Il tracollo della sinistra lodigiana

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

A ben vedere il peggior lascito dei vent’anni a guida “ sinistra- sinistra” , “ sinistra- centro”, “ centro- sinistra” e simili a Lodi è quell’evidente vuoto di idee/ proposte che pare essere elemento unificante dei giovani democratici. Messi in castigo con l’ultima tornata elettorale, annaspano nei banchi dell’opposizione o marcano il territorio dei social, incapaci di elaborare un valido progetto politico,  alternativo a quello che i Lodigiani hanno bocciato lo scorso giugno.

Per storia, cultura, abitudini, frequentazioni,  i giovani democratici  non hanno la minima idea di che cosa sia il popolo e la sua complessa stratificazione sociale. Scambiano i bisogni per capricci, confondono le proprie abitudini per virtù civiche.

Arrivano per lo più dal mondo delle professioni, culturalmente si beano di appartenere  a quella schiera di “ illuminati” progressisti,  espressione di quella “ società civile” che ha responsabilità da vendere nel declino del nostro Paese. È l'ennesimo paradosso di un partito che continua a travestirsi da ancella degli umili e dei diseredati, nemica dei privilegi e delle ricchezze. Degli altri, è il caso di dire.

Ci siamo capiti.

Quelli che pensano che sia sufficiente inforcare una bicicletta per risolvere il problema dell’inquinamento e del traffico, organizzare una marcia per fare trionfare la pace, cantare “ Imagine” per risolvere i problemi dell’immigrazione. Farebbero tenerezza se non fosse per  un minimo comune denominatore che li contraddistingue: la loro supponenza. Sempre convinti di sé, pontificano con quell'aria di superiorità soddisfatta di chi non dubita mai di quanto dice o scrive, anzi addirittura si adombra se qualcuno dissente o, magari, fa osservare, forse, che stanno sbagliando.  

Una incontenibile verbosità è caratteristica peculiare del loro modo di confrontarsi. E’ questa figlia  di quel progressismo arcaico di cui la sinistra ha finito col farsi portatrice e a Lodi caratterizza la segreteria cittadina e il suo segretario,  al quale sembra stare molto più a cuore lo “ sfratto” di una associazione finora ospitata a canone zero al Broletto che le migliaia di famiglie che silenziosamente in questi anni hanno dovuto vivere l’incubo  di sfratti reali.

Parole, parole, parole, di chi ha promesso per anni il cambiamento e alla fine ha pensato che per mantenersi a galla e preservare la propria rendita politica  bastava favorire una pura e semplice conservazione,  infiocchettata di moralismo e di politicamente corretto.

E così, mentre le loro giunte si susseguivano a ritmo frenetico ed anziché tramandarsi gestioni virtuose lasciavano in eredità buchi di bilancio e un lento quanto inarrestabile disagio sociale andava crescendo, questi giovani democratici, cosa facevano?

Mai una critica, un atto di dissenso nei confronti di chi li stava portando al fallimento. Anzi, da parte loro, un’incontenibile voglia di adeguarsi, nonostante gli scandali, le crisi, i rimpasti, con l'aggravante della presunzione di chi, proprio perché pensa di essere depositario  di quell’Italia pulita, avanzata, laica, democratica, antifascista ed ora anche inclusiva,  si ritiene immune dalle critiche.

Il popolo, invece, è “  incazzato”. Diminuiscono i servizi, chiudono gli esercizi commerciali, e sempre più una massa di nuovi poveri costruisce la propria casa di cartone sotto i cavalcavia della tangenziale,  negli androni di stabili ormai lasciati all’incuria e all’abbandono. Il centro storico si svuota di gente e merci. Nei quartieri e nei parchi di periferia  il degrado avanza e la micro-criminalità si fa sempre più violenta.

Una situazione preoccupante, certo, e giusto per testimoniare il loro impegno civile e politico la “ cantera” democratica locale  non mancherà alla manifestazione a sostegno dello  Ius Soli e  alla prossima marcia della pace.

Amen!

Angelo Marcotti

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