CAVALLERO, IL SUO E’ UN GESTO INGENEROSO E IRRISPETTOSO NEI CONFRONTI DI TUTTI I LODIGIANI

Da attento stratega dell’informazione quale è, e non potrebbe essere altrimenti considerato il settore professionale in cui opera, Riccardo Cavallero ha pensato bene di ritagliarsi il suo quarto d’ora di celebrità, salendo sul quel carro di auto-flagellati che è ormai la sinistra italiana.

La vicenda, che come era facilmente prevedibile è divenuta materia di scontro politico a livello nazionale, vede protagonista il Sindaco di Lodi, Sara Casanova, accusata di avere introdotto un regolamento per l'accesso ai servizi pre e post scuola che di fatto discriminerebbe le famiglie extra comunitarie.

Certo, magari mi si farà notare che l’ex Direttore Generale di Libri Trade Mondadori, dimissionato da Marina Berlusconi visti i ripetuti bilanci in rosso, non aveva bisogno dello spropositato clamore della vicenda lodigiana per far parlare di sè ma, si sa, di questi tempi è sempre meglio “ esserci “, anche se è un palcoscenico di provincia ad accendere i riflettori.

E poi, diciamola tutta, l’ultima avventura editoriale che lo vede protagonista ( Cavallero è socio fondatore della Casa Editrice SEM) non sta dando i risultati sperati, almeno stando al bilancio del 2017… e allora cosa c’è di meglio di una rinfrescatina alla propria immagine?

Giusto come ha fatto quel signore di Oscar Giannino, vittima della burocrazia di atenei che non volevano rilasciargli attestati di lauree mai conseguiti e, forse per questo, costretto ad inventarseli.

Oppure l’aspirante, già trombato, alla segreteria Pd, sì proprio lui, quel funambolo della politica di Calenda, che iscrittosi al partito due giorni dopo la disfatta del 4 marzo, ha approfittato della vicenda lodigiana per lanciare la sua proposta politica di unione tra liberali e social-democratici contro i nuovi barbari.

Cavallero, glielo assicuro, i Lodigiani non avevano bisogno delle sua letterina da primo della classe, della sua melensa prosa, e ancor di meno del suo ingeneroso e irrispettoso gesto, che non può che toccare la sua, di coscienza.

Angelo Marcotti

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