparire perché l’Italia e gli Italiani saranno sempre come la Fenice.
Il Sen. Matteo Salvini e l’On. Giorgia Meloni sembrano essere in campagna elettorale permanente, in video o nelle piazze, denunciando i problemi del Paese ma omettendo di indicare in modo chiaro soluzioni nette e iniziative decise.
I leader dei due detti Partiti sembrano preoccuparsi solo delle percentuali di consenso elettorale per i loro Partiti.
Ma il punto è questo: chi si preoccupa della crescita del proprio Partito sarà pure un abile politico ma non è uno statista.
Lo statista antepone l’interesse dello Stato a quello del Partito.
Fonte: Augusto Sinagra

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