LA PASTA GLUTINATA, UN SUCCESSO NAZIONALE

Verso la fine del XIX secolo la produzione della ditta Buitoni aveva subito nuovi impulsi con la creazione di una più vasta gamma di formati di pasta comune e all’uovo, ma soprattutto con la creazione della pastina glutinata. L’idea della pasta al glutine era venuta a Giovanni Buitoni che ricercava un prodotto innovativo. L’intuizione, secondo l’anedottica aziendale, sarebbe venuta dopo aver letto il De frumento di Jacopo Beccari (chimico bolognese nato nel 1682), ma in realtà era lo sviluppo di una pasta simile già prodotta in Francia. Dopo una lunga serie di esperimenti, nell’ottobre 1883, nacque la pasta glutinata che fu lanciata sul mercato nei primi mesi dell’anno successivo. Così i Buitoni entrarono nel nascente mondo della dietetica ed ottennero subito successo e riconoscimenti: «dopo pazienti studii e lunghi esperimenti i Buitoni riuscirono a preparare una pastina speciale che ebbe subito un largo consenso di approvazione nel mondo scientifico per la sua intima composizione e per il suo potere nutritivo, e favore nel pubblico per il sapore gradito e per la facile sua digeribilità, la pastina glutinata che contiene il 15% di glutine secco, alla quale poi successero, la pastina poliglutinata con il 20%, la pastina iperglutinata al Somatose che ha il 10% di Somatose e il 30% di glutine. Ove si pensi alla grande quantità di sostanze azotate contenute da queste pastine si comprenderà subito la loro importanza nella nutrizione dei bambini, dei malati, dei convalescenti».
Ma il successo dell’azienda Buitoni era derivato dalle oculate scelte manageriali ed anche la pasta al glutine si inserì nel ciclo gestionale prima come effetto ed in seguito come causa dell’ottima direzione imprenditoriale. Ad esempio, già alla fine dell’Ottocento, i Buitoni avevano «abbozzata una prima organizzazione di vendita con l’assegnazione delle zone più importanti a piazzisti e con la creazione di qualche deposito nei posti maggiormente tagliati fuori dalle vie di comunicazione». Nello stesso tempo il successo dei prodotti specialistici dietetici sviluppò il packaging e la pubblicità. Ancora la pasta tradizionale veniva venduta sfusa mentre quella al glutine era impacchettata e, seppure in confezioni rudimentali, il prodotto Buitoni si identificava così sugli scaffali facendo bella mostra di sé.
Ormai si era aperta una nuova via di comunicazione tra la Buitoni ed i consumatori: la pubblicità, in pochi anni, passò dai punti vendita alla carta stampata, dalle locandine affisse nei negozi alle inserzioni commerciali. La prima réclame sulla stampa fu del 1893. Inoltre in quegli anni, la varietà dei prodotti dietetici impose la stampa di un catalogo e di un listino prezzi. Queste comunicazioni, che all’inizio erano «annunci piuttosto dimessi nel testo e quasi sempre privi di illustrazioni», «realizzati con estrema semplicità tipografica», in pochi anni assunsero «una fisionomia più definita, dovuta alla maggiore cura che [venne] posta nell’impaginazione e nella scelta delle illustrazioni e dei commenti», fino ad arrivare a pubblicare certificati ed attestati rilasciati dalle più importanti autorità mediche e ad impiegare, precorrendo i tempi di cinquant’anni, i membri della famiglia reale quali testimonial della pastina glutinata, essendo la Buitoni divenuta fornitrice ufficiale della casa reale nel 1907.
A cavallo fra i due secoli, i prodotti Buitoni erano diffusi nell’Italia centrale, ma si trovavano anche a Torino e perfino nelle Americhe, «specialmente alle Antille, ov’è preferita a quella della rinomata fabbrica Geroult di Parigi», concorrente diretta nel comparto delle paste glutinate.
Agli inizi degli anni Ottanta, esisteva a Sansepolcro un altro fabbricante di paste: Angiolo Borri, il cui lavoro di pastaio cessò ben presto, forse travolto dell’inarrestabile sviluppo dell’opificio dei Buitoni, tanto che già nel 1884 l’attività del Borri, poi coadiuvato dal figlio Giovan Battista, era quella di spedizioniere, in cui molto probabilmente gli stessi Buitoni erano i principali committenti.
Infine merita di essere ricordata un’altra impresa alimentare che in questi anni aveva avuto un «grande sviluppo per la squisitezza dei suoi prodotti e per certi liquori e vini speciali alla fabbrica»: l’azienda di Francesco Pacchi, fondata nel 1820 a Sansepolcro, che allargava così l’attività commerciale del suo titolare a quella manifatturiera. Infatti il Pacchi già nel periodo napoleonico era uno degli “Antichi Rivenditori” autorizzati di sale. Invece i prodotti di questo opificio, che nella seconda metà dell’Ottocento ebbero numerose onorificenze un po’ in tutt’Italia, spaziavano dalle confetture alle conserve, dalle pasticcerie agli sciroppi, dai liquori all’acqua di Seltz e «questa infaticabile ditta nella sua espansione commerciale lavora[va] nei seguenti articoli di esportazione: bozzoli, lane, tartaro e coccole di ginepro». Intorno al 1892 la manifattura impiegava «15 operai (9 adulti, 2 fanciulli e 4 femmine adulte) per 300 giorni dell’anno».

Claudio Cherubini

Fonte: http://www.altrapagina.it/wp/storia-localela-pasta-glutinata-un-successo-nazionale/

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