Il Bacio di Giuda: Il pensiero complesso di Ingrid Levavasseur ( Seconda parte)

I giornalisti del regime, e sto pensando a Patrick Cohen, che recentemente mi ha attaccato su France 5, contribuiscono a questo indottrinamento. Su un canale di servizio pubblico, per lui basta dedicare una ventina di secondi nelle sei ore complessive di un compiacente dibattito e commentare scene di questo genere, per  poter dire, con una ingenua falsità: “Allora, sono truccati questi dibattiti? Qui si può dire quello che si vuole”.  È evidente che montando la trasmissione in questo modo, andremo a cercare e ad analizzare solo l’ago e non tutto il pagliaio della torta politica! Questo falso Grande Dibattito è un vero Falso Dibattito: è solo lo stratagemma messo in scena da un retore e sofista saccente che in questo modo può ridimensionare e svilire persone che non padroneggiano né la lingua né la retorica, né i sofismi né la dialettica né le  idee, né concetti, né  le notizie né quelle tecniche che, invece, lui padroneggia. Sa già che riuscirà a mantenere la sua credibilità in un dibattito che si capisce fin dall’inizio dove andrà a finire: si parlerà certo, ma senza cambiare di una virgola la linea politica . Tutto viene detto: e allora chi è che può arrivare alla conclusione che il dibattito non sia stato equo? Certamente non lo diranno quei giornalisti allineati con la linea di Maastricht,  quegli stessi che portano questa cattiva recita in tournée nelle sale polifunzionali di tutta la Francia, come se fosse un pezzo del grande repertorio francese.  Ai bei tempi antichi i cortigiani non dicevano a Nerone – quando recitava malamente i suoi brutti versi, con la sua brutta voce e suonando la sua lira stonata – che era un cane  …

Dopo l’inganno di chi compra con il denaro o il trucco di chi compra con i sofismi e c’è anche l’inganno di chi compra con il simbolismo –  cose che però non escludono automaticamente il denaro …

E’ la solita vecchia tecnica della volpe che si compra i leader dei movimenti di protesta: quanti rivoluzionari che vestivano la pelle del coniglio sulle barricate del maggio ’68, sono diventati dei simpatici cagnolini del giornalismo e della politica, appena gli hanno offerto una bella auto con autista e fragole fresche ad libitum [1] ? Quanti leader delle lotte studentesche che hanno cominciato con barba e capelli lunghi, hanno imboccato una carriera nei ministeri o in qualche ben pagata commissione, dopo che gli hanno  messo a disposizione un comitato direttivo per valutare la fattibilità dei loro progetti?

Passare da un’esistenza oscura alla luce dei raggi del sole,  a prezzo dell’abbandono delle proprie convinzioni, è una storia vecchia come il mondo, quando si tratta di comprare un’anima in vendita. È l’inganno di quello che si vede e che si riconosce che permette di comprare quello che non si conosce o che si conosce poco, offrendo – come prezzo –  un po’ di visibilità mediatica e di luce simbolica. La divisione tra ricchi e poveri esiste tanto quanto la separazione tra chi ha cultura e chi ne è privo. Ma c’è anche una divisione tra coloro sui quali viene esercitato il potere – che io chiamo semplicisticamente popolo – e coloro che invece esercitano il potere sul popolo e qualche volta bastano solo delle briciole di popolo per comprarsi il potere. Come quando un poveraccio va dal macellaio e si compra solo le frattaglie.

La frattura esiste anche tra quelli che godono una visibilità mediatica fatta in casa – io direi: “per conto dell’autore”- che è la visibilità dei social network. Dall’altra parte ci sono quelli che godono della visibilità mediatica sulle reti ufficiali, quella dei canali dei notiziari e delle reti TV che “dibattono continuamente”.

Raccontare i fatti propri davanti una dozzina di amici è una cosa; ben altro è raccontarla a presentatori come Cyril Hanouna o David Pujadas, su BFMTV o su  CNews … Ci vuole una spina dorsale da intellettuale e un pensiero ben strutturato per non soccombere alla malattia dei media.  “Passare in televisione” non è privo di effetti collaterali! Ricordo che un giorno il fornaio sotto casa mi disse: “Ah dottore, ora abbiamo due celebrità a Argentan: Monsieur  X, e Lei.”   Questo certo Monsieur X aveva effettivamente partecipato a Questions pour un champion – una trasmissione in cui – a proposito –  Macron si sarebbe fatto male, perché la trasmissione è fatta proprio per fare danni …

Questi effetti collaterali sono di due tipi: quelli di chi guarda, e quelli di chi si espone. Per chi si espone, l’essere riconosciuto dà l’impressione di essere una persona famosa, quindi di essere importante e questo spiega l’ardore dimostrato da quelli che si vogliono assolutamente far vedere in TV, dietro a un giornalista che fa un pezzo dal vivo, all’aperto. Qui possiamo notare diversi comportamenti: c’è chi passa con falsa indifferenza, come se si trovasse, per caso, proprio dietro al giornalista e finge di guardare altrove; poi c’è chi  fa le smorfie come un bambino, o fa le corna, o mette le dita a forma di V, oppure fa la linguaccia o gesti isterici per farsi notare; poi c’è chi si mette al telefono e chiama gli amici perché guardini che sta in televisione, in diretta, anche se sta solo sullo sfondo, come un’automobile qualsiasi, una busta di spazzatura o un orinatoio; Poi c’è chi passa, torna indietro, passa e ripassa, poi fischietta. Questo è per parlare del terribile effetto di inebetimento di chi si trova davanti a una telecamera!

( Seconda parte...continua)

Link : https://michelonfray.com/interventions-hebdomadaires/le-baiser-de-judas

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

 

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