Anch'io vorrei non pagare le tasse, come fanno Google e Amazon... ma non posso

Pare non vi siano limiti alla crescita degli utili di Amazon e Google.

Utili da capogiro per Amazon, che sta polverizzando ogni record precedente ( il 26 ottobre per acquistare una azione del colosso delle vendite online occorrevano 1.050 dollari).

Sono necessari più di 1.000 dollari ( 1.025 per la precisione sempre con riferimento alla data del 26/10) per comprare una azione Google. Anche in questo caso siamo di fronte al nuovo massimo storico per il titolo del motore di ricerca più noto al mondo.

Da meravigliarsi?

Non penso proprio!

Se consideriamo, infatti, che queste società fatturano centinaia di miliardi di dollari pagando meno tasse del negozietto di periferia, capirete bene che gli anni a venire saranno caratterizzati, beati loro, da aumenti esponenziali sia di utili che di fatturato e nuovi record faranno sembrare poca cosa le performance di questi giorni.

Amazon e Google rappresentano la prova lampante di quanto l’Unione europea sia una becera buffonata, creata appositamente per impoverire i cittadini onesti ed arricchire a dismisura le grandi corporation.

Amazon al suo arrivo in Europa, per il suo business, scelse come sede (e paradiso) fiscale il Lussemburgo, concordando con l’allora Premier del Granducato una aliquota semplicemente ridicola. Ebbene sapete chi era il Premier lussemburghese che stipulò quell’accordo? Jean Claude Juncker! Sì proprio lui! L’attuale Presidente della Commissione europea. A volte si dice il caso….

Ma ancor di più, però, sono ridicoli i governi di Francia, Spagna, Germania e Italia ( il 90% dell’Ue), che avevano annunciato, in occasione del Consiglio europeo tenutosi a metà settembre a Tallin, la presentazione di un piano per una tassazione comune nell’Ue.

Che fine ha fatto quel piano strategico? Ammesso e non concesso che sia stato mai davvero presentato, sicuramente è andato a finire in qualche cassetto la cui chiave è finita nei cassonetti della spazzatura di Bruxelles.

Allora affidiamoci al Commissario europeo per il Mercato Unico Digitale, l‘estone Andrus Ansip, con alle spalle una lunga e non sempre lineare militanza politica nel proprio Paese ( fu costretto alle dimissioni da Premier), approdato nel 2014 in quel cimitero di elefanti che ormai è diventata Bruxelles.

Ebbene, seguitemi, quella che dovrebbe essere una delle prassi più semplici al mondo, ossia far pagare le tasse a questi colossi del web  nello stesso modo in cui le paghiamo noi, normali cittadini, per Ansip assurge a “ … una questione di non facile soluzione”.

E perché????

A me pare talmente banale, tutte le aziende al mondo pagano le tasse, dove sta la difficoltà nel farle pagare anche ad Amazon & Co.?

Ansip stupisce ulteriormente: “… Dobbiamo stare molto attenti sul tipo di proposta Ue da avanzare sulla web tax, perché non è facile trovare una soluzione che non danneggi le imprese. Ma ci stiamo lavorando”.

Ma cosa sta farfugliando?

Insomma il Sig. Ansip ci sta dicendo che si trova in difficoltà perché ha paura di danneggiare questi super-colossi che collezionano profitti miliardari, facendo loro pagare le tasse???

Ma sta scherzando o ci sta prendendo per il culo?

Vi do un dato su cui riflettere: nel 2016 Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Twitter e Tripadvisor, complessivamente, hanno pagato in Italia meno tasse della sola Piaggio.

E adesso una domanda: sapete a quanto ammontano le tasse non riscosse da Google e Facebook nei soli tre anni ( dal 2013 al 2015) quando Presidente del Consiglio era il nostro Matteo Renzi ?

A 919 milioni di euro!!!

Già, poi i nostri governi fanno la lotta all’evasione martoriando i piccoli commercianti che annaspano per arrivare a fine mese!!!

Auguri.

Angelo Marcotti

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