Sugli immigrati il ritorno del clientelismo e dei trafficanti

Ripresi alla grande gli sbarchi illegali con cifre enormi spese per allestire navi-quarantena. E su un altro fronte il grottesco dibattito sulla regolarizzazione degli irregolari da impiegare in lavori agricoli stagionali dimostra la volontà di sfruttare gli immigrati per tornaconti politici ed economici.

Andrea Gaiani - La Nuova Bussola

L’epidemia di Covid-19 rallenta e il tema dell’immigrazione illegale torna prepotentemente a prendere posto nel dibattito politico e mediatico su ben due fronti contraddistinti.

Innanzitutto quello degli sbarchi illegali che a Lampedusa e in Sicilia continuano ormai senza sosta dopo che il Governo Conte ha reso lettera morta il decreto firmato da ben quattro ministri con cui a inizio aprile aveva stabilito lo stop all’accoglienza degli immigrati illegali a causa dell’emergenza sanitaria.

Un decreto fatto crollare (con la residua credibilità di questo governo) in pochi giorni da due navi delle ong che hanno avuto infine il permesso di sbarcare quasi 200 clandestini su una nave traghetto trasformata in nave-quarantena al costo di 1,2 milioni di euro.

Terminata la quarantena i clandestini che avrebbero dovuto essere accolti in altri paesi Ue sono rimasti invece in Italia ma la vicenda è destinata a ripetersi come appare chiaro in queste ore.

L’arrivo a Porto Empedocle della nave traghetto Moby Zaza, che farà da nave quarantena per i clandestini in arrivo da Libia e Tunisia sta facendo esplodere nuove polemiche.
La nave è dotata di tutti i comfort e la compagnia – in questo periodo ferma – riceverà per il nolo di 30 giorni, prorogabili, tra 900 mila e 1 milione e 200 mila euro a seconda del numero di ospiti: ovvero, 4.210 euro al mese per ogni clandestino imbarcato nel caso degli attuali 285 clandestini accolti sulla nave.
Una spesa e un’accoglienza inaccettabile considerate le difficoltà economiche in cui versano molti italiani e le oggettive quanto incredibili lentezze con cui il governo sta facendo fronte a questa emergenza economica.

Lentezza che stride rispetto alla velocità con cui vengono approntate soluzioni e stanziati denari per accogliere immigrati illegali, peraltro quasi tutti originari del Bangladesh. Cioè persone che non fuggono da guerre o carestie ma che hanno pagato migliaia di euro per raggiungere la Libia in aereo e da lì transitare in Italia grazie ai trafficanti.

La beffa si completa aggiungendo che molti altri clandestini sbarcati sono tunisini e marocchini che non hanno diritto ad alcun asilo e che, oggi più che mai, andrebbero riportati in acque libiche e tunisine e consegnati alle locali autorità che peraltro l’Italia sovvenziona e sostiene con molti milioni di euro ogni anno.
Invece navi di lusso e accoglienza per tutti stanno incoraggiando di nuovo i i flussi migratori illegali, dall’inizio dell’anno quasi quintuplicati rispetto allo stesso periodo del 2019: 4.105 contro 873 all’8 maggio.

Il secondo fronte migratorio su cui il dibattito sta diventando grottesco è quello della regolarizzazione di centinaia di migliaia di migranti illegali presenti in Italia necessari secondo il ministro Bellanova e parte del governo per i lavori di raccolta nell’agricoltura poiché quest’anno le maestranze stagionali provenienti dall’Europa orientale non raggiungeranno l’Italia a causa dell’epidemia di coronavirus.
Che si tratti di una banale scusa con cui l’ampio fronte immigrazionista intende regolarizzare i clandestini giunti in Italia negli ultimi anni incoraggiando così ulteriori flussi che arricchiranno le grandi organizzazioni malavitose, è evidente da molti elementi.

Innanzitutto non è ancora chiaro quanti irregolari sarebbe necessario regolarizzare per i lavori stagionali nei campi: 100 mila, il doppio? Seicentomila?  Il governo, nel caos anche su questo argomento di dibattito, non è stato in grado di chiarirlo.

Tra l’altro l’82 per cento dei lavoratori agricoli stagionali sono italiani e quest’anno non sarebbe difficile integrarli ricorrendo a quanti hanno perso fonti di reddito (in “nero” o regolare) a causa della chiusura dell’Italia per il virus, o a studenti che non frequentano scuole e università per la stessa ragione o ricorrendo a chi già percepisce sussidi di disoccupazione e reddito di cittadinanza (RdC).

Uno Stato serio non dovrebbe avere difficoltà a imporre due mesi di lavoro a chi riceve sussidi, pena la perdita degli stessi, così come è chiaro che per lo Stato risparmiare qualche mese di versamenti in termini di welfare a persone che hanno un lavoro temporaneo permetterebbe di liberare risorse finanziarie oggi necessarie a famiglie e imprese per provare a far ripartire l’Italia.
Valutazioni di buon senso che cozzano contro il grottesco, il clientelismo ma soprattutto l’incapacità di operare pragmaticamente a tutela degli interessi degli italiani.

Grottesco che il sindacalista Aboubakar Soumahoro minacci lo sciopero dei braccianti irregolari africani. Il governo dovrebbe cogliere l’attuale emergenza economica come una opportunità per togliere di mezzo caporalato, schiavitù e lavoro nero e per imporre ai paesi di provenienza il rimpatrio dei clandestini subordinandolo alla concessione degli aiuti economici che oggi Italia e Ue forniscono a molti paesi afro-asiatici.

E’ evidente che regolarizzare i clandestini, o addirittura farlo solo per un paio di mesi come qualcuno propone sfidando il ridicolo, non eliminerà la loro condizione di povertà e precarietà sociale, a meno che non si intenda destinare a chi è entrato violando la legge in Italia più risorse di quelle che lo Stato non riesce a devolvere agli italiani.

Clientelare appare invece la posizione di chi preferirebbe regolarizzare clandestini piuttosto che imporre il lavoro a chi già percepisce sussidi e RdC. Le forze della maggioranza di governo hanno però tutto l’interessare a preservare i rispettivi bacini elettorali facendo lavorare il circuito dell’accoglienza e assistenza ai migranti o a garantire il reddito di cittadinanza a chi non fa nulla.
Tra l’altro pare che la App che avrebbe dovuto far incontrare chi incassa il RdC e le offerte di lavoro tramite i famigerati “navigator” non funzioni…

Insomma, neppure davanti al disastro economico che si sta configurando gli interessi degli italiani riescono ad avere il sopravvento su quelli clientelari.
Eppure, oggi più che mai c’è bisogno di concentrare tutte le risorse disponibili sui cittadini italiani e per comprenderlo basterebbe ricordare che la disoccupazione è previsto raddoppi entro fine anno superando il 20% e con essa il numero di italiani in condizione di povertà assoluta e relativa.
I primi sono passati da 2,5 a oltre 5 milioni (8,4% della popolazione) tra il 2011 e il 2018 mentre la povertà relativa colpiva nello stesso anno quasi 9 milioni di persone (15% del totale).
Facile intuire che entro sei mesi, se i dati di tendenza macroeconomica si riveleranno attendibili, entrambi questi indici potrebbero salire vertiginosamente.

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