Da Leopoldo II del Belgio a Guy Verhofstadt: i carnefici di ieri sono i finti samaritani di oggi

Guardate questa foto. Sapete chi è? Beh penso che la maggior parte di voi non abbia mai sentito parlare di questo galantuomo. Ma avrebbe dovuto. Vederlo posare in qualche fotografia d'epoca o solo sentirne pronunciare il nome, dovrebbe farvi star male. Sapete perché? Questo uomo è responsabile della morte di oltre 10 milioni di persone. Il suo nome? Re Leopoldo II del Belgio.

Durante il suo regno, come monarca costituzionale del Belgio “ possedeva” il Congo. Dopo una serie di falliti tentativi coloniali in Asia e Africa, si giocò la carta Congo. Gli piaceva vincere facile e soprattutto non potendo permettersi altri smacchi lo “ comprò”, ne schiavizzò il popolo, trasformando quel Paese in terra di sfruttamento a beneficio delle casse del suo regno. Camuffò le sue transazioni affaristiche sotto la copertura “ filantropica” e “ scientifica” della International African Society usando il lavoro di quelle genti, ridotte in schiavitù, per impossessarsi delle loro ricchezze. Un autentico regno del terrore in cui mutilazioni del corpo, esecuzioni e torture condotte dal suo esercito, erano all'ordine del giorno.

Non so chi di voi ne conosceva la storia ma temo che la percentuale sia molto bassa. Quegli anni di terrore e quei morti non fanno parte dell'ampia narrativa internazionale di oppressione che i nostri libri raccontano, a differenza di altre tragedie su cui puntualmente media e studiosi esercitano i loro polpastrelli.

Ma che volete, i negri non fanno cassa e soprattutto sono dei poveracci.

Fa parte invece di una lunga storia di colonialismo, imperialismo, schiavitù e genocidio in Africa, perpetrata da chi, dopo essersi arricchito col sangue altrui, oggi predica accoglienza, porti aperti, integrazione, dagli scranni di parlamenti ormai delegittimati.

Mark Twain scrisse una satira su Leopoldo, chiamata “ King Leopold’s soliloquy; a defense of his Congo rule“ ( Soliloquio di Re Leopoldo, una difesa del suo governo in Congo) dove prendeva in giro la difesa del suo regno di terrore, per lo più attraverso le parole dello stesso Leopoldo. E’ un pamphlet di 49 pagine. Mark Twain è un autore molto noto, ma come accade per la maggior parte degli autori di satira politica, si finisce con il leggere ben poco dei suoi scritti satirici preferendo la lettura più “ masticabile” di Huck Finn e Tom Sawyer e relegando “ Il soliloquio del Re Leopoldo” a margine della sua bibliografia o addirittura neppure menzionandolo.

Evidentemente l'Africa e gli Africani non hanno Storia, o perlomeno ce l'hanno, ma scritta da altri.

Dell'Africa conosciamo la “ caricatura” dell’Egitto, l’epidemia di HIV ( mai le cause) , l’Apartheid Sudafricano ( che naturalmente ora è finito da un pezzo), immagini di bambini che muoiono di fame, di safari, di deserti, dell'immancabile Kilimangiaro ed ora di barconi che attraversano il Mediterraneo, ma nulla sappiamo della Grande Guerra Africana, o del Regno del terrore di Leopoldo e del genocidio congolese.

Ovviamente la politica coloniale di Leopoldo è stata una delle numerose cause che ha contribuito a ridurre l'Africa così come oggi la vediamo e non sto scrivendo certo che del Congo di allora lui fosse la fonte di tutti i mali. I suoi generali, soldati e governatori vari qualche “ licenza” in più se la saranno senz'altro presa. Era un sistema, come si etichetta oggigiorno. Questo non nega però la necessità di discutere degli individui che sono stati simboli del sistema. Ma non possiamo farlo dal momento che non se ne parla, e le ricchezze accantonate nei forzieri di quelle nazioni responsabili di quegli eccidi predatori restano nascoste, e i loro governanti d'oggi sanno solo regalare pruriginosi e compassionevoli sermoni sulla solidarietà e sull'integrazione, evitando di fare l'unica cosa che dovrebbero: mettere mano al portafoglio e restituire il maltolto.

Angelo Marcotti

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