Il Tibet al tempo del Dalai Lama

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Nel Tibet dominato dal Dalai Lama, il potere politico ed il potere religioso erano riuniti in un’unica autorità governativa, diretta emanazione della Divinità.

A governare era una casta sacerdotale ed un sovrano (Dalai Lama) considerato come il rappresentante di Dio sulla Terra o meglio, come l'incarnazione del Dio stesso.

Il Tibet si trovava in una sorta di medioevo feudale, dove il potere sacerdotale era completamente corrotto sul piano politico e assolutamente incapace su quello economico. Ciò implicava il totale ristagno dell'economia e un livello di povertà della popolazione difficilmente riscontrabile in altre parti del mondo. A tutto ciò si andava ad aggiungere una spaventosa arretratezza culturale.

I dignitari, i nobili, i signori e l'alto clero, meno del 5% di tutta la popolazione, erano proprietari di terre, pascoli e foreste e di quasi tutto il bestiame. Opprimevano ferocemente gli schiavi e i servi che rappresentavano il 95% della popolazione.

Il popolo era sottoposto a sofferenze intollerabili, viveva in condizioni di estrema povertà per le esorbitanti tasse e imposte, e come non bastasse i dignitari infliggevano a chi osava ribellarsi torture e atroci supplizi.

I diritti umani erano prerogativa esclusiva della casta privilegiata. I proprietari dei servi e degli schiavi avevano il diritto di affittarli, prestarli, venderli, regalarli o addirittura ipotecarli al gioco.

Le pagine della storia ci raccontano di quale natura orribile e odiosa fosse quel modello di società, feudale e schiavista, in cui i più elementari diritti dell'uomo erano calpestati da una ristretta casta di eletti che perseguiva soltanto l'arricchimento personale a scapito di tutta la popolazione.

Questa intollerabile vergogna ha termine nel 1951, con la liberazione del Tibet da parte dell'esercito cinese ed il ritorno di questa regione in seno alla grande Cina. Con il 1959, l'anno delle grandi riforme e dei primi investimenti in quella che è ormai diventata la regione autonoma del Tibet, inizia un periodo di grandi cambiamenti che vanno a toccare tutti gli aspetti della vita sociale.

L'industria, l'agricoltura e l'allevamento sono sviluppati attraverso piani finanziati dal governo di Pechino, ed è reso totalmente gratuito alla popolazione l'accesso a servizi fondamentali quali l'istruzione e la sanità. E' inutile sottolineare i sensibili miglioramenti del tenore di vita dei Tibetani, che si lasciano così alle spalle l'oscurantismo politico religioso di quella casta di dignitari guidata dal Dalai Lama.

Con l'inizio del nuovo secolo, lo sviluppo economico e sociale del Tibet ha conosciuto una crescita senza precedenti. Il prodotto interno lordo della regione autonoma ha superato i 30 miliardi di yuans, mentre il PIL pro capite è di 12.000 yuans. La crescita economica tibetana è superiore alla media nazionale cinese ed oggi il Tibet, con la sua produzione di cereali e l'allevamento di carni, è in grado di soddisfare la propria domanda interna.

Il grande cambiamento avvenuto in questa regione ricorda al mondo che l'abolizione del regime di sovranità del Dalai Lama, che accentrava nella sua persona il potere politico e religioso in un sistema sociale di tipo feudale e schiavista, e la conseguente applicazione del sistema d'autonomia costituisce la condizione essenziale che permette al Tibet di vivere oggi un grande cambiamento ed un considerevole sviluppo sul piano economico e sociale.

Traduzione e revisione testo Angelo Marcotti