22 ottobre: la Lombardia vota per una maggiore autonomia - L'opinione di Alessandro Mostallino

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Siamo prossimi al 22 ottobre, momento importante per i cittadini lombardi, chiamati ad esprimersi con referendum consultivo su una maggiore autonomia della Regione nei confronti di Roma. Lo stesso faranno i Veneti. Cominciamo a familiarizzare con un concetto: con un Sì o con un No ci diremo favorevoli o meno all'avvio di un negoziato con il Governo centrale, per l’attribuzione di maggiori competenze e risorse finanziarie. Non si parla, dunque, né di secessione, né di indipendenza; la procedura è disciplinata dalla Costituzione stessa all'articolo 116.

Sappiamo per quali materie potrebbe essere riconosciuta competenza regionale, (materie elencate all’art. 117 co. 2,3 Cost.), non l’ammontare delle risorse aggiuntive riconosciute alla Lombardia. L’esito dell’eventuale negoziato, infatti, dovrebbe passare al vaglio di Camera e Senato ed essere approvato a maggioranza assoluta dei loro componenti.
Quali le ragioni di questo referendum? Ne citiamo almeno tre. In primis, il fatto che solo un consenso popolare ampio darebbe forza alla domanda di maggiore autonomia, più di quella riconosciuta in passate e fallimentari trattative, condotte senza un diretto sostegno popolare. In secondo luogo, qualunque maggioranza governerà la Lombardia, non potrebbe più fare passi indietro, e così Roma. Da ultimo, coinvolgimento e partecipazione sono principi indefettibili nel pensiero e nell’azione del M5S.

E proprio grazie al contributo 5S lombardo si è reso possibile questo referendum, riconducendolo nell’alveo della Costituzione, stoppando la pretesa incostituzionale ed irrealistica di un referendum per una Lombardia a statuto speciale, come voluto dalla Lega Nord. Quanto al merito del referendum, poi, si ricordi che le maggiori risorse per la Regione Lombardia, essendo parte di quanto già oggi versato a Roma in forma di tasse, non sarebbero sottratte ad altre Regioni.

Si chiede, dunque, di poter spendere direttamente i propri soldi, più celermente e meglio, conoscendo il territorio. E maggiore responsabilità finanziaria non comporterebbe soltanto accresciuta responsabilità di fronte ai propri elettori, ma anche presupposto materiale per una più forte crescita economica ed occupazionale, a beneficio della Lombardia (il cui PIL è circa il 22% di quello nazionale) e dell’intero Paese. Ed in tale ottica, l’originale proposta del quesito referendario pentastellato chiedeva maggiori competenze e risorse (circa 8 miliardi di euro) fondamentali per lo sviluppo, quali quelle relative all’istruzione, alla ricerca scientifica e tecnologica nonché all’innovazione per i settori produttivi. Dunque, non lasciamo ad altri il futuro che noi possiamo scegliere.

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