Vi spiego perché i dominanti vogliono abbattere gli Stati nazionali

Sfociando non già nel comunismo di Marx, bensì nel capitalismo assoluto dell’open society desovranizzata di Popper, l’abbattimento degli Stati sovrani nazionali ad opera dell’Internazionale liberal-finanziaria è emancipativo e progressivo unicamente dal punto di vista del Signore post-borghese: che può, così, intensificare il proprio dominio di classe ai danni del Servo post-proletario privato della sovranità come spazio almeno in parte democratico del controllo politico dell’economia.

Ad oggi, l’Occidente non ha conosciuto altra forma concreta e diffusa di democrazia, per quanto perfettibile e non esente da contraddizioni, che non fosse quella legata all’esperienza dello Stato sovrano nazionale; il cui superamento nel quadro del globalismo assoluto post-1989 corrisponde, per ciò stesso, alla messa in congedo degli ultimi bastioni democratici ad opera del capitale ormai privo di concorrenti, di limiti e di avversari.

Mediante la spoliticizzazione dell’economia e la desovranizzazione del mercato, gli enti finanziari e la crematistica sono sottratti a ogni controllo popolare e democratico, svincolati da ogni dovere e da ogni responsabilità verso qualsivoglia comunità umana, e dunque legittimati a compiere, mediante l’esproprio della sovranità democratica, le tragedie nell’etico ai danni del Servo precarizzato, che in sé unisce il vecchio proletariato e la vecchia borghesia, la middle class dissolta nella nuova pauper class atomizzata.

L’obiettivo del Signore post-borghese, già in larga parte raggiunto, consiste nella disgiunzione del potere dalla politica e, più precisamente, nel trasferimento del potere di governo dai politici ai banchieri, dagli Stati sovrani democratici alle entità private non controllate, né elette. La globalizzazione dei mercati corrisponde a uno spazio di svuotamento integrale della politica e, con essa, della democrazia, e dunque alla nuova forma del dominio dell’élite plutocratica ai danni del Servo disarmato e costretto alla corvèe del lavoro precarizzato, intermittente, non tutelato e mal retribuito .

La lotta di classe è ora gestita univocamente dalla global class plutocratica, post-borghese, post-proletaria e ultra-capitalistica ai danni della pauper class riplebeizzata, essa stessa post-borghese e post-proletaria, privata della vecchia eticità borghese e della vecchia coscienza oppositiva proletaria, della coscienza infelice della borghesia e della coscienza antagonistica del proletariato.

In questo orientamento di transnazionalizzazione dei mercati, in fondo, si condensa il programma internazionalista di liberalizzazioni senza frontiere perseguito dalla nuova Internazionale liberal-finanziaria della global class e della sua distruzione complementare del Servo come soggetto organizzato e oppositivo e di tutti i limiti reali e simbolici in grado di frenare l’estensione illimitata del nichilismo economico .

di Diego Fusaro

Fonte: Diego Fusaro

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