Cristo si è fermato a Calais. L'ipocrisia francese sui migranti al tempo di Macron

A Calais e dintorni, coloro che intendono varcare il canale della Manica per richiedere asilo politico in Inghilterra, continuano a creare campi di fortuna. Sparsi tra le dune, sopravvivono in condizioni estremamente precarie e devono far fronte alle vessazioni da parte della polizia. Distruzione di telefoni, atti intimidatori verbali e non solo da parte dei funzionari pubblici, attrezzature da campeggio distrutte e gettate in acqua... le associazioni di volontari presenti sul campo riportano testimonianze raccapriccianti. Reportage…

È un passo importante nella "Marcia dei cittadini e della solidarietà con i migranti", che è partita da Ventimiglia il 30 aprile per Londra. Sotto il sole di luglio, collega Grande-Synthe a Calais lungo la strada delle Ghiaie. I partecipanti percorrono così la brughiera che dal 2015 al 2016 ha visto il passaggio di più di 10.000 persone che intendono stabilirsi in Inghilterra. Da allora, la baraccopoli è stata evacuata e molti dei suoi abitanti sono stati portati nei centri di accoglienza e orientamento (CAO) in tutta la Francia. A prima vista, nella regione di Calais, la situazione sembra ora interamente controllata dalle autorità pubbliche. La mattina all'Ufficio del Turismo, un’impiegata che sembra non sapere nulla del passaggio della "Marcia dei cittadini" esprime il suo sollievo: " La crisi dei migranti è finita. I mezzi di comunicazione potranno finalmente parlare di qualcos'altro. »

Migranti sempre più vulnerabili

Vicino alle dune, sette chilometri a est della città, un campo raccoglie una cinquantina di sudanesi. L'area portuale che è già ufficialmente in territorio inglese,, è sempre monitorata e protetta da alte recinzioni. A Calais e dintorni, stiamo parlando di circa 700 persone sparse in diversi campi. Si tratta di un numero e una situazione simile in apparenza a quella che la città ha vissuto dopo l'evacuazione del centro di Sangatte nel 2002. Lo dimostrano informazioni che si ricevono dalle associazioni: ogni settimana i migranti continuano a passare in numero limitato. In linguaggio burocratico un " flusso discreto" impedisce che il " sito" diventi un " punto di fisso di sosta e di conseguenza critico".

Lo scorso febbraio, tuttavia, una rissa presentata inizialmente sulla stampa come uno scontro tra migranti eritrei e afghani - in realtà un attacco al primo da parte di trafficanti di essere umani - ha provocato cinque feriti da arma da fuoco. Uno di loro, ferito gravemente alla nuca , è rimasto tetraplegico. Una violenza di queste proporzioni, in pieno giorno, riflette una situazione particolarmente caotica, in cui i trafficanti diventano più minacciosi per paura di perdere il controllo del territorio. Da un lato, i migranti hanno più che mai bisogno dei loro " servizi", dall'altro, la dispersione li rende ancora più vulnerabili.

Gravità senza precedenti degli attacchi contro le persone

L'ambiente repressivo che si è perpetuato intorno ai moli è accompagnato da un alto livello di vessazioni da parte della polizia. Costantemente denunciata da numerose associazioni da più di un anno, è innanzitutto la massiccia presenza delle Compagnies Républicaines de Sécurité ( CRS) - sei o sette squadroni secondo Christian Salomé, presidente dell'Ostello dei Migranti - cioè una forza paragonabile a quella dei migranti stessi! Nel mese di gennaio, è stata presenta da parte di associazioni di volontari una denuncia contro ignoti per " distruzione e degrado delle proprietà". Nei giorni precedenti, il Garante della Difesa dei Diritti Umani aveva parlato di una " sorta di stalking" e di attacchi contro persone "di gravità inusitata, senza alcuna motivazione e mai riscontrata prima di allora". Nel luglio 2017, un rapporto dell'ONG Human Rights Watch aveva denunciato " l'uso eccessivo e sproporzionato" della forza. In ottobre, dinanzi a tante voci convergenti, un rapporto dell'IGA, dell'IGPN e dell'IGGN ha riconosciuto quanto meno che " l'elevato numero di testimonianze scritte e orali, anche se non in luogo di prove formali, porta a considerare plausibili le violazioni della dottrina dell'uso della forza e dell'etica di polizia, soprattutto a Calais".

Distruzione di attrezzature e violenze corporali

Testimonianze simili sono ancora portate all'attenzione di un pubblico più ampio dal regista Yann Moix, nel suo documentario Re-Calais, trasmesso il 9 giugno 2018 su Arte. Professionisti o volontari, ogni persona sul campo ha molto da dire sull'argomento. G., per esempio, dell'Associazione Utopia 56, riporta innumerevoli abusi segnalati dai migranti: distruzione di telefoni, poliziotti che urinano sulle tende, attrezzature da campeggio gettate in acqua, agenti che si fanno fotografare con migranti posti in posizione di sudditanza, che “ dominano “come i coloni di un tempo facevano con i " nativi". Anche i corpi recano tracce sospette. " Nei giorni di baraccopoli, abbiamo costantemente portato persone all'ospedale, un po' meno, da quando i media hanno ripreso ad interessarsi dell’argomento. La settimana scorsa, tuttavia, ho accompagnato un giovane. Quando ho detto al medico che la tumefazione sulla schiena poteva essere il risultato di una manganellata, mi ha detto che non era questione che lo riguardasse.

