Il Pd lodigiano scarica su Patrizia Baffi la propria inettitudine

  • Angelo Marcotti
  • Lodi

Io ricordo perfettamente Patrizia Baffi nella campagna elettorale per le elezioni Regionali del 2018: seggiola, tavolino e quaderno di appunti. Non c'è stata piazza di paese del Lodigiano in cui non abbia stazionato, bivaccato, parlando con le persone, raccogliendo suggerimenti, con la semplicità campagnola di chi sa che la verità in tasca, non l'ha nessuno.

Fidando soprattutto in se stessa, seppe condurre, nell'occasione, un inusuale tour elettorale, fuori dagli schemi, suggellato da un incredibile risultato.

Non la conoscevo di persona ma trovai modo di inviarle un messaggio per congratularmi. Era stata brava. Niente da dire.

Ora, non raccontiamoci balle, nel Pd lodigiano, e mi riferisco a quella nomenclatura/ segreteria autoreferenziale che ha sede a Lodi, la codognese Patrizia Baffi è sempre stata “ mal sopportata”, “ mal digerita”, considerata al più “ un corpo estraneo” e, aggiungo io, nascostamente invidiata.

Non le si è mai perdonato di essere brava, capace, intelligente e perché no … anche bella.

Si torna sempre ad Esopo, alla sua volpe e alla sua uva, di cui tutti conosciamo la morale, sempre, purtroppo, attuale.

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