Cinesi e indiani si sparano addosso al confine himalayano

Ieri sono rimasti uccisi circa 20 soldati indiani in uno scontro a fuoco con soldati cinesi in una remota area del Kashmir, nella valle di Galwan, nella regione di Ladakh. Sono i primi morti, nella zona contesa himalayana, da quarant’anni, tra le potenze asiatiche.

Secondo la versione indiana tra i venti caduti c’è anche un ufficiale e anche i cinesi avrebbero subito perdite, non è stato precisato se morti o feriti. Nuova Delhi dice che ora alti ufficiali delle due parti stanno cercando di calmare la situazione. Pechino non conferma le vittime e risponde che gli indiani hanno sconfinato e attaccato due volte l’avamposto cinese

India e Cina si già sono combattuti in una guerra lampo, nel 1962, e le forze armate indiane subirono una sconfitta umiliante. Da allora la tensione è rimasta forte, ma aveva provocato solo scaramucce tra pattuglie avanzate. Quella di ieri potrebbe essere stata molto di più: anche i cinesi potrebbero aver avuto perdite che non vogliono ammettere.

Se non ci fosse la catena montuosa più alta del mondo a separarli, Pechino e Nuova Delhi, si sarebbero già affrontati in uno scontro di alta intensità. Gettando un occhio alla cartina geografica si ha l’impressione che i due paesi siano vicinissimi, ma a un’osservazione più attenta si nota che sono separati da 2.700 km di confine.

Ci sono vecchie questioni che continuano a causare attriti, prima fra tutte il Tibet. La Cina ha occupato il Tibet, sia per impedire agli indiani di invaderlo per primi, sia per impedire che fosse occupato stabilmente dalle forze armate di Nuova Delhi, permettendo all’India di avere un controllo strategico sull’intera regione.

La risposta dell’India all’occupazione del Tibet è stata ospitare il Dalai Lama e il movimento per l’indipendenza a Dharamsala, nello stato di Himachal Pradesh.

Allo stato attuale l’indipendenza del Tibet appare assai improbabile.

Come abbiamo detto in precedenza, la catena montuosa dell’Himalaya corre per tutta la lunghezza del confine sino-indiano prima di piegare verso sud per diventare la catena del Karakorum che costeggia il Pakistan, l’Afghanistan e il Tagikistan: separa i due paesi più popolosi del mondo, soprattutto dal punto di vista militare. I contrasti non sono certo pochi: Pechino rivendica la provincia indiana di Arunachal Pradesh, mentre l’India accusa i cinesi di occupare militarmente l’Aksai Chin (in questa area le rispettive artiglierie sono puntate l’una contro l’altra).

Se Pechino non occupasse il Tibet, probabilmente, lo farebbe l’India, di conseguenza avrebbe le cime più importanti, dal punto di vista strategico, dell’intero altopiano montuoso, una base di partenza fondamentale per una eventuale invasione della pianura centrale cinese, oltre alla possibilità di controllare le sorgenti di tre importanti fiumi cinesi: il Fiume Giallo, lo Yangtze e il Mekong. Se gli indiani dovessero bloccare queste risorse idriche causerebbero ai cinesi danni incalcolabili.

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