I camaleonti del MES

Il già vituperato e aborrito MES ha subito una catarsi: esso non rappresenta più quella corda che, parafrasando Lenin, la UE avrebbe fornito all'Italia e con la quale quest'ultima si sarebbe impiccata, ma uno strumento salvifico offerto dall'Europa all'Italia stessa per far fronte alla crisi sanitaria del coronavirus.

La ondivaga linea politica seguita da Conte, non evoca le figure di Talleyrand o De Gaulle, statisti chiamati a difendere la sovranità del proprio Paese in situazioni disperate, ma semmai quelle dei " grandi camaleonti", di quei giacobini cioè che in epoca post - rivoluzionaria si trasformarono da rivoluzionari in oligarchi bonapartisti.

L'attuale posizione attendista - aperturista di Conte riguardo all'accesso dell'Italia al MES, dopo le ripetute e categoriche affermazioni " No al MES, si agli Eurobond", non sono espressioni che denotano l'incoerenza e il trasformismo di questo leader del nulla, ma sono invece perfettamente in linea con le dichiarazioni rese da Conte al Financial Times il 19 marzo scorso, secondo cui " Il Meccanismo europeo di stabilità (MES, « Fondo Salva Stati») è stato creato durante un altro tipo di crisi ( quella del 2008-2010), quindi deve essere adattato alle nuove circostanze in modo da poter utilizzare tutta la sua potenza di fuoco".

Il governo giallorosso, al di là delle estemporanee e velleitarie esternazioni di esponenti del M5S in chiave sovranista, non ha mai deviato dalla sua linea europeista, del resto garantita dalla rappresentanza italiana nei massimi organismi europei monopolizzata dal PD. Dopo aver diffuso una narrazione del tutto fuorviante circa il millantato successo del governo italiano nell'Eurogruppo del 9 aprile scorso, oggi si sono rese evidenti le aperture dell'Italia alla linea di credito del MES. Il fantomatico successo italiano consisterebbe solo nelle apparenti concessioni olandesi circa l'utilizzo di un MES " light", la cui unica condizionalità consisterebbe nell'esclusivo utilizzo di tale fondo per fronteggiare l'emergenza sanitaria.

Tuttavia, oltre il reiterato " nein" della Germania e dei suoi ascari / alleati agli Eurobond, questa limitata apertura sul MES, non è scevra di incognite e di ambiguità. Infatti, secondo il comunicato dell'Eurogruppo " Il solo requisito per accedere alla linea di credito del MES sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità".

E' evidente che, una volta conclusasi la fase emergenziale della pandemia, potrebbe essere reimposto all'Italia il rispetto dei " fondamentali economici" e pertanto, nulla esclude l'imposizione di nuove politiche di austerity e una possibile ristrutturazione del debito pubblico italiano, che, a seguito della crisi, potrebbe rivelarsi insostenibile. Mutamenti di condizioni relativamente a prestiti già in essere sono peraltro consentiti dai regolamenti europei. Magari a seconda del gradimento o meno da parte della UE dei governi in carica nei paesi in difficoltà.

L'Italia potrebbe ricevere dal MES prestiti per circa 35 miliardi, somma del tutto inadeguata all'emergenza. Ma soprattutto, occorre ribadire che l'Italia ha già contribuito al finanziamento del MES per 14 miliardi: si verificherebbe il singolare paradosso secondo cui essa dovrebbe restituire con i relativi interessi parte dei propri fondi già stanziati.

Conte aveva così espresso la linea politica del governo riguardo al MES il 10 aprile scorso: " Io ho una sola parola: la mia posizione e quella del Governo sul MES non è mai cambiata e mai cambierà". Tuttavia a pochi giorni di distanza, la conversione al MES della classe politica italiana, apertamente sostenuta dal mainstream, si è diffusa repentinamente: si è formato uno schieramento trasversale di neofiti del MES, costituito da PD, IV, Forza Italia e parte dei reduci di LEU. Dato che, come dichiarato da Conte " Non ha senso dividere l'Italia sul MES", la linea politica italiana sul MES non sarà soggetta a dibattito e voto parlamentare, ma invece, quanto verrà approvato dal governo nel Consiglio d'Europa potrà poi essere discusso dal parlamento successivamente. E' evidente che il governo potrà agire in Europa in virtù di una delega in bianco ( e aderire al MES significa apporre una firma ad una cambiale in bianco), con palese estromissione del potere legislativo. Si comprende quindi il senso dello slogan ripetuto fino alla nausea in questi giorni secondo cui " Nulla sarà come prima": la deriva istituzionale autoritaria italiana è ormai evidente.

Luigi Tedeschi

FONTE: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/non-ci-resta-che-il-mes

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