Se le associazioni riportano o trasmettono molte testimonianze, tutte sottolineano la difficoltà - l'impossibilità spesso - di " costruire" una prova. La violenza più grave avviene a porte chiuse e nascosta dalle telecamere. A questo riguardo, professionisti e volontari denunciano i ripetuti controlli d'identità, i divieti di ripresa e le verbalizzazioni abusive. G. racconta che, a seguito di un controllo, gli è stata inflitta un'ammenda per la mancanza della ruota di scorta nel suo veicolo di servizio. Era stata cambiata un'ora prima dopo una foratura. Alcuni funzionari pubblici ricorrono all'intimidazione: gli attivisti di altre associazioni affermano di essere state pedinati sino a casa loro.

Se si cerca di nascondere le brutalità che vengono commesse, le continue vessazioni nei confronti dei migranti da parte delle forze di polizia sono perpetrate alla luce del sole. Nel marzo 2017, il sindaco Les Républicains Natacha Bouchart ha vietato la distribuzione di cibo nella zona dell'ex baraccopoli, un'ordinanza immediatamente annullata dal tribunale di Lilla. Due mesi dopo, tuttavia, le associazioni testimoniavano di una distribuzione impedita dalla polizia.

Vessazioni continue ampiamente documentate

Se l'ostilità dichiarata dei Municipi non viene meno, Christian Salomé racconta che la situazione è ora fuori controllo. " Qualunque sia la loro posizione sull'argomento, che può essere radicalmente diversa, come nel caso di Grande-Synthe e Calais, i sindaci sono stati messi fuori gioco dopo l'arrivo di Macron all'Eliseo. Prefetti e sotto-prefetti prendono decisioni senza preavviso. " In un rapporto dell'aprile 2018 - che segue un altro del dicembre 2017 - l'Auberge des Migrants riporta due tipi di operazioni effettuate in modo regolare dal CRS.

Per le operazioni di "confisca", operano in convogli di 5-12 camion, accompagnati da una macchina della polizia della stazione di polizia locale. È definito un perimetro di sicurezza dal quale sono esclusi i giornalisti e le associazioni. Intervengono poi gli addetti alla raccolta dei rifiuti della città di Calais, che raccolgono tutto o quasi il materiale ( coperte di fortuna per la notte, cibo, effetti personali) dei migranti per lo smaltimento. In alcuni casi, sulla scena sono presenti ufficiali delle sottoprefetture. Su richiesta delle associazioni, che cercano di essere presenti a tutte le evacuazioni, spiegano la loro presenza con la necessità di informare sulle possibilità di presentare domanda di asilo in Francia. In realtà con i migranti non hanno che qualche limitato scambio di parole.

Queste operazioni durano da mezz'ora a diverse ore. Si svolgono ogni giorno lavorativo nei diversi luoghi in cui vivono i migranti. La frequenza di passaggio nello stesso campo è settimanale. In un caso, tuttavia, era trascorso un solo giorno e mezzo tra la distribuzione delle tende e una nuova evacuazione. Tra ottobre 2017 e aprile 2018 sono state registrate in totale 142 evacuazioni.

L'altro tipo di operazione è la distruzione totale dei beni personali dei migranti nelle baraccopoli in cui trovano alloggio. Queste operazioni durano solo pochi minuti, di solito sono effettuate all'alba o al tramonto, in totale segreto, lontano da occhi “ indiscreti”. Gli effetti personali sono resi inutilizzabili, fracassati con mazze. A volte sono impiegati gas lacrimogeni all’interno dei locali.

Operazioni illegali

Le conseguenze immediate sono evidenti: l'estrema precarizzazione di persone che si trovano già in una situazione molto fragile e un costo aggiuntivo dovuto al costante rinnovo delle attrezzature per il sostentamento quotidiano. Ma l'associazione mette anche in guardia contro " l'evidente mancanza di base giuridica" per l'attuazione di queste operazioni. Nella sua relazione, l'Auberge des Migrants cita un solo caso in cui è stato presentato un documento che giustificasse queste operazioni: la richiesta da parte del pubblico ministero di Boulogne-sur-Mer di effettuare controlli di identità in vari distretti di Calais, che non autorizzava in alcun modo l'espulsione dalle terre o la confisca degli effetti personali. Queste azioni, che esulano da un quadro giuridico chiaro e significativo, corrispondono a quelle che l'ONU definisce " evacuazioni forzate".

Tra la popolazione locale, a volte si percepisce un'ostilità sorda nei confronti dei migranti. Ma per G., " i cittadini sono stanchi di essere abbandonati dai governi che si susseguono senza fare nulla". " La sera del 6 luglio 2018, in occasione della " Marcia dei Cittadini" gli attivisti hanno preparato un grande pasto di solidarietà per accogliere i partecipanti. Alle finestre, alcuni residenti sorridevano o applaudivano. Le forze di sicurezza sorvegliavano il corteo a distanza, prestando attenzione ai fotografi che erano venuti a coprire l'evento.

Poco prima di arrivare a destinazione, quattro attivisti vestiti con magliette bianche, con la parola " polizia" scritta in feltro indelebile, hanno dato vita un happening, fingendo di applicare una nuova legge di fantasia, inventata dallo Stato: " Tutti quelli che sono più di 1 metro e 70 non varcheranno il confine". I manifestanti si sono prestati al gioco, scoppiando in una contagiosa risata. Denunciando l’assurdità e l'arbitrarietà della legge, la scenetta ha rivelato in un istante l'inanità del sistema dietro il suo ingranaggio più visibile.

Oltre la domanda " Che cosa fa la polizia?, ormai divenuto un mantra, ce ne poniamo una seconda altrettanto pertinente " Ma perché lo fa e a nome di chi e per cosa"?

Olivier Favier

Fonte: https://www.bastamag.net/A-Calais-les-violences-policieres

Traduzione di Angelo Marcotti

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