La balla dei lavori che gli Italiani non vogliono più fare

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

Da anni ormai si cerca di fare passare il messaggio che gli Italiani svolgono lavori prestigiosi e ben remunerati, e che gli immigrati, poveretti, sono chiamati a svolgere i lavori più “ umili” , “ dequalificanti “, “ avvilenti ”, insomma, quelli che un Italiano ormai “ orgogliosamente”  rifiuta.


Non è proprio così in un Paese con 3 milioni di disoccupati “ ufficiali” e non si sa quanti milioni di sottoccupati, inoccupati, inattivi. In un Paese in cui la globalizzazione economica costringe le imprese a ridurre all’osso le spese per il personale, per non perdere quel minimo di ossigeno vitale che fa sopravvivere, tirare avanti ed evitare di abbassare la saracinesca.


Così non è, ma se anche così fosse, l’unica conclusione logica che se ne potrebbe trarre è che gli immigrati vanno a fare concorrenza ai nostri “ ultimi”, ai più poveri, ai più indifesi, a quegli Italiani le cui condizioni miserevoli non riescono proprio  a toccare le corde di quella sensibilità a senso unico smerciata a chilo dalla stampa allineata e nei salotti televisivi dai buonisti con l’erre moscia.
Naturalmente, la storiella buonista mal si concilia con le statistiche. E non solo quelle relative alla disoccupazione, ma anche quelle della emigrazione nostrana  verso i paesi stranieri, che, come saprete, ha visto negli ultimi anni mezzo milione i giovani italiani, il più delle volte con qualche laurea in tasca, andare a cercare lavoro oltre confine.


E invece no. Sono lì, imperterriti, i nostri cervelloni con le Hogan ai piedi a pontificare in tv compiacendosi dei contributi che i “ lavoratori stranieri” versano nelle casse dell’INPS, sui benefici demografici di questa folle invasione, visto che gli Italiani anche quello sono restii a fare. Nessuno di questi cervelloni terzomondisti si è mai chiesto perché mai gli stessi contributi non potrebbero essere versati da giovani Italiani, solo che avessero la fortuna di vivere in un Paese normale, di poter lavorare in un Paese normale, senza essere costretti a emigrare e magari andare a morire  tra le fiamme di un grattacielo londinese.

( A.M.)
 

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