La prima delle cosiddette “fake news” è relativa al presunto complotto internazionale che sarebbe stato ordito dalla Russia di Putin, come ha evidenziato più volte la Stampa di Torino, il quotidiano del clan Agnelli, chiamato in Piemonte non a caso “la busiarda” (“la bugiarda”). L’accusa (infondata), sparata dall’ex vicepresidente Joe Biden, pompata a più riprese anche dal Piddì di Renzi, sosteneva che i servizi segreti del Cremlino, dopo aver favorito la vittoria di Trump alla White House, avrebbero tentato di inquinare nel belpaese prima la consultazione sul referendum costituzionale, e poi le elezioni italiane, appoggiando le forze euroscettiche e anti-sistema per mettere in crisi la stabilità dell’Unione europea. A tutt’oggi, però non è stato prodotto un solo elemento di prova, neanche un banale indizio o conferma. Medesimo discorso per l’epidemia di morbillo, inventata a tavolino dal ministro pro tempore, tale Beatrice Lorenzin, che ha diffuso - urbi et orbi - notizie false tese a spaventare l’opinione pubblica, onde facilitare la vaccinazione obbligatoria di neonati, bambini e adolescenti sani. A ben vedere si tratta di un gravissimo reato penale (per ora impunito) commesso da una carica istituzionale dello Stato.

Un’altra menzogna ancora più inquietante l’ha diffusa la repubblica di Scalfari, diretta da Mario Calabresi (già direttore della Stampa), con l’allarme sul pericolo di una “marea nera” che si sarebbe abbattuta sulla politica italiana. In effetti i partiti neo-fascisti non hanno sfondato, arrestandosi al di sotto della soglia minima del 3 per cento. Il maldestro tentativo di enfatizzare il fenomeno a fini di becera propaganda politica, è stato smentito dal responso delle urne.